ENCICLOPEDIA DELLA LETTERATURA
Gli indifferenti
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Gli indifferenti è il romanzo d'esordio dello scrittore italiano Alberto Moravia (1907-1990).
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[modifica] Storia delle edizioni del romanzo
Il romanzo, iniziato nel 1925 nel periodo della convalescenza che Moravia aveva trascorso in sanatorio per curare la sua forma di tubercolosi ossea che lo aveva colpito a soli nove anni, venne terminato nel 1928 e pubblicato, con un contributo dell'autore, nel 1929 presso l'editore milanese Alpes, col quale portò a termine le successive cinque ristampe. Per le riedizioni del 1933 si affidò all’editore Corbaccio. Passò poi alla Bompiani con cui ripubblicò il romanzo nel 1949 e nell’edizione delle Opere complete nel 1954.
[modifica] Trama
I due fratelli Carla e Michele Ardengo sono due giovani incapaci di provare veri sentimenti e risultano essere in preda alla noia e all'indifferenza. La madre dei due, Mariagrazia, è vedova e legata da quindici anni a Leo Merumeci, suo amante. Leo, stanco della relazione con Mariagrazia, corteggia la figlia Carla che, nauseata dal clima ipocrita che la circonda, subisce con stanca rassegnazione la sua corte come una fatalità. Nel giorno del ventiquattresimo compleanno di Carla, dopo il pranzo, Leo, che ha di proposito cercato di ubriacarla cerca di approfittare di lei. Il tentativo però fallisce, perché Carla, che non è abituata agli alcolici, sta male e vomita. Mariagrazia intanto, visto che l'amante la trascura, è convinta che egli abbia un'altra donna e pensa che costei sia la sua amica Lisa. Lisa è invece invaghita di Michele, che come la sorella è un debole e che, pur insofferente della situazione che lo circonda, non è capace di reagire. Egli si accorge dell'attrazione che Lisa prova per lui e si lascia passivamente corteggiare. Lisa intanto tenta di svegliare Michele dal suo torpore morale e lo informa della relazione fra Carla e Leo, anche se Leo, come la sorella, ne è perfettamente a conoscenza e finge solamente di credere che egli sia un semplice amico di famiglia. Chiamato però in causa Michele pare deciso ad affrontare Leo per vendicare l'onore familiare e, comprata un'arma, cerca di sparargli ma ne esce umiliato e perdente perché ha scordato di caricarla. Nel frattempo Michele si rende conto che Leo sta approfittando della situazione per impossessarsi della villa di famiglia, di grande valore. Per evitare che la villa sia venduta, Leo, timoroso di vanificare quanto ha fatto, chiede a Carla, davanti al fratello di poterla sposare anche se la disprezza e non la ama. Carla, che ha avuto un altro amante e che non vuole rinunciare alla sua vita di benestante borghese, accetta già immaginando di procurarsi un altro amante e con freddezza sceglie una tranquilla vita borghese che le assicuri il benessere e la tranquillità, rinunciando alla passione. Anche Michele, come la sorella, decide di accettare una vita mediocre ma senza impegni e diventa l'amante di Lisa anche se per lei non prova nulla e diventa anche socio del meschino e falso cognato.
[modifica] Analisi dell'opera
[modifica] Contenuto
Nel romanzo Moravia riesce a rendere con perfetto neorealismo le meschinità e le ipocrisie di una società, come quella della borghesia, inautentica, convenzionale, sdoppiata falsamente da ciò che ciascuno pensa e da ciò che viene detto in un clima di costante menzogna. I due giovani fratelli soffrono, ma si adattano passivamente mentre Leo, personaggio immune da qualsiasi ripensamento, è solamente disposto, con ogni mezzo, a raggiungere i suoi scopi. Egli rispecchia, nella descrizione che ne fa Moravia, la sgradevolezza anche nei tratti fisici: coperto da precoce calvizie, rosso in volto, volgare e in preda spesso alla libidine.
[modifica] Forma e linguaggio
Sul piano formale il romanzo fornisce un esempio di prosa sagace, precisa, aderente alle cose, realistica in aperto contrasto con quella dominante in quel periodo e nel precedente. Un certo alone di scandalo, per la scabrosità della vicenda non fu estraneo al successo del romanzo, ma ciò che disturbò maggiormente la classe dirigente fu la sincerità con cui Moravia era riuscito a denunciare il falso moralismo fascista che inneggiava agli ideali sani e morali della borghesia.
Il romanzo venne concepito da Moravia come una grottesca tragedia. Esso è diviso in sedici capitoli scritti con un linguaggio essenziale, quasi scarno, tutto proteso ad evidenziare l'ambiente entro il quale si muovono i personaggi e a rendere in modo chiaro i pensieri che attraversano loro la mente.
[modifica] I personaggi
I personaggi, che rappresentano il dramma di una intera generazione, sono tutti inetti, incapaci di accostarsi alla vita e di provare sincere passioni e molto vicini ai personaggi sveviani e pirandelliani.
[modifica] Voci correlate
- Alberto Moravia
- Alberto Moravia (Opere e poetica)
- Il libro umoristico
Adenoidi di
Daniele Luttazzi contiene una brevissima
parodia de Gli indifferenti. Lo
stesso autore nel libro C.R.A.M.P.O -
Corso Rapido di Apprendimento Minimo per
Ottenebrati (ovvero:
Ambra guadagna un sacco di soldi, perché
io devo studiare?) presenta il romanzo di
Moravia nella sezione "Letteratura italiana
- riassunta per chi non ha molto tempo da
perdere":
Gli indifferenti - di Alberto Moravia (1929) - Le noiose avventure di una famiglia di ipocriti.
[modifica] Collegamenti esterni
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| Narrativa: Gli indifferenti - Agostino - La noia | ||






