ENCICLOPEDIA DELLA LETTERATURA
Il Giorno (Parini)
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Il Giorno è un componimento del poeta Giuseppe Parini dedicato, per così dire, alle mode del suo tempo e scritto in endecasillabi sciolti. Con esso inizia di fatto il tempo della letteratura civile italiana.
Il Giorno è un poemetto apparentemente didascalico, articolato in varie fasi della giornata (scritte in tempi diversi), la cui lettura avviene su due livelli: il primo ha l'apparenza dei consigli dati da un precettore al suo pupillo, un "giovin signore" della nobiltà, per trascorrere convenientemente la giornata, dal tardo risveglio, fino a notte inoltrata; il secondo livello di lettura è quello dell'ironia, vivace e profonda volta a colpire non la nobiltà in sé, ma quella parte di essa vuota, fatua, incapace di ideali, di rinnovamento, di impegno sociale, egoista ed insensibile verso le tematiche sociali, arrogante e tenacemente avvinta ai propri privilegi e che non sa e non vuole volgere la propria potenzialità economica ed intellettuale a favore di un mondo che sta rapidamente cambiando.
L'ironia pariniana ha due registri, uno epico e l'altro caricaturale, e nasce dal contrasto tra la forma, appunto, epica ed il tono elevato del poemetto e la futile vita dei nobili, che fanno del fasto e dell'apparenza la ragion d'essere, ed è già pungente nella dedica alla Moda, preposta al Mattino (scritto nel 1763). Nel suo intento ironico il Parini si serve in particolare della figura dell'antifrasi, che consiste nell'affermare l'opposto di ciò che si vuole far intendere. Infatti il precettore si finge totalmente d'accordo con la mentalità e i modi di agire del "giovin signore", ma celebrando in modo troppo enfatico gesti e situazioni banali (come uno sbadiglio o la scelta a colazione tra caffè e cioccolata), si crea una sproporzione, fra realtà oggettiva e realtà rappresentata, che ridicolizza la figura del nobile.
L'iniziale discorso didascalico diviene descrittivo e sempre più eroico e drammatico per trascolorare in una satira volta ad illustrare la vacua società in cui vive il giovin signore. La satira raggiunge punte di sarcasmo, quando il Parini vuole esprimere il suo sdegno per quegli atteggiamenti della nobiltà che disprezzano la dignità umana.
Accanto all'ironia però si può osservare anche una certa attrazione del Parini verso la raffinatezza, la grazia, l'eleganza del mondo nobiliare, manifestata nelle descrizione compiaciuta e particolareggiata di oggetti e rituali. Quest'ambiguità, che secondo alcuni critici pregiudica la coerenza dell'opera, in realtà riesce a evitare che essa si dimostri troppo monotona nell'impostazione descrittiva e troppo arcigna e scostante nell'impostazione moralistica.
Parini non auspica una caduta dell'aristocrazia, bensì uno svecchiamento che produca un patriziato conscio dei propri doveri civili e morali, ben lontano dalla fatua nobiltà considerata parassita. Ha fiducia nella natura umana e nelle potenzialità del pensiero, il suo ideale è il buon cittadino che aiuta il progresso civile, morale ed economico della patria, e che è dotato di equilibrio, moderazione, onestà, riconosce i valori dell'uguaglianza, apprezza la vita semplice, dignitosa, retta.
Il Giorno contiene eleganti e minuziose descrizioni ed i motivi cari al poeta: l'esaltazione del lavoro, il valore della vita, l'uguaglianza fra gli uomini ed il motivo sociale per Parini l'illuminismo è portatore di un ideale da affermare nella società. Il poemetto era inizialmente diviso in tre parti : Mattino, Mezzogiorno e Sera. L'ultima sezione venne in seguito divisa in due parti, tralatro incomplete. Ecco come Parini suddivideva la giornata ideale del suo pupillo, "il giovin signore" :
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[modifica] Mattino
Il Giovin Signore si sveglia sul tardi, in quanto la sera prima è stato sommerso dai suoi onerosi impegni mondani; Una volta alzato deve scegliere tra il caffè (se tende ad ingrassare) o la cioccolata (se ha bisogno di digerire la cena della sera prima), poi verrà annoiato da delle visite importune, come per esempio un artigiano che richiede il compenso per un lavoro. Seguono le cosiddette visite gradite, come per (es. il maestro di francese o di piano). Non resta che fare toeletta e darsi ad alcune letture (in senso mondano, tese a sfoggiare poi la propria "cultura") Prima di uscire, viene vestito con abiti nuovi, si procura vari accessori (coltello, tabacchiera....). Sale in carrozza per recarsi dalla dama di cui è cavalier servente (secondo la pratica del cicisbeismo).
[modifica] Meriggio
Arrivato a casa della dama dove verrà servito il pranzo incontra il marito della suddetta, che appare freddo ed annoiato. Finalmente è ora di pranzo, e i discorsi attorno al desco si susseguono, fino a che un commensale vegeteriano, che sta parlando in difesa degli animali, fa ricordare alla dama il giorno funesto in cui la sua cagnolina, la vergine cuccia venne lanciata nella polvere da un cameriere (opportunamente punito per la sua sfrontatezza; in questo passo l'ironia sorridente di Parini si trasforma in vero sarcasmo). Segue lo sfoggio della cultura da parte dei commensali, il caffè e i giochi.
[modifica] Vespro
Il Giovin Signore e la dama fanno visita agli amici e vanno in giro in carrozza. Poi si recano da un amico ammalato (solo per lasciargli il biglietto da visita) e da una nobildonna che ha appena avuto una crisi di nervi, mentre discutono su una marea di pettegolezzi.
[modifica] Notte
I due amanti prendono parte ad un ricevimento notturno e il narratore passa alla descrizione dei diversi personaggi della sala e, in particolare, degli "imbecilli" caratterizzati da sciocche manie. Poi si passa alla disposizione dei posti ai tavoli da gioco (che possono risvegliare vecchi amori o creare intrighi) e infine ai giochi veri e propri. Così si conclude la "dura" giornata del nobile italiano del 1700, che tornerà a casa a notte fonda per poi risvegliarsi il mattino dopo sul tardi.
[modifica] Lo Stile
L’ironia nel poema è data dal contrasto fra gli argomenti insignificanti ed il linguaggio altisonante. Per la sua ascendenza classicista, Parini mira a raffigurare fedelmente la realtà viva e concreta. Alla descrizione della vita nobiliare, si alternano versi severi, ironici e di intonazione favolistica. La scelta dell’endecasillabo come metro è dovuta alla tradizione e per la sua regolarità ritmica, che permette la fluidità dell’andamento e l’uso di numerose soluzioni sintattiche. Il lessico è preciso ed elegante, attento alle minime sfumature di significato.






