ENCICLOPEDIA DELLA LETTERATURA
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[modifica] Dal testo all'opera
Ogni enunciato espresso in una lingua costituisce un testo. La tipologia dei testi dà luogo, all'interno di questa generica definizione, ad un universo sterminato che poco successo ha avuto finora ogni tentativo di classificare ed ordinare. Tuttavia, alcuni schemi codificati da tradizioni millenarie permettono di riconoscere, tra essi, alcune grandi categorie di riferimento il cui uso non può più essere discusso.
Fra queste, domina sicuramente la categoria
dei "testi letterari", utilizzata per
indicare quegli enunciati nei quali domina
esplicitamente l'intenzione "letteraria"
- e non "tecnica", o "giuridica" o
"filosofica".
In seconda istanza, dalla immensa produzione dei
"testi letterari" può essere estrapolata
un'ulteriore categoria di "testi" che si
distinguono per alcune proprietà, di forma e di
sostanza, ai quali la tradizione ha assegnato il
nome di "opere letterarie" - diverse
dalla "saggistica", o dalla
"pubblicistica".
Secondo la definizione datane da Alberto Asor Rosa (Torino 1992), un'"opera letteraria" si riconosce sulla base di tre assunti:
- In primo luogo, essa è un testo che si distingue dagli altri per una tradizione consolidata nel tempo, per un lungo, ripetuto e autorevole riconoscimento
- In secondo luogo, all'idea di Opera è connesso un elemento di progettualità, l'intenzione da parte dell'autore di costruire qualcosa che corrisponda a un disegno definito, un prodotto la cui definizione sottintenda una tecnica e uno scopo;
- In terzo luogo, per definire un'Opera è necessario riconoscere in essa uno stile, ovvero un'identità sua propria sia linguistica che formale, tale da renderla originale, distinguibile e irripetibile.
[modifica] Dall'opera al classico
Scrive Asor Rosa: «I "classici" sono "opere"
di particolare valore o, come io preferisco
dire, dotate di un livello molto elevato di
identità. Se facciamo una "scelta di opere" e le
segnaliamo per la loro significatività, facciamo
qualcosa che assomiglia molto a un "canone dei
classici"».
Alla luce di questa definizione, la possibilità
stessa di costituire un "Canone delle opere
letterarie" dipende in primo luogo dal
riconoscimento di un particolare Testo come
"classico". Il concetto di "classicità" è a
sua volta qualcosa di estremamente problematico,
ed implica almeno un'idea di primato, di
autorità, primato ed autorità comunque legati al
comune consenso dei lettori.
Il "Canone dei classici" è dunque un elenco di Opere che rispondono a riconosciuti criteri distintivi; e, com'è comprensibile, tali criteri possono mutare nel tempo.
[modifica] Per una classificazione dei classici
Una prima variabile imprescindibile nella
determinazione di un "Canone dei classici"
è il riconoscimento di un qualche "codice
genetico nazionale".
Naturalmente anche questa è una scelta,
condizionata da una lunga tradizione storica
improntata su valori ben riconoscibili.
Qualunque attuale classificazione delle
"opere letterarie" non può fare a meno,
infatti, della distinzione ottocentesca tra
identità linguistiche "nazionali"; si
pone pertanto, ancor prima di un "Canone dei
classici", la necessità di un "Canone
delle storie delle letterature" ritagliato
sulla cultura nazionalistica dell'Ottocento:
la
Storia della letteratura italiana, o
francese, o tedesca, e così via.
Ma come sopra è stato detto, questo criterio
ha una ragione storica che può mutare col mutare
della
filosofia della storia; per cui non è
irragionevole immaginare, in tempi di
unificazione europea, un "Canone delle storie
delle letterature" che contempli una
Storia della letteratura europea accanto a
una Letteratura nord e sud americana, e
così via.
Ma stando le cose come stanno, per ragioni di
praticabilità e di chiarezza, il taglio
linguistico "nazionale" costituisce
ancora un criterio ampiamente legittimo e
riconoscibile di identificazione delle Opere che
possono entrare in un particolare elenco
distintivo - o Canone.
[modifica] Il Canone dei classici della letteratura italiana
[modifica] La datazione
Il riconoscimento di un Canone della
letteratura nazionale, in quanto processo
tassonomico di carattere storico-cronologico, ha
bisogno di due punti "cartesiani" discriminanti:
una data di inizio e una conclusiva. Per quanto
banale possa sembrare la questione, basta
sfogliare alcune delle più importanti opere
storiografiche degli ultimi decenni per rendersi
conto che il problema esiste e che, come per
tutte le questioni interpretative, la scelte
possono essere molteplici.
Ad esempio, la grande Storia della
letteratura italiana di
Natalino Sapegno edita da Garzanti negli
anni Sessanta partiva niente meno che dalla
crisi dell'Impero
romano e dalla oscura
Appendix Probi del
I secolo dopo Cristo; mentre l'immensa
storia antologica curata da
Carlo Muscetta per l'editore
Laterza negli
anni Settanta datava le origini della
letteratura italiana dall'opera di
Boesio, nel
VI secolo dopo Cristo.
Si trattava ovviamente di scelte legate alla straordinaria influenza degli studi di filologia romanza inaugurati da Erich Auerbach e radicatisi con positivi effetti di rinnovamento negli ambienti accademici italiani. Più "ragionevole", se così è lecito dire, appare la scelta dell'ultima grande opera storiografica edita da Einaudi nei primi anni Novanta e curata da Alberto Asor Rosa - la Letteratura italiana; qui per la prima volta è esplicitata la discriminante classificatoria di un Canone delle Opere, e la sua "inizializzazione" viene a coincidere con un'idea di classicità più "regionale" e meno "umanistica": il Cantico di Frate Sole di San Francesco d'Assisi.
Dunque, il problema della datazione e delle norme stilistiche è il problema di ogni canone di carattere storico-critico, e la sua soluzione non può dipendere da criteri oggettivi di tipo materiale (la lingua italiana come criterio di base è infatti terreno molto scivoloso, sia perché è difficile datare la nascita di un volgare italiano effettivo, sia perché la storia della lingua italiana è anche, e forse soprattutto, una storia di dialetti).
Meno difficile può sembrare il problema di dove concludere, e oggi più che mai, alle soglie di un nuovo secolo e avendo quindi a disposizione una data "canonica" quasi inoppugnabile: il 1999. Ma è ovvio che ciò banalizza la discussione, se non fosse per il fatto che gli "anni ‘90" possono costituire, semplificando molto, un discrimine materiale per il reperimento di alcune Opere di riferimento. In quest'ottica, se Asor Rosa chiude la sua lista con il Calvino di "Le città invisibili", la nostra ricerca non può che estendersi dopo quel titolo e quell'autore alla ricerca di un nuovo "Maestro di stile" di cui si possa già avere "memoria storica" (forse la narrativa post-moderna di Umberto Eco?)
[modifica] Sistematica
La storia della letteratura italiana non si presenta come un percorso coerente e lineare, poiché naturalmente risente delle complesse vicende politiche della Penisola. La scelta dei Classici deve quindi tenere conto di alcune linee di frattura che rendono inutile la ricerca di criteri linguistici, stilistici e formali che abbiano resistito per ben sette secoli. Razionalizzando il più possibile i criteri di individuazione, si può provare a sistematizzare il "Canone dei classici" della letteratura italiana in due grandi periodi, che hanno la loro linea di demarcazione nella crisi dell'Umanesimo all'epoca della Riforma cattolica.
[modifica] Le radici della letteratura italiana: la lingua, l'eros, l'auctoritas
Una prima sezione del Canone dei classici appare dominata da ben precisi stilemi e valori: la lingua (il sistema del toscano come modello di riferimento), l'eros (la dialettica dantesca e petrarchesca tra amore "cristiano" e amore "laico"), l'auctoritas (la stretta e produttiva dipendenza dal modello della latinitas).
«Se le si guarda da questo punto di vista, opere come la Commedia, i Rerum vulgarium fragmenta, il Decameron, il Principe, la Storia d'Italia, l'Orlando innamorato, fino al trionfale tramonto della Città del Sole, del Dialogo sopra i due massimi sistemi e della Istoria del Concilio Tridentino, si riconoscono chiaramente come appartenenti al medesimo contesto culturale, alla medesima sfera di valori formali e stilistici, al medesimo culto di alcuni valori umani fondativi. Questa è la "letteratura italiana" - "italiana" nel senso di schiettamente e radicalmente "italica" - con una fortissima connotazione stilistica e antropologica e un inconfondibile accento linguistico (quello toscano, con i suoi alti derivati)» (Asor Rosa).
[modifica] La crisi di identità culturale e la ri-definizione del sistema
La seconda sezione del Canone comincia con la decadenza politica italiana del Seicento, ed appare molto più incoerente nei suoi punti di riferimento. In un certo senso, i Classici della "modernità" italiana (XVII-XIX secolo) più che da un senso di appartenenza sono animati da una competizione normativa, da una personale ricerca di rifondazione della identità letteraria italiana, che si risolve in un rapporto sempre diverso e sempre precario con i "classici italiani antichi". Non stupisce allora che Asor Rosa collochi in questa seconda sezione del Canone Opere non narrative ma nate per un uso saggistico - la Scienza nova di Vico, la Storia della letteratura italiana di De Sanctis, o le opere critiche di Croce -: «"classici" del nostro modo di intendere i classici» (Asor Rosa).
[modifica] Il problema del Novecento
Fino a una quindicina d'anni fa, ogni
tentativo di stabilire un Canone dei classici
del Novecento era la via più rapida per
scatenare una rissa accademica. Con la fine del
XX secolo si può forse cominciare a pensare
alla possibilità di dare un'identità a questo
momento storico. E ancora una volta, diventa
necessario fare i conti con la "politica".
La spinta creativa che apre la letteratura
italiana del primo Novecento pare essere stata
l'adesione al "sentimento della crisi"
europeo che coinvolge le certezze positiviste ma
anche quelle liberal-borghesi e
social-riformiste. Un "sentimento" che è anche
rottura col Canone della seconda fascia,
spintosi fino a
Myricae e all'Alcyone.
Dunque il
Dino Campana dei
Canti Orfici e il teatro di
Pirandello (alla fine dell'articolo seguirà
l'elenco completo). È il modello dell'anti-eroe
intriso di un pessimismo tutto italiano (o tutto
leopardiano?)
Quello che segue è, ancora oggi, direbbe
Montale "l'aria di vetro" in cui ci
specchiamo; ma tuttavia la forza delle cose ha
decretato una classifica che il tempo non ha
ancora eroso: la dominano, con Montale,
Ungaretti e
Pasolini, esempi forse contraddittori di una
ricerca dell'antico inteso come Opera
organica, come Canzoniere, manifesto
di una vita.
E siamo così all'oggi, che il
Calvino delle Lezioni americane
(1988) ha dispiegato spietatamente ai nostri
occhi. Il "millennio del libro" - come Opus,
operare architettonico dello spirito - è finito;
la nuova tecnologia delle comunicazioni
decostruisce ed emargina il "testo letterario".
«… nelle conferenze di Calvino l'eredità che
egli, consapevolmente, intende lasciare ai
posteri, assume l'aria, più che di un
ottimistico ponte lanciato verso il futuro, di
un bilancio nostalgico e inquieto, di una vera e
propria chiusura d'epoca, venata di pessimismo»
(Asor Rosa).
[modifica] Conclusioni
Friedrich Hegel disse che stendere liste ed elenchi assomiglia sempre al volo crepuscolare della Nottola di Minerva: è un atto dello spirito che chiude, e che certo non apre, ma che tuttavia testimonia anche di una volontà. Malgrado tutte le pretese di scientificità e rigore che le definizioni e le norme avanzano una lista è alla fine una testimonianza d'intenti più che un'interpretazione del passato.
Il Canone dei classici non può essere del tutto lo specchio fedele di ciò che è avvenuto (perché, in fondo, nulla è avvenuto se non la casualità che ha unito alcuni uomini in una comune fatica); esso è prima di tutto una mappa dei valori di riferimento che si sentono, insieme, più vacillanti e più essenziali. I nomi e i titoli di un Canone dei classici sono segnali di un cammino che si vorrebbe ritrovare, più che di un cammino veramente percorso.
E allora è giusto quello che scrive Asor Rosa: nell'epoca della rapidità e della facilità comunicativa, il classico ci insegna la fatica e il tormento di una ricerca del senso. Leggere i classici insegna la fatica e il tormento del sentirsi vicini a loro, dell'immergersi nella loro grandezza. Riconoscere che qualcuno è per noi un classico, è dunque un segno di speranza, è l'ultimo tentativo di opporsi, con una "concentrazione dell'essere" (A.R.) alla "frantumazione del quotidiano" e alla "dispersione intellettuale".
[modifica] I classici della letteratura italiana
[modifica] Il Duecento
- Cantico di Frate Sole di San Francesco d'Assisi
- Canzoniere Vaticano latino 3793
- Tresor di Brunetto Latini
- Novellino (anonimo)
- Milione di Marco Polo
- Rime di Guido Cavalcanti
- Laudi di Jacopone da Todi
- Vita Nuova di Dante Alighieri
[modifica] Il Trecento
- Comedìa di Dante Alighieri
- Cronica delle cose occorrenti né tempi suoi di Dino Compagni
- Secretum meum di Francesco Petrarca
- Rerum vulgarium fragmenta di Francesco Petrarca
- Decameron di Giovanni Boccaccio
- Lettere di Caterina da Siena
[modifica] Il Quattrocento
- Il Paradiso degli Alberti di Giovanni Gherardi da Prato
- Libri de Familia di Leon Battista Alberti
- Elegantiae di Lorenzo Valla
- Italia illustrata di Biondo Flavio
- Carmina di Giovanni Pontano
- Commentarium in Convivium de amore di Marsilio Ficino
- Morgante di Luigi Pulci
- Stanze per la giostra di Angelo Poliziano
- Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo
- Arcadia di Jacopo Sannazzaro
[modifica] Il Cinquecento
- Il Principe di Niccolò Machiavelli
- Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio di Niccolò Machiavelli
- Mandragola di Niccolò Machiavelli
- Baldus di Teofilo Folengo
- Prose della volgar lingua di Pietro Bembo
- Il libro del Cortegiano di Baldassarre Castiglione
- La Moscheta di Angelo Beolco detto Ruzante
- Ricordi di Francesco Guicciardini
- Scritti di Leonardo da Vinci
- Storia d'Italia (Guicciardini) di Francesco Guicciardini
- Satire di Ludovico Ariosto
- Orlando Furioso di Ludovico Ariosto
- Ragionamenti di Pietro Aretino
- La prima veste dei discorsi degli animali di Agnolo Firenzuola
- Rime di Gaspara Stampa
- Rime di Giovanni Della Casa
- Galateo overo de' costumi di Giovanni Della Casa
- Navigationi et Viaggi di Giovanni Battista Ramusio
- Novelle (Bandello) di Matteo Bandello
- La vita di Benvenuto di Giovanni Cellini fiorentino scritta in Firenze di Benvenuto Cellini
- Eneide di Annibal Caro
- Le vite de' più eccellenti pittori, scultori ed architetti di Giorgio Vasari
- Aminta di Torquato Tasso
- Gerusalemme liberata di Torquato Tasso
- La cena de le ceneri di Giordano Bruno
- Il pastor fido di Battista Guarini
[modifica] Il Seicento
- La città del Sole di Tommaso Campanella
- Le sottilissime astuzie di Bertoldo. Le piacevoli e ridicolose simplicità di Bertoldino di Giulio Cesare Croce
- Adone di Giovan Battista Marino
- Istoria del concilio tridentino di Paolo Sarpi
- Lo cunto de li cunti di Giovan Battista Basile
- Dialogo sopra i due massimi sistemi di Galileo Galilei
- Della dissimulazione onesta di Torquato Accetto
- Dell'uomo di lettere difeso ed emendato di Daniello Bartoli
[modifica] Il Settecento
- Rerum Italicarum Scriptores di Ludovico Antonio Muratori
- La clemenza di Tito di Pietro Metastasio
- Principi di scienza nuova di Giambattista Vico
- La locandiera di Carlo Goldoni
- Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria
- L'augellino belverde di Carlo Gozzi
- Storia della letteratura italiana di Girolamo Tiraboschi
- Saul di Vittorio Alfieri
- Il dissoluto punito, o sia Il Don Giovanni di Lorenzo Da Ponte
- Il Giorno di Giuseppe Parini
[modifica] L'Ottocento
- Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799 di Vincenzo Cuoco
- Ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo
- Dei Sepolcri di Ugo Foscolo
- "Iliade" di Omero di Vincenzo Monti
- La Ninetta del Verzee di Carlo Porta
- I sonetti romaneschi di Giuseppe Gioachino Belli
- Zibaldone di pensieri di Giacomo Leopardi
- Operette morali di Giacomo Leopardi
- Canti di Giacomo Leopardi
- I promessi sposi di Alessandro Manzoni
- Le confessioni d'un italiano di Ippolito Nievo
- Storia della letteratura italiana di Francesco De Sanctis
- Rime nuove di Giosuè Carducci
- Odi barbare di Giosuè Carducci
- I Malavoglia di Giovanni Verga
- Le avventure di Pinocchio. Storia d'un burattino di Carlo Collodi
- Cavalleria rusticana di Giovanni Verga
- Cuore di Edmondo De Amicis
- Il piacere di Gabriele D'Annunzio
- Myricae di Giovanni Pascoli
[modifica] Il Novecento
- Estetica di Benedetto Croce
- Alcyone di Gabriele d'Annunzio
- Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello
- Una donna di Sibilla Aleramo
- I colloqui di Guido Gozzano
- Manifesto tecnico della letteratura futurista di Filippo Tommaso Marinetti
- Il mio Carso di Scipio Slataper
- Frammenti lirici di Clemente Rebora
- La Persuasione e la Rettorica di Carlo Michelstaedter
- Canti Orfici di Dino Campana
- Esame di coscienza di un letterato di Renato Serra
- Vita d'un Uomo di Giuseppe Ungaretti
- Sei personaggi in cerca d'autore di Luigi Pirandello
- Canzoniere di Umberto Saba
- Il podere di Federigo Tozzi
- La coscienza di Zeno di Italo Svevo
- Ossi di seppia di Eugenio Montale
- Gli indifferenti di Alberto Moravia
- Natale in casa Cupiello di Eduardo De Filippo
- Officina ferrarese di Roberto Longhi
- Sorelle Materassi di Aldo Palazzeschi
- Racconti di Romano Bilenchi
- Cortile a Cleopatra di Fausta Cialente
- Nessuno torna indietro di Alba de Céspedes
- Un anno sull'Altipiano di Emilio Lussu
- La cognizione del dolore di Carlo Emilio Gadda
- Esercizi di lettura di Gianfranco Contini
- Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini
- Le due zittelle di Tommaso Landolfi
- Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi
- Se questo è un uomo di Primo Levi
- Cronache di poveri amanti di Vasco Pratolini
- La ragazza di Bube (romanzo) di Carlo Cassola
- Diario d'Algeria di Vittorio Sereni
- Quaderni dal carcere di Antonio Gramsci
- La luna e i falò di Cesare Pavese
- Le ceneri di Gramsci di Pier Paolo Pasolini
- L'isola di Arturo di Elsa Morante
- Il seme del piangere di Giorgio Caproni
- Memoriale di Paolo Volponi
- Lessico famigliare di Natalia Ginzburg
- Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio
- Le città invisibili di Italo Calvino
- Il nome della rosa di Umberto Eco
- Nuove paginette di Antonio Pizzuto
- Hilarotragoedia di Giorgio Manganelli
- Orcynus Orca di Stefano D'Arrigo






