ENCICLOPEDIA DELLA LETTERATURA
Conversazione in Sicilia
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"Conversazione in Sicilia" è un'opera letteraria di Elio Vittorini.
Il romanzo si presenta al lettore come un viaggio di un uomo a ritroso nella sua terra natìa. L'identità del viaggiatore è incerta, ma è lo stesso autore ad avvisare che il racconto non è autobiografico.
È possibile leggere l'opera con due diverse
chiavi di lettura: la prima è quella nel segno
dell'allucinazione,
del
sogno, tecnica ampiamente adottata da autori
come
Antonio Tabucchi in "Notturno indiano" e
"Requiem".
Questa via spiegherebbe l'assenza di un vero
filo rosso che accomuni i vari incontri del
protagonista, i dialoghi estenuanti e
ripetitivi, le situazioni finora estranee al
panorama letterario italiano - si pensi alla
serie di punture effettuato dalla madre del
protagonista. Questa interpretazione
giustificherebbe anche il tono decisamente
bizzarro e inconsueto della
narrazione: ad esempio nella parte quarta i
protagonisti ripetono incessantemente di
"soffrire per il mondo offeso". Inoltre così
troverebbe un senso anche il surreale e
inverosimile ritorno nel finale di tutti i
personaggi incontrati nel corso della storia,
subito dopo il dialogo col fantasma del fratello
morto in
guerra.
Un'altra possibile interpretazione - ed è
questa la più in auge per la critica - legge
l'intera opera in chiave simbolica, quasi
allegorica. Vittorini, per non incorrere nella
censura del
regime mussoliniano - il libro viene
pubblicato nel
1941 -, avrebbe mascherato le sue reali
intenzioni antifasciste dietro un romanzo i cui
personaggi e dialoghi hanno un significato che
va oltre l'apparenza.
L'arrotino che cerca lame e coltelli, ma non ne
trova presso la gente, simboleggia il
rivoluzionario che cerca di agitare il
popolo, ma nessuno vuole reagire perché
tutti fanno finta di niente di fronte alle
violenze.
L'uomo Ezechiele, i cui occhi madidi sembrano
implorare pietà per il mondo offeso, sta ad
indicare la filosofia consolatoria.
Porfirio, il venditore di stoffe, è la cultura
cattolica che, al posto dell'offesa inferta
dalle forbici, propugna l'azione dell'Acqua
viva. I tre rappresentano gli sforzi di chi
cerca in ogni modo di opporsi al regime, ma non
vi riesce a causa dell'indifferenza comune.
In questa prospettiva i due passeggeri altezzosi del treno Coi Baffi e Senza Baffi rappresentano il perbenismo menefreghista borghese di chi si disinteressa dei poveri che lo circondano. Ed è proprio questo infischiarsene e disprezzare che provoca ironica ilarità nel quartetto di personaggi che il protagonista incontra più tardi: il Gran Lombardo che aspira ad una nuova moralità, il vecchietto col suo ghigno sarcastico e gli altri due giovani nello scompartimento.
Gli umili che l'autore descrive non sono più solo specchio della Sicilia povera e arretrata, già oggetto di analisi da parte dei veristi; ma di tutti i prevaricati di ogni tempo ed ogni luogo, di quelli che soffrono e proprio per questo sono più umani degli altri.
Nell'opera è presente il motivo del viaggio: esso è infatti un pretesto, o meglio artificio, per introdurre, per mezzo delle voci dei personaggi, situazioni ed idee dell'autore.
Vi è inoltre la vitalità della madre che non si lascia abbattere dall'abbandono del coniuge, anzi si adopera per sbarcare il lunario con ogni espediente. Ella inoltre critica senza rimpianto il marito donnaiolo e vigliacco.
La tecnica utilizzata da Vittorini è molto suggestiva, in quanto permette di creare un alone di indeterminatezza e mistero attorno alla scena narrata. Tuttavia le allusioni criptiche rischiano di cogliere il lettore impacciato e incredulo di fronte ad un testo che potrebbe sembrare puramente fantastico. I richiami realisti e veristi della parte prima e terza -all'inizio l'opera assomiglia parecchio, nelle tematiche, alle narrazioni di Verga e Silone-, l'ambientazione sicula, potrebbero impedire che l'opera venga correttamente compresa come uno scritto pregno di significato politico e non organico al regime.
In alcuni momenti il tempo dell'azione si ferma rispetto a quello della narrazione: è il caso dei lunghissimi dialoghi tra i personaggi che perseverano nel ripetere poche frasi intramezzate da brevi esclamazioni. Sembra che Vittorini senta il bisogno di ribadire più e più volte lo stesso concetto.
In definitiva, l'opera presenta un elevato valore storico, anche se difficilmente risulterebbe comprensibile senza le indicazioni fornite dalle note.






