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http://it.wikipedia.org/wiki/Alfabeto_runico


ENCICLOPEDIA DELLE LINGUE
E DELLA LINGUISTICA

Alfabeto runico

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Testo dell'iscrizione della Grande pietra di Jelling, Jelling, Danimarca, 965. Il testo recita:  haraltr:kunukʀ:baþ:kaurua    « Harald Re fece fare »    kubl:þausi:aft:kurm faþur sin    « stele codesta per Gorm padre suo »    auk aft:þąurui:muþur:sina:sa    « e per Thyra madre sua, questo »    haraltr ias:s<ą>ʀ·uan·tanmaurk    « Harald che conquistò la Danimarca »    ala·auk·nuruiak    « intera e la Norvegia »    ·auk·tani·<karþi·>kristną    « ed i danesi fece cristiani. »
Testo dell'iscrizione della Grande pietra di Jelling, Jelling, Danimarca, 965. Il testo recita:
haraltr:kunukʀ:baþ:kaurua
« Harald Re fece fare »
kubl:þausi:aft:kurm faþur sin
« stele codesta per Gorm padre suo »
auk aft:þąurui:muþur:sina:sa
« e per Thyra madre sua, questo »
haraltr ias:s<ą>ʀ·uan·tanmaurk
« Harald che conquistò la Danimarca »
ala·auk·nuruiak
« intera e la Norvegia »
·auk·tani·<karþi·>kristną
« ed i danesi fece cristiani. »

L'alfabeto runico, detto anche "futhark", dalla sequenza delle prime 6 lettere che lo compongono (Fehu, Ur, Thurs, Ansuz, Raido, Ken), era l'alfabeto usato dalle antiche popolazioni germaniche (come ad esempio Angli e Juti). L'alfabeto runico futhark era inizialmente formato da 24 singoli caratteri chiamati rune. Si conoscono evoluzioni successive del futhark, diverse per numero e forma delle rune. La grafia delle singole rune, composte da linee rette, dipende dal fatto che spesso le incisioni erano effettuate su pietra, su legno, su superfici dure.

Il futhark arcaico (ca. 150800) era così composto:

f u th,þ a r k g w

h n i j ï,ei p R s

t b e m l ŋ d o

I relativi valori fonetici e le traslitterazioni sono: f f, u u, th,þ þ (th), a a, r r, k k, g g, w w, h h, n n, i i, j j, ï,ei ï (æ, ei), p p, R z (R), s s, t t, b b, e e, m m, l l, ŋ ŋ (ng), d d, o o.

Le rune germaniche probabilmente derivano da una scrittura appartenente al gruppo delle cinque principali varietà di alfabeto italico settentrionale, derivato dall'alfabeto etrusco. Tale alfabeto è conosciuto solo attraverso alcune iscrizioni che furono scoperte nell'area alpina e prealpina. Scritture simili furono usate per il Lepontico, il Retico e il Venetico.

Rune medievali
Rune medievali

Secondo la mitologia norrena, il Padre degli Dei, Odino (Wotan la sua variante germanica) fu il primo Erilaz (Maestro Runico).

La leggenda racconta che egli passò 9 giorni e 9 notti appeso per i piedi all'Yggdrasill (l'albero della vita nella mitologia norrena) senza mangiare né bere. Durante questo periodo, due corvi, Huginn e Muninn (che in seguito diverranno i suoi due consiglieri speciali, in quanto incarnano i ruoli di conoscenza del passato ed intelletto, capacità di leggere il futuro), si cibarono dei suoi occhi, togliendogli così il dono della vista. Ma fu proprio grazie a questa privazione fisica che Wotan poté ricevere dall'Universo il dono della vista profetica, quella del terzo occhio. E questa nuova capacità gli consentì di ricevere la visione, alla fine dei 9 giorni, delle 24 Rune, che si disegnarono come per Magia sotto ai suoi occhi. Egli le offrì in dono all'umanità in modo che questa le potesse usare come strumento divinatorio.

Ogni Runa si compone di 3 aspetti. Questa è una triade e non può essere separata, in quanto nessuna di queste tre parti può avere senso da sola: ognuna implica l'esistenza e la sussistenza delle altre due.

  • Il suono (il nome pronunciato): valore fonetico della Runa è la sua caratteristica vibratoria nell'aria e nello spazio. Questa rappresenta la qualità creativa che risiede nella magia della vocalizzazione. È la qualità alla quale pensiamo quando immaginiamo la parola di Dio, per esempio.
  • Il glifo della Runa (la sua forma): rappresenta la sua qualità visibile. Questa è, forse, la caratteristica che riusciamo a comprendere meglio, in quanto - come esseri umani - riusciamo a trasporre un'enfasi eccezionale in quello che possiamo vedere.
  • Il contenuto simbolico: rappresenta il significato (o i significati) che sono stati attribuiti alla Runa; tuttavia, è facile comprendere come, anche questo aspetto sia solo un pallido riflesso del reale significato della Runa, che resta, comunque, celato ai nostri 5 sensi. Questo perché le Rune esistono in una realtà molto più estesa di quella tridimensionale e possono, quindi, solo essere accennate nel diagramma bidimensionale che siamo superficialmente disposti a concepire.

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Motivazione: poco chiaro/enciclopedico.


La parola runa è connessa ai concetti di "segreto" e "mistero" per alludere sia alla caratteristica di comunicazione silenziosa (la scrittura in sè), sia all'uso magico che se ne faceva (come osserva Tacito, in "Germania", sacerdoti, capi tribù o paterfamilias praticavano sortilegi leggendo la disposizione di pezzetti di legno, su cui erano incise le rune, sparpagliati a caso su un telo bianco).


 

Stele con iscrizioni rúniche all'aeroporto di Arlanda, Stoccolma (Svezia)
Stele con iscrizioni rúniche all'aeroporto di Arlanda, Stoccolma (Svezia)


Molto spesso le Rune venivano incise su strumenti o nel legno delle navi per assicurare virtù sovrannaturali a tali oggetti o, anche, solo per indicarne il proprietario od il costruttore.

La scrittura runica ha presentato, sin dalle sue prime manifestazioni, forme nettamente diversificate, a seconda che sia stata utilizzata in area continentale, settentrionale o insulare. In ambito insulare, la tendenza ad adattare la scrittura ai suoni della lingua ha portato ad ampliare il futhark originario (composto da 24 segni) con altre rune (4 più 5); in Scandinavia si è verificata la tendenza opposta, con la semplificazione del futhark a 16 segni.

Alla fine del medioevo, in Islanda, fu aggiunta la venticinquesima runa alla quale è stato dato il nome Wyrd, una runa bianca, ossia priva di glifo, associata al karma.

L'uso delle Rune, sia come alfabeto che come arte divintoria, si diffuse, poi, in tutta Europa; fu così che, anche, i druidi le usarono come strumento divinatorio collegando ai simboli un valore magico.

L'avvento del cristianesimo nelle popolazioni germaniche portò l'introduzione di alfabeti classici, la cui funzione principale era la conservazione e la tradizione della cultura, ma le rune non scomparvero subito, in quanto non condividevano con gli alfabeti la funzione letteraria e rimasero un metodo di scrittura utilizzato per esigenze quotidiane (di supporto alla memoria di tutti i giorni).

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