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Articolo disponibile nel rispetto dei termini della
GNU Free Documentation License e tratto da:

http://it.wikipedia.org/wiki/Canone_dei_classici_della_letteratura


ENCICLOPEDIA DELLA LETTERATURA

Il "Canone dei classici" è un elenco di opere che rispondono a riconosciuti criteri di distinzione rispetto alla sterminata messe di produzione scritta.

Indice

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[modifica] Dal testo all'opera

Ogni enunciato espresso in una lingua costituisce un testo. La tipologia dei testi dà luogo, all'interno di questa generica definizione, ad un universo sterminato che poco successo ha avuto finora ogni tentativo di classificare ed ordinare. Tuttavia, alcuni schemi codificati da tradizioni millenarie permettono di riconoscere, tra essi, alcune grandi categorie di riferimento il cui uso non può più essere discusso.

Fra queste, domina sicuramente la categoria dei "testi letterari", utilizzata per indicare quegli enunciati nei quali domina esplicitamente l'intenzione "letteraria" - e non "tecnica", o "giuridica" o "filosofica".
In seconda istanza, dalla immensa produzione dei "testi letterari" può essere estrapolata un'ulteriore categoria di "testi" che si distinguono per alcune proprietà, di forma e di sostanza, ai quali la tradizione ha assegnato il nome di "opere letterarie" - diverse dalla "saggistica", o dalla "pubblicistica".

Secondo la definizione datane da Alberto Asor Rosa (Torino 1992), un'"opera letteraria" si riconosce sulla base di tre assunti:

  1. In primo luogo, essa è un testo che si distingue dagli altri per una tradizione consolidata nel tempo, per un lungo, ripetuto e autorevole riconoscimento
  2. In secondo luogo, all'idea di Opera è connesso un elemento di progettualità, l'intenzione da parte dell'autore di costruire qualcosa che corrisponda a un disegno definito, un prodotto la cui definizione sottintenda una tecnica e uno scopo;
  3. In terzo luogo, per definire un'Opera è necessario riconoscere in essa uno stile, ovvero un'identità sua propria sia linguistica che formale, tale da renderla originale, distinguibile e irripetibile.

[modifica] Dall'opera al classico

Scrive Asor Rosa: «I "classici" sono "opere" di particolare valore o, come io preferisco dire, dotate di un livello molto elevato di identità. Se facciamo una "scelta di opere" e le segnaliamo per la loro significatività, facciamo qualcosa che assomiglia molto a un "canone dei classici"».
Alla luce di questa definizione, la possibilità stessa di costituire un "Canone delle opere letterarie" dipende in primo luogo dal riconoscimento di un particolare Testo come "classico". Il concetto di "classicità" è a sua volta qualcosa di estremamente problematico, ed implica almeno un'idea di primato, di autorità, primato ed autorità comunque legati al comune consenso dei lettori.
 

Il "Canone dei classici" è dunque un elenco di Opere che rispondono a riconosciuti criteri distintivi; e, com'è comprensibile, tali criteri possono mutare nel tempo.

[modifica] Per una classificazione dei classici

Una prima variabile imprescindibile nella determinazione di un "Canone dei classici" è il riconoscimento di un qualche "codice genetico nazionale".
Naturalmente anche questa è una scelta, condizionata da una lunga tradizione storica improntata su valori ben riconoscibili. Qualunque attuale classificazione delle "opere letterarie" non può fare a meno, infatti, della distinzione ottocentesca tra identità linguistiche "nazionali"; si pone pertanto, ancor prima di un "Canone dei classici", la necessità di un "Canone delle storie delle letterature" ritagliato sulla cultura nazionalistica dell'Ottocento: la Storia della letteratura italiana, o francese, o tedesca, e così via.

Ma come sopra è stato detto, questo criterio ha una ragione storica che può mutare col mutare della filosofia della storia; per cui non è irragionevole immaginare, in tempi di unificazione europea, un "Canone delle storie delle letterature" che contempli una Storia della letteratura europea accanto a una Letteratura nord e sud americana, e così via.
Ma stando le cose come stanno, per ragioni di praticabilità e di chiarezza, il taglio linguistico "nazionale" costituisce ancora un criterio ampiamente legittimo e riconoscibile di identificazione delle Opere che possono entrare in un particolare elenco distintivo - o Canone.

[modifica] Il Canone dei classici della letteratura italiana

[modifica] La datazione

Il riconoscimento di un Canone della letteratura nazionale, in quanto processo tassonomico di carattere storico-cronologico, ha bisogno di due punti "cartesiani" discriminanti: una data di inizio e una conclusiva. Per quanto banale possa sembrare la questione, basta sfogliare alcune delle più importanti opere storiografiche degli ultimi decenni per rendersi conto che il problema esiste e che, come per tutte le questioni interpretative, la scelte possono essere molteplici.
Ad esempio, la grande Storia della letteratura italiana di Natalino Sapegno edita da Garzanti negli anni Sessanta partiva niente meno che dalla crisi dell'Impero romano e dalla oscura Appendix Probi del I secolo dopo Cristo; mentre l'immensa storia antologica curata da Carlo Muscetta per l'editore Laterza negli anni Settanta datava le origini della letteratura italiana dall'opera di Boesio, nel VI secolo dopo Cristo.

Si trattava ovviamente di scelte legate alla straordinaria influenza degli studi di filologia romanza inaugurati da Erich Auerbach e radicatisi con positivi effetti di rinnovamento negli ambienti accademici italiani. Più "ragionevole", se così è lecito dire, appare la scelta dell'ultima grande opera storiografica edita da Einaudi nei primi anni Novanta e curata da Alberto Asor Rosa - la Letteratura italiana; qui per la prima volta è esplicitata la discriminante classificatoria di un Canone delle Opere, e la sua "inizializzazione" viene a coincidere con un'idea di classicità più "regionale" e meno "umanistica": il Cantico di Frate Sole di San Francesco d'Assisi.

Dunque, il problema della datazione e delle norme stilistiche è il problema di ogni canone di carattere storico-critico, e la sua soluzione non può dipendere da criteri oggettivi di tipo materiale (la lingua italiana come criterio di base è infatti terreno molto scivoloso, sia perché è difficile datare la nascita di un volgare italiano effettivo, sia perché la storia della lingua italiana è anche, e forse soprattutto, una storia di dialetti).

Meno difficile può sembrare il problema di dove concludere, e oggi più che mai, alle soglie di un nuovo secolo e avendo quindi a disposizione una data "canonica" quasi inoppugnabile: il 1999. Ma è ovvio che ciò banalizza la discussione, se non fosse per il fatto che gli "anni ‘90" possono costituire, semplificando molto, un discrimine materiale per il reperimento di alcune Opere di riferimento. In quest'ottica, se Asor Rosa chiude la sua lista con il Calvino di "Le città invisibili", la nostra ricerca non può che estendersi dopo quel titolo e quell'autore alla ricerca di un nuovo "Maestro di stile" di cui si possa già avere "memoria storica" (forse la narrativa post-moderna di Umberto Eco?)

[modifica] Sistematica

La storia della letteratura italiana non si presenta come un percorso coerente e lineare, poiché naturalmente risente delle complesse vicende politiche della Penisola. La scelta dei Classici deve quindi tenere conto di alcune linee di frattura che rendono inutile la ricerca di criteri linguistici, stilistici e formali che abbiano resistito per ben sette secoli. Razionalizzando il più possibile i criteri di individuazione, si può provare a sistematizzare il "Canone dei classici" della letteratura italiana in due grandi periodi, che hanno la loro linea di demarcazione nella crisi dell'Umanesimo all'epoca della Riforma cattolica.

[modifica] Le radici della letteratura italiana: la lingua, l'eros, l'auctoritas

Una prima sezione del Canone dei classici appare dominata da ben precisi stilemi e valori: la lingua (il sistema del toscano come modello di riferimento), l'eros (la dialettica dantesca e petrarchesca tra amore "cristiano" e amore "laico"), l'auctoritas (la stretta e produttiva dipendenza dal modello della latinitas).

«Se le si guarda da questo punto di vista, opere come la Commedia, i Rerum vulgarium fragmenta, il Decameron, il Principe, la Storia d'Italia, l'Orlando innamorato, fino al trionfale tramonto della Città del Sole, del Dialogo sopra i due massimi sistemi e della Istoria del Concilio Tridentino, si riconoscono chiaramente come appartenenti al medesimo contesto culturale, alla medesima sfera di valori formali e stilistici, al medesimo culto di alcuni valori umani fondativi. Questa è la "letteratura italiana" - "italiana" nel senso di schiettamente e radicalmente "italica" - con una fortissima connotazione stilistica e antropologica e un inconfondibile accento linguistico (quello toscano, con i suoi alti derivati)» (Asor Rosa).

[modifica] La crisi di identità culturale e la ri-definizione del sistema

La seconda sezione del Canone comincia con la decadenza politica italiana del Seicento, ed appare molto più incoerente nei suoi punti di riferimento. In un certo senso, i Classici della "modernità" italiana (XVII-XIX secolo) più che da un senso di appartenenza sono animati da una competizione normativa, da una personale ricerca di rifondazione della identità letteraria italiana, che si risolve in un rapporto sempre diverso e sempre precario con i "classici italiani antichi". Non stupisce allora che Asor Rosa collochi in questa seconda sezione del Canone Opere non narrative ma nate per un uso saggistico - la Scienza nova di Vico, la Storia della letteratura italiana di De Sanctis, o le opere critiche di Croce -: «"classici" del nostro modo di intendere i classici» (Asor Rosa).

[modifica] Il problema del Novecento

Fino a una quindicina d'anni fa, ogni tentativo di stabilire un Canone dei classici del Novecento era la via più rapida per scatenare una rissa accademica. Con la fine del XX secolo si può forse cominciare a pensare alla possibilità di dare un'identità a questo momento storico. E ancora una volta, diventa necessario fare i conti con la "politica".
La spinta creativa che apre la letteratura italiana del primo Novecento pare essere stata l'adesione al "sentimento della crisi" europeo che coinvolge le certezze positiviste ma anche quelle liberal-borghesi e social-riformiste. Un "sentimento" che è anche rottura col Canone della seconda fascia, spintosi fino a Myricae e all'Alcyone. Dunque il Dino Campana dei Canti Orfici e il teatro di Pirandello (alla fine dell'articolo seguirà l'elenco completo). È il modello dell'anti-eroe intriso di un pessimismo tutto italiano (o tutto leopardiano?)

Quello che segue è, ancora oggi, direbbe Montale "l'aria di vetro" in cui ci specchiamo; ma tuttavia la forza delle cose ha decretato una classifica che il tempo non ha ancora eroso: la dominano, con Montale, Ungaretti e Pasolini, esempi forse contraddittori di una ricerca dell'antico inteso come Opera organica, come Canzoniere, manifesto di una vita.
E siamo così all'oggi, che il Calvino delle Lezioni americane (1988) ha dispiegato spietatamente ai nostri occhi. Il "millennio del libro" - come Opus, operare architettonico dello spirito - è finito; la nuova tecnologia delle comunicazioni decostruisce ed emargina il "testo letterario". «… nelle conferenze di Calvino l'eredità che egli, consapevolmente, intende lasciare ai posteri, assume l'aria, più che di un ottimistico ponte lanciato verso il futuro, di un bilancio nostalgico e inquieto, di una vera e propria chiusura d'epoca, venata di pessimismo» (Asor Rosa).

[modifica] Conclusioni

Friedrich Hegel disse che stendere liste ed elenchi assomiglia sempre al volo crepuscolare della Nottola di Minerva: è un atto dello spirito che chiude, e che certo non apre, ma che tuttavia testimonia anche di una volontà. Malgrado tutte le pretese di scientificità e rigore che le definizioni e le norme avanzano una lista è alla fine una testimonianza d'intenti più che un'interpretazione del passato.

Il Canone dei classici non può essere del tutto lo specchio fedele di ciò che è avvenuto (perché, in fondo, nulla è avvenuto se non la casualità che ha unito alcuni uomini in una comune fatica); esso è prima di tutto una mappa dei valori di riferimento che si sentono, insieme, più vacillanti e più essenziali. I nomi e i titoli di un Canone dei classici sono segnali di un cammino che si vorrebbe ritrovare, più che di un cammino veramente percorso.

E allora è giusto quello che scrive Asor Rosa: nell'epoca della rapidità e della facilità comunicativa, il classico ci insegna la fatica e il tormento di una ricerca del senso. Leggere i classici insegna la fatica e il tormento del sentirsi vicini a loro, dell'immergersi nella loro grandezza. Riconoscere che qualcuno è per noi un classico, è dunque un segno di speranza, è l'ultimo tentativo di opporsi, con una "concentrazione dell'essere" (A.R.) alla "frantumazione del quotidiano" e alla "dispersione intellettuale".

[modifica] I classici della letteratura italiana

[modifica] Il Duecento

[modifica] Il Trecento

[modifica] Il Quattrocento

[modifica] Il Cinquecento

[modifica] Il Seicento

[modifica] Il Settecento

[modifica] L'Ottocento

[modifica] Il Novecento


 

 
 
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