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http://it.wikipedia.org/wiki/Delitto_e_castigo


ENCICLOPEDIA DELLA LETTERATURA

Delitto e castigo

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Delitto e castigo (in russo, Преступление и наказание [Prestuplènie i nakazànie /prʲɪstup'lʲɛniɪ i nəka'zaniɪ/]) è un romanzo scritto nel 1866 dallo scrittore russo Fëdor Dostoevskij. Insieme a Guerra e pace di Lev Tolstoj, questo libro fa parte dei romanzi russi più famosi ed influenti di tutti i tempi. Esso esprime i punti di vista religiosi ed esistenzialisti di Dostoevskij, con una focalizzazione predominante sul tema del conseguimento della salvezza attraverso la sofferenza.


 

Indice

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[modifica] Struttura

Il romanzo è diviso in sei parti con un epilogo. Ogni parte contiene fra i cinque e gli otto capitoli, mentre l'epilogo ne ha due. L'intero romanzo è scritto in terza persona al passato da una prospettiva non onnisciente, perlopiù dal punto di vista del protagonista, Raskol'nikov, sebbene si sposti brevemente su altri personaggi, come Dunja, Svidrigajlov e Sonja, durante la narrazione.

Nel 1971, una scena non pubblicata scritta in prima persona dal punto di vista di Raskolinkov fu rilasciata con il manoscritto annotato di Dostoevskij della serie russa Monumenti letterari. Una traduzione di quella scena è disponibile nella maggior parte delle edizioni moderne del romanzo.

[modifica] Trama

Il romanzo ritrae l'omicidio premeditato di una tirchia, vecchia prestatrice di denaro e quello imprevisto della sua sorella più giovane,per sua sfortuna presente al momento del delitto, da parte di un indigente studente pietroburghese chiamato Raskol'nikov, e gli effetti emotivi, mentali e fisici che ne seguono. Dopo essersi ammalato di "febbre cerebrale" ed essere stato costretto a letto per giorni, Raskol'nikov viene sopraffatto da una cupa angoscia, frutto di rimorsi, pentimenti, tormenti intellettuali e soprattutto la tremenda condizione di solitudine in cui l'aveva gettato il segreto del delitto; presto subentra pure la paura di essere scoperto, che logora sempre di più i già provati nervi del giovane: troppo gravoso per lui è sostenere il peso dell'atto scellerato. Fondamentale sarà l'inaspettato incontro con una povera giovane, Sonja, un'anima pura e pervasa di una fede sincera e profonda, costretta però a prostituirsi per mantenere la madre tisica e i fratelli. La giovane offre alla solitudine del nichilismo di Raskol'nikov la speranza e la carità della fede in Dio. Questo incontro sarà determinante per indurlo a costituirsi e ad accettare la pena. Ma il vero riscatto avverrà per l'amore di Sonja che lo seguirà anche in Siberia. Il delitto era stato compiuto: non è stata la Siberia il castigo, ma la solitudine e la mancanza di vero amore.

Oltre al destino di Raskol'nikov, il romanzo, con la sua lunga e varia lista di personaggi, tratta di temi comprendenti la carità, la vita familiare, l'ateismo, l'alcolismo e l'attività rivoluzionaria, con la pesante critica che Dostoevskij muove contro la società russa coeva. Sebbene rifiutasse il socialismo, il romanzo sembra criticare anche il capitalismo che si stava facendo strada nella Russia di quel tempo.

Raskol'nikov reputa di essere un "superuomo" e che avrebbe potuto commettere in modo giustificato un'azione spregevole — l'uccisione della prestatrice di denaro — se ciò gli avesse portato la capacità di operare dell'altro bene, più grande, con quell'azione. In tutto il libro vi sono esempi di ciò: menziona Napoleone molte volte, pensando che, per tutto il sangue che versava, faceva del bene. Raskol'nikov pensa di poter trascendere questo limite morale uccidendo la prestatrice di denaro, guadagnando i suoi soldi, ed usandoli per fare del bene. Sostiene che se Newton o Keplero avessero dovuto uccidere un uomo, o addirittura un centinaio di uomini, per illuminare l'umanità con le loro leggi e le loro idee, ne sarebbe valsa la pena.

Il vero castigo di Raskol'nikov non è il campo di lavoro a cui è condannato, ma il tormento che sopporta attraverso tutto il romanzo. Questo tormento si manifesta nella suddetta paranoia, come anche nella sua progressiva convinzione di non essere un "superuomo", poiché non ha saputo essere all'altezza di ciò che ha fatto.

[modifica] Personaggi

[modifica] Rodion Romanovič Raskol'nikov

Rodion Romanovič Raskol'nikov (in russo, Родион Романович Раскольников), chiamato anche Rodja e Rodka, è il protagonista dalla cui prospettiva, fondamentalmente, la storia è raccontata. Al lettore è detto che è uno studente, che ora ha abbandonato gli studi e vive in abietta povertà in un appartamento all'ultimo piano nei bassifondi di San Pietroburgo. A dispetto del titolo, il romanzo non tratta del delitto e del suo castigo formale, ma con il conflitto interno di Raskol'nikov e la debole giustificazione delle sue azioni. Commette l'omicidio nella convinzione di essere abbastanza forte per affrontarlo, di essere un Napoleone, ma la sua paranoia e la sua colpa lo inabissano presto. Solo nell'epilogo si realizza il suo castigo formale, dopo aver deciso di confessare e porre termine alla sua alienazione. Il suo nome deriva dalla parola russa raskolnik, cioè "scismatico" or "diviso", un'allusione allo scisma autoimposto di Raskol'nikov dalla società russa, come anche alla sua personalità spaccata ed al suo stato emotivo costantemente mutevole.

[modifica] Sof'ja Semjonovna Marmeladova

Sof'ja Semjonovna Marmeladova, chiamata anche Sonja e Sonečka, è la figlia di un ubriaco, Semjon Zaharovič, che Raskol'nikov incontra in una bettola all'inizio del romanzo. Solo alla morte di Semjon ed al ringraziamento di Sonja per la generosità di Raskol'nikov i due personaggi si incontrano. Lei è stata condotta alla prostituzione dalle abitudini di suo padre, ma si mantiene ancora fortemente religiosa. Raskol'nikov si ritrova attratto da lei a tal punto che diventa la prima persona a cui confessa il suo delitto. Lei lo sostiene anche se una delle vittime, Lizaveta, era sua amica; lo incoraggia a diventare credente ed a confessare. Raskol'nikov lo fa, e, dopo la sua confessione, Sonja lo segue in Siberia dove vive nella stessa città della prigione; è qui che Raskol'nikov comincia la sua rinascita spirituale.

[modifica] Altri personaggi

  • Porfirij Petrovič: detective incaricato di risolvere gli assassinî di Raskol'nikov, che, insieme a Sonja, guida Raskol'nikov verso la confessione. Nonostante la mancanza di evidenza, è sicuro, dopo diverse conversazioni con lui, che Raskol'nikov sia l'omicida, ma gli dà la possibilità di confessare spontaneamente.
  • Avdotja Romanovna Raskolnikova: sorella di Raskol'nikov, chiamata anche Dunja, che progetta di sposare il ricco, sebbene moralmente depravato, Lužin per salvare la famiglia dalla miseria finanziaria. È seguita San Pietroburga dal turbato Svidrigailov, che cerca di riguadagnarla con ricatti. Lei respinge entrambi gli uomini a favore del leale amico di Raskol'nikov, Razumichin.
  • Arkadij Ivanovič Svidrigailov: ricco ex-datore di lavoro ed attuale pretendente di Dunja, sospettato di multiple azioni omicide, che origlia la confessione di Raskol'nikov a Sonja. Con la sua conoscenza tormenta sia Dunja sia Raskol'nikov, ma non informa la polizia. Quando Dunja gli dice che non potrebbe mai amarlo (dopo aver tentato di sparargli) la lascia andare e si suicida. Nonostante la sua apparente malevolenza, Svidrigailov è simile a Raskol'nikov riguardo i suoi casuali atti di carità. Si sobbarca le spese affinché i figli dei Marmeladov entrino in un orfanotrofio (dopo che entrambi i loro genitori sono morti) e lascia i soldi rimanennti alla sua piuttosto giovane fidanzata.
  • Dmitri Prokofyč Razumichin: il leale, benevolo ed unico amico di Raskol'nikov. Raskol'nikov più volte affida la cura della sua famiglia a Razumichin, che non viene meno alla sua parola. Alla fine lui e Dunja diventano una romantica coppia.
  • Katerina Ivanovna Marmeladova: moglie malata e (comprensibilmente) irascibile di Semjon Marmeladov. Dopo la morte di Marmeladov impazzisce e muore poco dopo.
  • Semjon Zaharovič Marmeladov: ubriaco senza speranza ma affabile, che si compiace del proprio dolore , e padre di Sonja. Nella taverna informa Raskol'nikov della sua situazione familiare e, quando viene investito da una carrozza, Raskol'nikov dà alla sua famiglia ciò che rimane dei suoi soldi (non molto) per aiutare nelle spese funerarie. Marmeladov può essere visto come l'equivalente russo del personaggio di Micawber nel romanzo di Charles Dickens, David Copperfield.
  • Pulčeria Alexandrovna Raskolnikova: madre relativamente ingenua e speranzosa di Raskol'nikov. Lo informa del progetto di sua sorella di sposare Lužin.
  • Pjotr Petrovič Lužin: uomo meschino che vuole sposare Dunja cosicché lei gli sia completamente asservita. A Raskol'nikov non sta simpatico ed Lužin si inasprisce. Rappresenta i mali della bramosia di soldi, e, dopo aver tentato di incriminare Sonja di furto, parte da San Pietroburgo svergognato.
  • Andrej Semjonovič Lebezjatnikov: il compagno di stanza radilcamente socialista di Lužin, che testimonia il suo tentativo di incriminare Sonja e successivamente lo smaschera.
  • Aljona Ivanovna: vecchia prestatrice di denaro non particolarmente gentile. È l'obiettivo intenzionale di Raskol'nikov per l'omicidio.
  • Lizaveta Ivanovna: la semplice, innocente sorella di Aljona, che arriva durante l'assassinio, e viene subito dopo uccisa. Era un'amica di Sonja.
  • Zosimov: amico di Razumichin e dottore che si prende cura di Raskol'nikov.
  • Nastasja Petrovna: serva della padrona di Raskol'nikov e amica di Raskol'nikov.
  • Il'ja Petrovič: un ufficiale di polizia.
  • Aleksandr Grigorievič Zametov: alto impiegato corrotto alla stazione di polizia ed amico di Razumichin. Raskol'nikov alimenta i sospetti di Zametov spiegandogli come lui, Raskol'nikov, avrebbe commesso diversi crimini. Questa scena illustra l'argomentazione della convinzione di Raskol'nikov's della sua superiorità come superuomo.
  • Nikolaj Dementiev: un pittore che ammette di essere colpevole del delitto.
  • Polina Mihailovna Marmeladova: figlia di 10 anni di Semjon Zaharovič Marmeladov e sorella minore di Sonja, alle volte chiamata Polenka.

[modifica] Analisi

Il comportamento di Raskol'nikov durante tutto il libro si può anche trovare in altre opere di Dostoevskij, come Memorie dal sottosuolo e I fratelli Karamazov (il suo comportamento è assai analogo a quello di Ivan Karamazov ne I fratelli Karamazov). Crea sofferenza per sé stesso uccidendo la prestatrice di denaro e vivendo in modo così indigente nonostante la sua abilità di trovarsi un buon lavoro. Razumihin si trova nella stessa situazione di Raskol'nikov e vive molto meglio, e quando Razumihin si offre di trovargli un lavoro, Raskol'nikov rifiuta; confessa alla polizia di essere l'assassino, sebbene non ve ne sia evidenza. Cerca costantemente di raggiungere e definire i confini di ciò che può e non può fare (durante tutto il libro misura la sua propria paura, e cerca mentalmente di dissuadersene), e la sua depravazione (con riferimento alla sua irrazionalità e paranoia) è comunemente interpreatata come un'affermazione di sé stesso come una coscienza transcendente ed un rifiuto della razionalità e della ragione. Questo è un tema comune nell'esistenzialismo; piuttosto interessante è anche che Friedrich Nietzsche, ne Il crepuscolo degli idoli, elogiò gli scritti di Dostoevskij nonostante il teismo presente in essi: "Dostoevskij, l'unico psicologo, peraltro, da cui ebbi mai qualcosa da imparare; lui è uno degli accidenti più felici della mia vita, persino più della scoperta di Stendhal". Walter Kaufmann riteneva che le opere di Dostoevskij fossero state l'ispirazione per La metamorfosi di Franz Kafka. Raskol'nikov crede che solo dopo aver definito la morale e la legge uccidendo qualcuno lui possa essere uno dei migliori, come Napoleone. Raskol'nikov lascia la maggior parte dei soldi nella casa della prestatrice. Dostoevskij usa anche Sof'ja per mostrare che solo la fede in Dio può curare la depravazione dell'uomo, questione in cui Dostoevskij si differenzia da molti altri esistenzialisti. Nonostante questa particolare filosofia sia unicamente di Dostoevskij, a causa della sua enfasi della cristianità e delll'esistenzialismo (se Dostoevskij fosse o no un vero esistenzialista è ancora un dibattito aperto), temi simili si possono vedere negli scritti di Jean Paul Sartre, Albert Camus, Herman Hesse e Franz Kafka.

L'epigolo del romanzo contiene diversi rimandi a storie del Nuovo Testamento, compresa quella di Lazzaro, la cui morte e rinascita sono parallele alla morte e rinascita spirituale di Raskol'nikov; e dell'Apocalisse, rispecchiata in un sogno che Raskol'nikov fa su una piaga asiatica che diventa un'epidemia mondiale.

[modifica] Temi

[modifica] Salvezza attraverso la sofferenza

Delitto e castigo illustra il tema del conseguimento della salvezza attraverso la sofferenza, una caratteristica comune nell'opera di Dostoevskij. Questa è l'idea (precipuamente cristiana) che l'atto del soffrire ha un effetto purificatore sullo spirito umano, che gli rende accessibile la salvezza in Dio. Un personaggio che personifica questo tema è Sof'ja, che mantiene abbastanza fede per guidare e sostenere Raskol'nikov nonostante la sua immensa sofferenza. Benché possa sembrare macabra, è una idea relativamente ottimistica nel regno della morale cristiana. Ad esempio, persino Svidrigailov, in origine malevolo, riesce a compiere atti di carità seguendo la sofferenza indotta dal completto rigetto di Dunja. Dostoevskij si mantiene fedele all'idea che la salvezza è un'opzione possibile per tutti, persino per coloro che hanno peccato gravemente. È il riconoscimento di questo fatto che porta Raskol'nikov alla confessione. Sebbene Dunja non avrebbe mai potuto amare Svidrigailov, Sonja ama Raskol'nikov e esemplifica i tratti dell'ideale perdono cristiano, permettendo a Raskol'nikov di confrontarsi con il suo delitto e di accettare il suo castigo.

[modifica] Esistenzialismo cristiano

Un'idea centrale dell'esistenzialismo cristiano è la definizione dei limiti morali dell'azione umana entro un mondo governato da Dio. Raskol'nikov esamina i limiti costituiti e decide che un atto manifestamente immorale è giustificabile a condizione che porti a qualcosa di incredibilmente grandioso. Tuttavia, Dostoevskij si dirige contro questo pensiero ambizioso facendo sgretolare e fallire Raskol'nikov nelle conseguenze del suo delitto.

[modifica] Alcuni passi dal libro

Del romanzo Delitto e Castigo lo stesso Dostoevskij scrive:

«E’ il rendiconto psicologico di un delitto. Un giovane, che è stato espulso dall’Università e vive in condizioni di estrema indigenza, suggestionato, per leggerezza e instabilità di concezioni, da alcune strane idee non concrete che sono nell’aria, si è improvvisamente risolto a uscire dalla brutta situazione. Ha deciso di uccidere una vecchia che presta denaro a usura...»


«Io, quella vecchia maledetta, l’ammazzerei e la svaligerei, e senza nessuno scrupolo di coscienza, te l’assicuro [...]. Se l’ammazzassimo e ci prendessimo e suoi soldi, per dedicarci poi con questi mezzi al servizio di tutta l’umanità e della causa comune, non credi che un solo piccolo delitto sarebbe cancellato da migliaia di opere buone? Per una vita, migliaia di vite salvate dallo sfacelo e dalla depravazione. Una morte sola, e cento vite in cambio: ma questa è aritmetica! E poi, che cosa conta sulla bilancia generale la vita di quella vecchiaccia tisica, stupida e cattiva? Non più della vita di un pidocchio, di uno scarafaggio; anzi, vale meno, perché quella vecchia è dannosa. Distrugge la vita altrui [...]»


«È una cosa lunga, Avdot’ja Romànovna. Si tratta... come posso spiegarvelo?... Si tratta di una specie di teoria, secondo la quale io ritengo, per esempio, che un delitto sia lecito, se lo scopo essenziale è buono. Una sola cattiveria e cento buone azioni! Naturalmente, per un giovane con molti meriti e con un amor proprio smisurato è anche spiacevole sapere che, per esempio, se avesse solo tremila rubli, tutta la sua carriera, tutto il suo avvenire e lo scopo della sua vita assumerebbero un aspetto diverso; e intanto quei tremila rubli non ci sono. Ag­giungete, poi, l’esasperazione provocata dalla fame, da un’abi­tazione angusta, dagli stracci, dalla chiara consapevolezza della sua bella posizione sociale e anche di quella della sorella e della madre. Ma soprattutto la vanità, l’orgoglio e la vanità, accompagnati magari, lo sa Iddio, da inclinazioni buone.... Io non lo accuso, non pensatelo nemmeno, vi prego; e poi, non è affar mio. C’entrava anche una sua teoria personale, una teoria così e così, secondo la quale gli uomini si dividono in mate­riale grezzo e individui speciali, cioè individui per i quali, data la loro posizione elevata, la legge non vale; anzi, sono loro che fanno le leggi per gli altri uomini, per il materiale, per la spazzatura. Non c’è male, una teoria così e così: une thèorie comme une autre. Napoleone lo ha terribilmente affascinato; cioè, con più precisione, lo ha affascinato l’idea che moltissimi uomini geniali non abbiano badato a una cattiveria singola e siano passati oltre, senza stare a pensarci. A quanto sembra, si è immaginato di essere anche lui un uomo geniale, ossia ne è stato convinto per un certo tempo. Ha sofferto molto e soffre ancora, pensando che ha saputo formulare la teoria, ma che non è riuscito a passare oltre senza stare a pensarci, e che, quindi, non è un uomo geniale. [...] oggi tutte le cose si sono arruf­fate; del resto, non sono mai state molto in ordine. I russi, in generale, hanno una mentalità molto larga, Avdot’ja Romà­novna, larga come il loro paese, e sono molto inclini alle fantasti­cherie, al disordine; però, è un guaio avere una mentalità larga senza essere particolarmente geniali.»

[modifica] Adattamenti cinematografici

Ci sono state dozzine di adattamenti cinematografici del romanzo. Alcuni dei più famosi sono:

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

 
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