ENCICLOPEDIA DELLE LINGUE
E DELLA LINGUISTICA
Ab Urbe condita
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Ab Urbe condita (AUC oppure a.U.c.) è il sistema latino di calcolo degli anni computati a partire dalla fondazione della Città, intendendo Roma "La" città per eccellenza. La fondazione venne fissata al 753 a.C..
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I calendari romani
Gli antichi romani utilizzavano vari metodi per datare i loro anni e i calendari in uso hanno subito, nel corso dei secoli di Roma, almeno due principali trasformazioni. Una prima riforma viene attribuita al re Numa Pompilio (Calendario romano). In epoca storica una seconda riforma fu promossa da Gaio Giulio Cesare (Calendario giuliano).
L'età di Roma
Alcuni storici negano che il sistema di
datazione "Ab urbe condita" sia mai stato
usato nel modo antico e affermano che questo
metodo sia stato sviluppato in epoca successiva.
In effetti gli storici antichi datano gli eventi
nominando gli anni, piuttosto che numerandoli,
dai
consoli annualmente in carica.
La questione dell'età della città, però, rimaneva importante, anche perchè La celebrazione dell'anniversario dell'Urbe divenne parte della propaganda imperiale.
A partire dall'imperatore
Claudio il metodo di calcolo dell'età della
Città, proposto da
Marco Terenzio Varrone prevalse su tutti gli
altri. Claudio fu il primo a far celebrare
l'anniversario di Roma nel
47 d.C., ottocento anni dopo la presunta
data della fondazione.
Nel
147-148
Antonino Pio diede corso a una simile
celebrazione e nel
248
Filippo l'Arabo celebrò il primo
millennio di Roma, assieme ai
Ludi Saeculares (celebrati ogni cento
anni), in quanto Roma compiva dieci secoli. Sono
pervenute monete che celebrano l'evento. Su una
moneta del pretendente al trono
Pacaziano, appare esplicitamente "1001", da
dove si evince come i cittadini dell'Impero
Romano avevano compreso di essere all'inizio di
una nuova era, di un "Saeculum Novum".
Quando l'Impero Romano divenne
cristiano, nei secoli successivi, questa
immagine millenaria venne utilizzata in un senso
più
metafisico.
Il calcolo di Varrone
La data tradizionale per la fondazione di Roma (21 aprile 753 a.C., il Natale di Roma) fu definita da Varrone. In effetti i romani datavano gli eventi della città dall'inizio del regno del re in carica e poi, durante il periodo repubbicano, dal nome dei consoli che duravano in carica solo un anno.
Varrone doveva avere a disposizione una lista di consoli contenente qualche errore e chiamò l'anno in cui si insediarono i primi consoli (Bruto e Collatino) "245 ab urbe condita" (a.u.c.), accettando l'intervallo di 244 anni indicato da Dionigi di Alicarnasso per il totale degli anni in cui Roma fu governata dai leggendari sette re. La correttezza del calcolo di Varrone non è mai stata provata in modo scientifico (e d'altra parte probabilmente Roma non ha una "vera" data di nascita) ma viene ancora universalmente usata .
Calcoli alternativi
Secondo Velleio Patercolo (VIII, 5) Roma fu fondata 437 anni dopo la caduta di Troia (1182 a.C.), e avvenne subito prima di un'eclissi di sole. Ebbene, un'eclissi di Sole, con una copertura del 50.3%, fu osservata a Roma il 25 giugno 745 a.C.. L'inizio fu alle 16.38, la massima eclissi fu alle 17.28 e terminò alle 18.16.
D'altra parte, secondo
Lucius Tarrutius di
Firmum,
Romolo e Remo furono concepiti il
ventitreesimo giorno del mese egizio di Choiac,
al momento di un'eclissi totale di sole. Questa
eclissi avvenne il
15 giugno
763 a.C. (760??), con copertura del 62.5% a
Roma. Iniziò alle ore 6.49, la massima eclissi
fu alle ore 7.47 e terminò alle 8.51.
Romolo e Remo, sempre secondo questa tradizione,
nacquero il ventunesimo giorno del mese egizio
di Toth. Il primo giorno di Toth, in quell'anno,
cadeva il
2 marzo. Questo starebbe a significare che
la gravidanza di
Rea Silvia è durata 281 giorni. Roma sarebbe
stata fondata nel nono giorno del mese di
Pharmuthi, ovvero il
21 aprile, come universalmente accettato.
I romani aggiungono che al momento della fondazione di Roma un'eclissi di sole fu osservata da Antimaco il poeta, il trentesimo giorno del mese lunare. Questa eclissi, il 25 giugno 745 a.C. ebbe una copertura del 54.6% a Teos in Asia Minore, cominciò alle 17.49 e il sole era ancora oscurato quando tramontò alle 19.20.
Secondo la tradizione, Romolo disparve quando aveva 54 anni, alle None di Quintile (luglio), in un giorno in cui il sole era oscurato (ma altri parlano di tempesta). Il giorno divenne notte e subito si pensò ad un'eclissi di sole. Avvenne. Il 17 luglio 709 a.C. con copertura del 93.7%, iniziando alle 5.04 (alba a Roma) per terminare alle 6.57 (Tutte queste date sono state calcolate dal Prof. Aurél Ponori-Thewrevk, direttore in pensione del planetario di Budapest).
Plutarco pone l'avvenimento nel trentasettesimo anno dalla fondazione, nel giorno che per noi è il 5 luglio che allora era chiamato Quintile, alle None Caprotine. Anche Tito Livio (I, 21) afferma che Romolo regnò per 37 anni dopodiché fu trucidato dal Senato o disparve nel trentottesimo anno di regno. La maggior parte delle tradizioni sono state registrate da Plutarco (Vite parallele di Romolo, Numa Pompilio e Camillo); Floro (libro I, I), Cicerone (De Republica, VI, 22; Il sogno di Scipione); Cassio Dione e Dionigi di Alicarnasso, L.2). Cassio Dione, nella, sua "Storia romana, I" conferma i nostri dati attestando che Romolo aveva 18 anni quando fondò Roma. Quindi ben tre eclissi provano che Romolo regnò dal 746 a.C. al 709 a.C. e Roma fu fondata nel 745 a.C..
Quinto Fabio Pittore (m. 250 a.C. asserisce che i consoli romani furono eletti per la prima volta 239 anni dopo la fondazione di Roma (Enciclopedia Italiana, XIV, 1951: 173); Livio (I, 60) fornisce quasi lo stesso intervallo (240 anni); Polibio (Storie, III, 22, 1-2) afferma che 28 anni dopo l'espulsione del re, (Tarquinio il Superbo), (oppure, come si ritiene, nel corso del ventottesimo anno) Serse, l'imperatore persiano, attaccò la Grecia. Ciò avvenne nel 478 a.C. ed è testimoniato da due eclissi di sole.
Conclusione
La moderna archeologia ci informa che Roma non ha quasi certamente avuto una "data di nascita". Molto probabilmente la città si è evoluta da una serie di piccoli stanziamenti latini, sabini ed etruschi, cresciuti sui (e ai piedi dei) sette colli. Le date che la tradizione ci offre, corroborate dai rilievi astronomici forniscono comunque un indizio di quando queste popolazioni hanno cominciato a ritenersi non più delle sparse tribù divise ma un popolo unito, pur nelle sue diversità. Un popolo che avrebbe permeato di sé la storia.






