ENCICLOPEDIA MEDICA
Acido folico
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L'acido folico (o acido pteroilglutammico
o vitamina M o vitamina B9) venne scoperto
nel 1939 dopo una serie di studi relativi alla terapia
di una forma di anemia provocata artificialmente nei
polli. Tale sostanza, isolata dal
fegato e da vegetali, venne successivamente
caratterizzata chimicamente e se ne notò la sua
essenzialità in terreni di cultura per alcuni
microorganismi. Tra il 1943 ed il 1945, dalle
cellule vennero isolati altri fattori riconosciuti,
poi, come derivati dell'acido folico.
L'acido folico si compone, strutturalmente, dell'unione
di tre molecole:
6-metilpterina,
acido p-aminobenzoico (PABA) ed
acido glutammico. La 6-metilpterina ed il PABA
formano una molecola di
acido pteroico (da cui il nome di acido
pteroilglutammico a seguito del legame col glutammato).
L'acido folico è insolubile nei solventi organici ed è
inattivato dalla
luce e dalle
radiazioni ultraviolette. Il legame con il
glutammato è essenziale per la sua attività biologica.
L'acido folico viene assunto dall'organismo solamente
sotto la forma di acido pteroilmonoglutammico (ovvero
con una sola molecola di glutammato legata al PABA).
Poiché nella dieta si può ingerire anche dell'acido
pteroilpoliglutammico, per poterlo rendere assimilabile
si utilizzano degli
enzimi (pteroilpoliglutammato
idrolasi) che scindono i
legami peptidici che legano tra loro le molecole di
glutammato. L'assorbimento dell'acido folico avviene
prevalentemente nel
digiuno ed è un processo, influenzato dal
pH,
passivo ad alte
concentrazioni di folato ed attivo a concentrazioni
fisiologiche.
La forma attiva dell'acido folico è l'acido
tetraidrofolico, il quale viene ottenuto per riduzione
enzimatica. Tale processo avviene attraverso due
reazioni di riduzione della 6-metilpterina catalizzate
dalla
tetraidrofolato riduttasi.
Il tetraidrofolato interviene in reazioni di
trasferimento di unità monocarboniose a diversi livelli
di ossidazione e funge da trasportatore intermedio. Le
unità monocarboniose possono essere:
- gruppo metilico (-CH3),
- gruppo metilenico (-CH2-),
- gruppo formilico (-CHO),
- gruppo formiminico (-CHNH).
Il gruppo monocarbonioso si può legare all'azoto
N5 della 6-metilpterina o a quello N10 del PABA
(talvolta ad entrambi). Le forme che si possono ottenere
tramite l'aggiunta di queste unità sono intercambiabili
attraverso specifiche reazioni enzimatiche che sono
esposte nell'immagine seguente.
I folati intervengono nei processi metabolici
coinvolti nella sintesi delle
purine e della
deossitimidina (dTMP), nella formazione della
metionina a partire dall'omocisteina,
nel catabolismo dell'istidina
e nella interconversione tra
glicina e
serina.
La formazione della metionina dalla omocisteina avviene
tramite l'enzima
omocisteina metiltrasferasi che utilizza la
vitamina B12 come coenzima ed il
metiltetraidrofolato come donatore di un gruppo metilico
che viene prelevato da una serina che, a seguito di ciò,
diventa una glicina.
Per formare dTMP si ricorre al N5, N10
metilentetraidrofolato che trasferisce un gruppo
metilico ad una molecola di desossiuridinamonofosfato
(dUMP). Nella reazione, catalizzata dalla
timidilato sintetasi, il metilentetraidrofolato
funge da donatore sia del gruppo metilenico sia dei due
elettroni necessari per ridurlo a gruppo metilico,
ossidandosi a diidrofolato.
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Fonti alimentari
L'acido folico è presente nelle frattaglie, nelle
verdure a foglia, nei
legumi e nelle
uova. La sua presenza è scarsa nella
frutta e nel
latte. Parte dell'acido folico (circa il 50%) si può
perdere durante la cottura. In alcuni alimenti possono
esistere delle sostanze inibitrici della
pteroilpoliglutammato idrolasi od altre ancora non
conosciute in grado di diminuire l'assorbimento di acido
folico.
Carenza
La carenza di acido folico assai diffusa, soprattutto
nei paesi sottosviluppati. Le cause di ciò sono
molteplici e vanno dalle malattie infettive, alle
terapie farmacologiche, alla
gravidanza, al
malassorbimento. Tutto ciò si traduce in problemi
nella sintesi di
DNA ed
RNA. Gli elementi più coinvolti da questo problema
sono le cellule a ricambio rapido, come quelle del
midollo osseo.
La sintomatologia da carenza di acido folico si
manifesta attraverso un'anemia
macrocitica cui si può accompagnare leucopenia e
trombocitopenia, alterazioni della cute e delle mucose e
disturbi gastrointestinali (malassorbimento e diarrea).
Durante la gravidanza, carenze di acido folico possono
provocare problemi nella differenziazione del
tubo neurale, forse per alterazione dei
microtubuli, e portare, così, allo sviluppo di una
spina bifida o di
anencefalia.
Livelli di assunzione e tossicità
I livelli di assunzione di folati consigliati sono di
circa 200 μg/die. In gravidanza se ne consiglia
l'assunzione di 400 μg/die al fine di prevenire la
comparsa di spina bifida, e, nell'allattamento, 300
μg/die.
Non sono noti effetti tossici da folati fino ad una dose
di 5 mg/die. Si consiglia di non eccedere
nell'assunzione di folati in quanto possono mascherare i
sintomi dell'anemia
perniciosa da carenza di vitamina B12, evento che
può comparire soprattutto in anziani e vegetariani.
Collegamento a questa pagina
http://www.sinu.it/larn/vit_idro.asp
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