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http://it.wikipedia.org/wiki/Anagramma


ENCICLOPEDIA DELLE LINGUE
E DELLA LINGUISTICA

Anagramma

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 

Un anagramma (dal greco ana-, "indietro", and graphein, "scrivere") è il risultato della trasposizione delle lettere di una o più parole in maniera tale da creare altre parole di senso compiuto. Il significato delle parole risultanti non di rado è affine al contesto originario, o ad esso completamente opposto, producendo così effetti di carattere umoristico e interessanti associazioni. Gli anagrammi costituiscono un tipo di gioco linguistico, in qualche modo riconducibile all'enigmistica.

Indice

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Storia

La costruzione degli anagrammi è un divertimento che vanta una sicura antichità, anche se non ne è certa l'origine. Presso il popolo ebraico, in particolare tra gli scrittori più tardi come i Kabalisti, che giocavano con i "misteri e i segreti che sono intrecciati nei versi di lettere." Gli anagrammi erano noti agli antichi greci ed anche ai romani, anche se gli esempi noti in latino di parole polisillabiche sono quasi tutti imperfetti.

Essi furono popolari in Europa durante il Medioevo e anche in seguito, particolarmente in Francia, dove un certo Thomas Billon fu nominato "anagrammatista del re" da Luigi XIII.

W. Camden (Remains, 7a edizione, del 1674) definisce l'"Anagrammatisme" come "una dissoluzione di un nome che è scritto in modo veritiero con le sue lettere, in elementi e la nuova ricomposizione, per mezzo di una trasposizione artificiale, senza aggiungere, sottrarre o cambiare nessuna lettera, in una parola diversa che abbia un senso compiuto e sia applicabile alla persona nominata." Dryden chiamò sdegnosamente il passatempo "la tortura di una povera parola in diecimila modi" ma molte persone vi hanno ricavato un divertimento.

In realtà, soprattutto quando si voleva ottenere uno pseudonimo, molti personaggi non andavano tanto per il sottile. Ad esempio, il nome Voltaire nacque come anagramma di Arouet L.J. (le jeune), dove la J diventò miracolosamente una I; Trilussa invece è un anagramma corretto del vero cognome dello scrittore, Salustri.

Esempi

Esempi molto semplici di coppie di anagrammi sono: ROMA e AMOR; butano, tubano; attore, rotate, teatro; storiche, ostriche.

Un anagramma molto noto è quello della preghiera a Maria: "Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum" che diventa "Virgo serena, pia, munda et immaculata".

Molti altri esempi si possono trovare sulle numerose pagine Web dedicate all'enigmistica.

Tipi di anagramma

Gli enigmisti, sempre pronti a classificare il classificabile, hanno definito tutta una serie di tipi di anagramma che si distinguono per la forma degli elementi che lo costituiscono:

  • Anagramma a frase: uno dei due elementi è un frammento di frase. Esempio: pepita d'oro = doppiatore.
  • Anagramma diviso: uno o entrambi gli elementi sono formati da più di una parola. In questo caso le parole di ciascun elemento non formano una frase, ma devono comunque avere una certa attinenza tra loro.. Esempi: realtà/sogno = ergastolano; Macerata/Napoli = Palermo/Catania.
  • Frase anagrammata: entrambi gli elementi sono frammenti di frase. Esempio: il soldato geniere = le giornate di sole.
  • Frase anagrammata divisa: un elemento è un frammento di frase, l'altro è comunque formato da più di una parola. Esempio: fortuna/iella = tiro alla fune.

Ma oggi sono denominati Anagramma tout court tutti gli esempi succitati.

Esempi particolari di anagrammi sono quelli che in ludolinguistica si chiamano:

  • aptagrammi, cioè anagrammi in cui i due elementi hanno un'affinità di significato. In italiano sono aptagrammi: attore = teatro; bibliotecario = beato coi libri; Stefano protomartire = Santo morto fra pietre;
  • antigrammi, cioè anagrammi in cui gli elementi sono in contrasto. In inglese sono antigrammi: astronomers = no more stars; funeral = real fun.

Matematica e informatica

Dal punto di vista della matematica e della informatica, e più in particolare della teoria dei linguaggi e della combinatorica, una parola, una locuzione o una frase è una stringa o equivalentemente una disposizione con ripetizione sull'alfabeto delle lettere che la compongono. Consideriamo dunque una generica stringa w le cui lettere costituiscono l'alfabeto A. Se l'alfabeto viene ordinato in una sequenza, si può definire precisamente il vettore di Parikh della stringa w Prk(w) come la sequenza dei numeri delle occorrenze delle successive lettere. Ad es. se ci si riferisce all'alfabeto (A,M,O,R) Prk(ROMA) = (1,1,1,1). A questo punto si definisce come anagramma di w ogni stringa che ha lo stesso vettore di Parikh della w. La relazione essere anagramma di è una equivalenza. Si osserva che per i matematici e gli informatici ROMA è anagramma di ROMA.

Molti umanisti possono considerare la precedente affermazione come pura perdita di tempo e ritenere che tutto il precedente discorso sia una filza di noiose pignolerie. Torniamo allora alle due precedenti espressioni mariane e assegnamo loro il vettore di Parikh riferito alla sequenza dell'alfabeto italiano di 21 lettere

(6,0,1,1,3,0,1,0,3,1,3,1,1,1,0,1,1,2,2,1,0)
(a,b,c,d,e,f,g,h,i,l,m,n,o,p,q,r,s,t,u,v,z)

Per questa affermazione si sente la necessità di precisare che non si sono distinte minuscole e maiuscole (e che si sono trascurati spazi e virgole); questa necessità era poco sentita all'atto della introduzione intuitiva delle due locuzioni. A difesa dell'atteggiamento pignolo di matematici e informatici bisogna poi dire che l'adozione di questo modo di vedere è indispensabile quando si pensa di operare sugli anagrammi (e in generale sui testi) mediante strumenti per elaborazioni automatiche. I due atteggiamenti, chiamiamoli umanistico e matematico-informatico, dovrebbero quindi essere considerati complementari: vi sono situazioni nelle quali è più efficace e gradevole esprimersi intuitivamente, altre nelle quali è necessario essere precisi e circostanziati.

Calcolo combinatorio

Senza ripetizioni

Quanti sono gli anagrammi di un nome di lunghezza n? La risposta a questa domanda è abbastanza semplice. Supponiamo per ora che la parola considerata sia formata da tutte lettere diverse. Ad esempio se consideriamo una parola di lunghezza quattro, CANE, possiamo scegliere di mettere al primo posto una qualsiasi delle quattro lettere (quindi abbiamo 4 possibilità per il primo posto). Per il secondo posto avremo solo 3 possibilità perché una lettera è stata usata, per il terzo le possibilità sono due, per l'ultima posizione la scelta è obbligata: se abbiamo scritto ACN dobbiamo per forza finire la parola con E. Quindi abbiamo 4 \times 3 \times 2 \times 1 = 24 possibili anagrammi di CANE:

ENAC, NEAC, EANC, AENC, NAEC, ANEC, ENCA, NECA, ECNA, CENA, NCEA, CNEA, EACN, AECN, ECAN, CEAN, ACEN, CAEN, NACE, ANCE, NCAE, CNAE, ACNE, CANE.

Questa regola è vera in generale. Se una parola contiene n simboli senza ripetizioni, il numero dei suoi anagrammi, cioè il numero delle permutazioni di n oggetti è n! (n fattoriale), cioè

n! = n(n - 1)(n - 2)...1

Con ripetizioni

Consideriamo il caso in cui ci siano delle lettere che compaiono più volte. Allora non vogliamo contare due volte ad esempio la parola KOALA distinguendo le due possibili posizioni delle due A. Quindi dobbiamo dividere il numero totale delle permutazioni per il numero di tutte le permutazioni possibili dei simboli che si ripetono. Ad esempio nel conteggio originale la parola AMACA verrebbe contata 6 volte, tante quante sono le possibili permutazioni delle tre A. La parola BAOBAB verrebbe contata 12 volte, cioè il prodotto delle permutazioni possibili delle tre A (6) e delle due B (2). In generale i possibili anagrammi di una parola che contiene n simboli di cui uno si ripete s1 volte, un altro s2 volte, e un k-esimo si ripete sk volte sono

\frac{n !}{s_1! s_2! .... s_k!}

Nel caso limite che i simboli siano tutti uguali (la parola AAAAAAA), la formula dà il risultato corretto cioè n! / n! = 1. Questa è la formula generale delle già citate disposizioni con ripetizione.

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