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http://wikipedia.sapere.alice.it/wikipedia/wiki/Giullare


ENCICLOPEDIA DELLA LETTERATURA

Giullare

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 

Il termine giullare (dal provenzale jonglar a sua volta derivante dal lemma latino iocularis) designa tutti quegli artisti che, tra la fine della tarda antichità e l'avvento dell'età moderna, si guadagnavano da vivere esibendosi davanti ad un pubblico: attori, mimi, musicisti, ciarlatani, ammaestratori di animali, ballerini, acrobati.

Nel Duecento e nel Trecento i giullari, uomini di media cultura (molto spesso chierici vaganti per le corti o per le piazze) che vivevano alla giornata facendo i cantastorie, i buffoni e i giocolieri, divennero il maggior elemento di unione tra la letteratura colta e quella popolare.

Costoro erano guardati con sospetto dalla Chiesa che ne condannava il modello di vita e i canti che consideravano obscaena et turpia.

I giullari, considerati i primi veri professionisti delle lettere perché vivevano della loro arte, ebbero una funzione molto importante nella diffusione di notizie, idee, forme di spettacolo e di intrattenimento vario.

I giullari svolgevano la loro attività in diversi modi e utilizzavano le tecniche più disparate, dalla parola alla musica, alla mimica. Utilizzavano diverse forme metriche come l'ottava e le ballate e si applicavano in generi letterari e temi diversi. Tra i più ricorrenti vi era il contrasto, l'alba (cioè l'addio degli amanti al sorgere del sole), la serenata alla donna amata, il lamento della malmaritata.

È quella dei giullari una letteratura quasi sempre anonima sia sul piano anagrafico (non si conoscono infatti gli autori di molti componimenti), sia sul piano culturale. Manca infatti un rilievo stilistico distintivo, le forme utilizzate sono convenzionali e ripetitive perché l'autore si basa soprattutto sull'invenzione, sulla battuta ad effetto, sulla brillante e improvvisa trovata.

I documenti più antichi dell'arte dei giullari sono abbastanza rari, il più antico è la cantilena toscana Salv'a lo vescovo senato, che fu composta poco dopo la metà del XII secolo in lasse monorime composte da ottonari in cui un giullare con enfatiche parole esalta Villano, arcivescovo di Pisa, per ottenere in cambio il dono di un cavallo.

Il Lamento della sposa padovana è un frammento del secolo XII appartenente ad un poemetto di genere cortigiano, probabilmente imitato dal francese, che canta l'amore di una donna per il marito che combatte lontano, in Terrasanta.

Spicca la personalità di Ruggieri Apulliese (o "Apugliese"), giullare di Siena vissuto nella prima metà del Duecento, che scrive una tenzone di argomento politico costruita sullo schema di quelle dei trovatori, una canzone che imita i virtuosismi stilistici dei provenzali, un Vanto che è una specie di frottola (particolare forma metrica) nella quale viene esaltata la sua poliedrica bravura in tutti i mestieri e una strana parodia della Passione.

Ma il più interessante documento di questa letteratura è il contrasto, metro di origine popolare, intitolato Rosa fresca aulentissima scritto in dialetto meridionale nella prima metà del XIII secolo da un certo Cielo d'Alcamo che è un vero esempio di mimo giullaresco.

Nell'età moderna la figura del giullare - nell'accezione particolare di attore affabulatore - è stata resa celebre da Dario Fo che proprio nella "maschera" del giullare si è identificato quando nel 1968 ha rotto con il circuito istituzionale dell'ETI ed ha iniziato ad esibirsi nelle Case del Popolo gestite dall'ARCI. È altresì evidente che quella di Fo è un'operazione di recupero storico non condotta secondo canoni filologici: come osserva Tito Saffioti (I giullari in Italia, Xenia ed., Milano 1990), Fo attribuisce ai giullari una coscienza politica consapevolmente oppositiva al potere che forse i giullari medievali non ebbero mai. Oltre ai giullari di strada che si esibivano davanti ad un pubblico popolare (si ricordino Ruggeri Apugliese e Matazzone da Caligano), esistevano infatti anche "buffoni di corte" e "canterini comunali" i cui spettacoli erano destinati ad un pubblico ricco e colto (si ricordi Andrea da Barberino).

Bibliografia ragionata

  • Sulla figura del giullare e la sua fortuna: A. Hauser, Storia sociale dell'arte, Einaudi, Torino 1973, 2 voll., I, V e VII
  • Per una libera interpretazione del giullare medievale, inteso come portavoce di esigenze sociali delle classi subalterne, escluse dalla cultura scritta (concezione che è alla base del teatro di Dario Fo), cfr. Dario Fo, Mistero buffo, Torino, Einaudi 2003
  • Per un commento sull'immagine non ufficiale del giullare nel Medioevo e delle "giullarate" rielaborate su testi italiani e francesi da Dario Fo, cfr. G. Musca, Il medioevo di Dario Fo, in "Quaderni medievali", n° 4, dicembre 1977, pp. 164-77.
  • Sul rapporto tra il teatro di Dario Fo ed il teatro dei giullari, cfr. Simone Soriani, Dario Fo e la performance giullaresca, in "Il Laboratorio del Segnalibro", n. 20, marzo 2005, pp. 7-8; cfr. anche Anna Barsotti, Dario Fo giullarista e istriomane, in AA. VV., Comicità negli anni Settanta, ETS 2005.
  • Sui rapporti tra chierici e giullari, A. Viscardi, Letterature d'oc e d'oil, Sansoni, Academia, Firenze 1967.
  • Sui modi giullareschi nella predicazione, G. Miccoli, La storia religiosa, in St. d'I. E., II, 1, p. 831 e C. Ginzburg, Folklore, magia, religione, in St. d'I. E., I, p. 614 e sgg.
  • Sulle diverse tipologie di intrattenitori: S. Pietrini, Il disordine del lessico e la varietà delle cose: le denominazioni latine e romanze degli intrattenitori“, in “Quaderni Medievali”, n. 47, giugno 1999, pp. 77-113.
  • Sull'iconografia dei giullari: S. Pietrini, I giullari nella vita e nell'immaginario medievali, CD-rom, Firenze, Centro Didattico-Televisivo, 1999; S. Pietrini, Giullari e scimmie nell'iconografia medievale, in “Biblioteca Teatrale", n.s., 37-38, gennaio-giugno 1996, pp. 101-125; S. Pietrini, Spettacoli e immaginario teatrale nel Medioevo, Roma, Bulzoni, 2001.


 

 
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