ENCICLOPEDIA DELLA LETTERATURA
Il fu Mattia Pascal (romanzo)
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| Il fu Mattia Pascal | |
| Titolo originale: | Il fu Mattia Pascal |
| Autore: | Luigi Pirandello |
| Genere: | Romanzo |
| Sottogenere: | Classico |
| EDIZIONE RECENSITA | |
| Anno: | |
| Editore: | |
| Pagine: | |
| ISBN: | ISBN |
| Progetto Letteratura | |
Il fu Mattia Pascal è un romanzo di Luigi Pirandello che apparve dapprima a puntate sulla rivista "Nuova Antologia" nel 1904 e pubblicato, nello stesso anno, in volume.
La vicenda, che viene narrata in prima persona, è senza riferimenti di carattere storico o temporale, ma pienamente rivissuta interiormente dal personaggio principale.
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[modifica] Trama
Mattia Pascal vive in un immaginario paese
ligure, Miragno, dove il padre, che si era
arricchito con i traffici marittimi e il gioco
d'azzardo, ha lasciato in eredità alla moglie e
ai due figli una discreta fortuna.
A gestire l'intero patrimonio è un avido e
disonesto amministratore, Batta Malagna, la cui
nipote, Romilda, viene messa incinta da Mattia
dopo che non è riuscito a farla sposare
all'amico Pomino.
Mattia viene costretto a sposare Romilda e a
convivere con la suocera vedova che non manca di
manifestere il suo disprezzo per il genero che
considera inetto.
Tramite l'amico Pomino, Mattia ottiene un lavoro
come
bibliotecario ma dopo un po' di tempo,
infelice per il lavoro che trova umiliante e per
il
matrimonio che si è rivelato sbagliato,
decide di fuggire da Miragno e di tentare
l'avventura in
America.
Arrivato a
Montecarlo e fermatosi a giocare alla
roulette, in seguito ad una serie di vincite
fortunate, diventa ricco. Deciso a ritornare a
casa per riscattare la sua proprietà e
vendicarsi dei soprusi della suocera, un altro
fatto muta il suo destino.
Mentre è in
treno legge per caso su un
giornale che a Miragno è stato ritrovato
nella roggia di un mulino il cadavere di Mattia
Pascal.
Dapprima sconvolto comprende presto che, credendolo ormai tutti morto, può crearsi un'altra vita. Così, con il nome di Adriano Meis, inizia a viaggiare prima in Italia e poi all'estero, fintantoché decide di stabilirsi a Roma in una camera ammobiliata sul Tevere.
Si innamora, ricambiato, di Adriana, la dolce e mite figlia del padrone di casa, Anselmo Paleari, e sogna di sposarla e di vivere un'altra vita, ma presto si rende conto che la sua esistenza è fittizia. Infatti, non essendo registrato all'anagrafe, è come se non esistesse e pertanto non può sposare Adriana, non può denunciare il furto subito da Terenzio Papiano, un losco individuo che lo ha raggirato, e non può fare tutte quelle cose della vita quotidiana che necessitano di una identità.
.
Finge così un
suicidio e, lasciato il suo bastone e il suo
cappello vicino a un
ponte del Tevere, ritorna a Miragno come
Mattia Pascal.
Sono intanto trascorsi due anni e arrivato al
paese, Mattia viene a sapere che la moglie si è
risposata con Pomino e ha avuto una bambina. Si
ritira così dalla vita e trascorre le sue
giornate nella biblioteca polverosa dove
lavorava in precedenza a scrivere la sua storia
e ogni tanto si reca al cimitero per portare
sulla sua tomba una corona di
fiori.
[modifica] La Premessa seconda
Nella Premessa seconda (filosofica) a mo' di scusa il protagonista decide di mettere per scritto la sua strana vicenda: Mattia lascerà il manoscritto nella biblioteca dove aveva lavorato con l'obbligo però di aprirlo soltanto cinquant'anni dopo la sua terza, ultima e definitiva morte. Il consiglio di mettere per scritto il suo caso viene a Mattia da un suo amico bibliotecario, il quale inoltre gli suggerisce di scrivere il libro sul modello di quelli scovati nella biblioteca. Mattia però ribatte che non era più tempo di scrivere libri, neppure per scherzo, da quando Copernico ha scoperto che gli uomini sono atomi infinitesimali su un granellino di sabbia impazzito, che gira e rigira senza sapere perché, le storie degli uomini non hanno più alcun valore. Tuttavia, data la stranezza del suo caso, egli parlerà di sé, ma il più liberamente possibile.
La motivazione dell'inutilità della letteratura poggia quindi sulla figura simbolica e "umoristica" di Copernico: a lui si deve che gli uomini abbiano perso fiducia nel proprio valore, che sappiano di essere dei vermucci o atomi infinitesimali. I libri che poggiavano sulla considerazione del valore della vita umana sono dopo Copernico "morti". Certo ne sono stati scritti molti altri, ma inutili e insignificanti per statuto, dei libri che, grazie a una momentanea distrazione, parlano di cose che nulla contano come se contassero. Il libro, il romanzo, del passato è diventato uno "spazio finto" per l'esistenza reale. La motivazione della scelta di scrivere il libro è duplice: da una parte vi è la ragione universale della distrazione provvidenziale, dall'altra quella individuale che è ancora la "stranezza" del caso narrato. La prima motivazione conserva il sentimento della vita distraendolo fuori dall'universo copernicano, la seconda diviene spia di un superamento sia della nullità di valore dei casi esistenziali sia dei libri del passato o che il passato continuano come non fosse morto.
In questa premessa Pirandello si interroga sul senso di scrivere un romanzo: il libro riflette su sé stesso e sulla sua tecnica costruttiva, l'atto stesso di scrivere diventa uno dei protagonisti del romanzo.
Nell'invettiva contro Copernico, Pirandello sembra aderire al lamento leopardiano sui mali che derivano alla coscienza umana dal progresso della scienza e dall'evoluzione del pensiero filosofico, anche se la pratica umoristica comporta la scelta di un'affermazione sfumata e ironicamente paradossale dei concetti.
[modifica] I temi dell'opera
I temi che vengono affrontati nel "Fu Mattia Pascal" sono molteplici ma tra i principali si ricordano il tema della maschera, quello della famiglia e quello dell'identità.
[modifica] Il tema della maschera
Secondo Pirandello, tutti noi abbiamo una maschera che ci viene data dalla società e che ci diamo noi stessi, cioè un ruolo e un immagine con la quale ci riconosciamo (impiegato, marito, padre di famiglia...). Quindi se noi cambiamo improvvisamente il nostro modo di essere, oppure non ci riconosciamo più in queste rappresentazioni, le maschere dateci dalla società rimangono impermutabili.
[modifica] Il tema della famiglia
Il secondo tema principale è la famiglia, che può essere vista sia come un nido, come la famiglia d'infanzia, che come una prigione da evadere, come la convivenza con la moglie e la suocera.
[modifica] Il tema dell'identità
Il tema centrale dell'opera è quello della perdita dell'identità che Mattia prima caccia via e poi riottiene e accetta. L'identità è qualcosa di importante che ogni individuo deve preservare per far sì che il suo ricordo rimanga per sempre. Si può anche considerare quello dell'identità come una problematica utopica: l'uomo che, a partire da se stesso, inizia a ripensarsi ed a ricostruirsi. In Pirandello l'utopia purtroppo crolla, l'unica variante è nel 'fu', che dice il passaggio narrativo da una temporalità ad un'altra, il movimento ad anello annulla l'utopia.
[modifica] La narrazione
[modifica] Il narratore
Il narratore della vicenda è lo stesso Mattia che in prima persona ricorda le vicende accadute. Il tipo di focalizzazione è interna. Il narratore è autodiegetico).
[modifica] Fabula e intreccio
Fabula e intreccio non coincidono. Infatti il libro inizia proprio dalla narrazione di eventi già accaduti.
[modifica] Luogo
I due luoghi principali dove si svolge la vicenda sono Miragno, suo paese natale, e Roma, dove risiede presso la famiglia Paleari. Durante la narrazione Mattia compie molti viaggi visitando sia città estere che italiane, come Montecarlo, Torino, Colonia e Worms.
[modifica] Tempo
L'autore non riferisce precisi elementi che riescano a determinare l'anno preciso dell'ambientazione dell'opera, ma, grazie alle informazioni che dà di Roma, ormai diventata capitale del Regno d'Italia, si sa che si svolge tra il 1870 e l'inizio del ‘900.
[modifica] I personaggi
Sono molteplici i personaggi analizzati da Pirandello, tutti con caratteristiche psicologiche molto particolari.
[modifica] Mattia Pascal
È il protagonista e narratore della vicenda.
[modifica] Roberto Pascal
È il fratello maggiore di Mattia. Tra i due è sempre presente un buon rapporto di complicità e di affetto. Secondo i commenti del fratello, Roberto è più attento al suo aspetto fisico. Alla fine della vicenda lo ritroviamo più maturo, capace di compensare i debiti del padre, sposandosi con una ragazza ricca e vivendo nella sua casa natale.
[modifica] La madre di Mattia
Mattia ha un particolare rapporto di
devozione e di affetto nei confronti della donna
che l'ha messo al mondo.
È una donna molto gracile e ha una voce nasale.
È sempre stata molto buona con i suoi figli e
non gli ha mai fatto mancare niente neanche nei
periodi nei quali, per colpa del marito, la
famiglia è piena di debiti. La donna è succube
dei maltrattamenti della suocera del figlio,
suocera che non voleva questo matrimonio.
[modifica] Batta Malagna
Batta Malagna è l'amico a cui il padre ha
dato il controllo delle sue ricchezze dopo la
sua morte, controllo che ha portato alla rovina
della famiglia di Mattia.
Ha un viso lungo incorniciato da baffi melensi e
pizzo; il pancione languido (cap. I) che
sembrava arrivasse fino a terra, le gambe corte
e tozze: insomma, secondo Mattia, aveva il volto
e il corpo che più non si addicevano ad un ladro
come Malagna. Anche in altre cose, come l'amore,
Malagna è sempre pronto a rovinare tutto, come
nel caso di Olivia, ragazza amata da Mattia ma
successivamente sposa di Malagna. È un
personaggio negativo.
[modifica] Romilda Pescatore
È la moglie di Mattia. All'inizio Mattia è molto attratto da questa ragazza e vuole a tutti i costi innamorarsi di lei; ma successivamente, a causa dei contrasti con la suocera e alle malattie dei figli, Mattia inizia a ripudiarla e a non provare più niente per lei.
[modifica] La vedova Pescatore
La mamma di Romilda Pescatore, ovvero la terribile suocera del povero Mattia, è paragonabile ad una strega. Sempre pronta a criticare e a offendere, è la rovina della madre di Mattia.
[modifica] Adriana Paleari
È la figlia di Anselmo Paleari, proprietario
della pensione di via Ripetta a Roma dove Mattia
Pascal, sotto l'identità di Adriano Meis,
alloggia durante il suo soggiorno nella
capitale.
È una ragazza pura, gentile, educatissima,
tenera e discreta ma allo stesso tempo è
responsabile di sé stessa e di tutta la
famiglia. È molto amata da Mattia proprio per
queste sue doti particolari che la rendono
unica.
[modifica] Terenzio Papiano
Terenzio è il cognato di Adriana (era il marito dell'ormai defunta sorella della fanciulla) e cerca a tutti i costi di sposarsi con la ragazza per non perdere la dote. È un uomo spietato pronto a fare di tutto per il denaro. È proprio lui che durante la seduta spiritica deruba del denaro a Mattia. È un personaggio negativo che sfrutta anche il fratello malato.
[modifica] Al cinema
Sono tre le riduzioni cinematografiche dell'opera di Pirandello.
La prima - muta - risale già al 1924: Il fu Mattia Pascal, per la regia del francese Marcel L'Herbier e con Ivan Mosjoukine nel ruolo di Mattia.
Nel 1937 è ancora la volta di un regista francese, Pierre Chenal, che scelse Pierre Blanchar come protagonista per il suo Il fu Mattia Pascal.
La più recente versione è italiana: nel 1985 Mario Monicelli dirige Le due vite di Mattia Pascal, una versione trasferita ai giorni nostri, con Marcello Mastroianni.
[modifica] Voci correlate
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