ENCICLOPEDIA DELLA LETTERATURA
Il deserto dei Tartari (romanzo)
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Pubblicato nel 1940, Il deserto dei Tartari fu il romanzo che segnò la consacrazione di Dino Buzzati tra i grandi scrittori del Novecento italiano.
In un’intervista, Buzzati affermò che lo spunto per il romanzo, era nato “dalla monotona routine redazionale notturna che facevo a quei tempi. Molto spesso avevo l’idea che quel tran-tran dovesse andare avanti senza termine e che mi avrebbe consumato così inutilmente la vita. È un sentimento comune, io penso, alla maggioranza degli uomini, soprattutto se incasellati nell’esistenza ad orario delle città. La trasposizione di questa idea in un mondo militare fantastico è stata per me quasi istintiva”.
[modifica] Trama
Il romanzo segue tutta la vita di Giovanni Drogo, dal momento in cui questi, ventunenne pieno di ambizioni, arriva alla Fortezza Bastiani, sua prima destinazione dopo la recente nomina a tenente.
La Fortezza, ultimo avamposto ai confini
settentrionali del
regno, domina la desolata pianura chiamata
“deserto dei Tartari”, un tempo teatro di
rovinose incursioni da parte dei nemici.
Tuttavia, da molti anni nessun attacco è più
giunto da quel fronte, e la Fortezza, svuotata
ormai della sua importanza strategica, non è
rimasta che una costruzione arroccata su una
solitaria
montagna, di cui molti ignorano finanche
l’esistenza.
Dimenticata da tutti, essa continua tuttavia a
vivere secondo le norme ferree che regolano gli
organismi militari, ed esercita sui suoi
abitanti una sorta di malia che impedisce loro
di lasciarla. I militari che la abitano sono,
infatti, animati e sorretti da un’unica,
inconfessata speranza: vedere apparire
all’orizzonte, contro le aspettative di tutti, i
nemici. Fronteggiarli, combatterli, diventare
eroi: sarebbe l’unica via per restituire
alla
fortezza la sua importanza, per dimostrare
il proprio
valore e, in ultima analisi, per dare un
senso agli anni spesi in quel luogo.
Anche Drogo, che pure si proponeva di rimanere alla Fortezza per pochi mesi, rimarrà irretito dal suo fascino, dalle rassicuranti e pigre abitudini che vi scandiscono il tempo, dalla speranza di una futura gloria che lo porterà ad investire i suoi vent’anni, e poi la sua intera vita, in una speranzosa, e infine rassegnata, attesa.
Sopra tutto, domina la certezza di non poter più tornare indietro. Sin dalla sua prima licenza, dopo quattro anni di permanenza, Drogo sentirà un senso di estraneità e smarrimento nel ritornare al suo vecchio mondo, ad una casa che non può più dire sua, ad affetti a cui scopre di non saper più parlare.
Nell’attesa della “grande occasione” si
consuma la vita di Drogo e dei suoi compagni; su
di loro trascorrono, inavvertiti, i
mesi, poi gli
anni. Drogo vedrà alcuni dei suoi compagni
morire, altri lasciare la fortezza ancora
giovani, altri ormai vecchi. Fino alla beffa
finale: proprio nei giorni in cui i tartari,
finalmente, avanzano verso il confine, Drogo
dovrà lasciare la Fortezza, minato da una
malattia che non gli consente di proseguire
oltre la vita militare. La
morte lo coglierà solo, in un’anonima stanza
di una locanda di città, ma non in preda alla
rabbia e alla delusione.
Drogo, infatti, crederà di riconoscere, nei suoi
ultimi istanti di vita, la sua personale
missione, l’occasione per provare il suo valore
che aveva atteso per tutta la vita: affrontare
la Morte con dignità, “mangiato dal male,
esiliato tra ignota gente”.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
- Il deserto dei Tartari Approfondimento del romanzo
- Il deserto dei Tartari Approfondimento del film
- Il deserto dei Tartari, riduzione radiofonica di Radio 3 Rai (Il Terzo Anello - Ad alta voce): 23 puntate, formato .ram






