ENCICLOPEDIA MEDICA
ADHD
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ADHD (Attention-Deficit/Hyperactivity
Disorder) è la sigla della Sindrome da deficit
di attenzione e iperattività.
I bambini affetti da questa sindrome sono iperattivi, deconcentrati, assumono comportamenti di cui il genitore fa difficoltà a gestire. Occorre prestare attenzione al fatto che non si tratta di una malattia ma si tratta di una serie di comportamenti che sono etichettati come sindrome da iperattività secondo un manuale psichiatrico.
La sindrome è stata costituita recentemente e dopo che una particolare anfetamina, il metilfenidato, si è visto efficace per il trattamento di alcuni pazienti iperattivi e con deficit d'attenzione, in pratica è stata scoperta prima la cura della sindrome.
Questi bambini hanno difficoltà d’apprendere nelle aree verbali (es la lettura), enormi difficoltà nel completare autonomamente un compito assegnato, nel ricordare di compiere ciò che gli viene detto e programmato di fare e, infine, nel riuscire a portare a termine un progetto già iniziato. Questi bambini hanno difficoltà di coordinazione, sono impulsivi e facilmente distratti.
In sintesi, l’ADHD è un disturbo psichiatrico caratterizzato da deficit di attenzione, impulsività e iperattività.
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Cause
Malattia
Secondo alcuni ricercatori il disturbo può avere una causa genetica. Infatti ricercatori stanno definendo l’ADHD, non un disturbo dell’attenzione in sé, ma nasce da un difetto evolutivo nei circuiti cerebrali che stanno alla base dell’inibizione e dell’autocontrollo. Inoltre l’ADHD non è un problema marginale che si risolve con l’età, ma un tempo si riteneva che la condizione potesse persistere in età evolutiva. La sua storia naturale, infatti, è caratterizzata da persistenza fino all’adolescenza in circa due terzi dei casi e fino all’età adulta in circa un terzo o la metà dei casi. E molti di quelli che non rientrano più nella descrizione clinica dell’ADHD hanno ancora significativi problemi di adattamento nel lavoro, a scuola o in altri contesti sociali.
Sindrome
Secondo altri la sindrome da iperattività non è una malattia, secondo il dott. Fred Baughman, neurologo infantile e membro dell’American Academy of Neurology: «[…] La "psichiatria biologica" in quarant’anni non ha mai confermato l’esistenza di anomalie, "squilibri chimici" o disturbi "neurologici", "biologici" o "genetici" in una sola delle sue diagnosi o delle condizioni di cui afferma l’esistenza».
In realtà nessun psichiatra parla di malattia ADHD ma semplicemente di sindrome cioè di un insieme di effetti.
Problemi relazionali
Per quanto riguarda i problemi relazionali, i genitori, gli insegnanti e gli stessi coetanei concordano che i bambini con ADHD hanno anche problemi nelle relazioni interpersonali (Pelham e Millich 1984). Vari studi di tipo sociometrico hanno confermato che bambini affetti da deficit di attenzione con o senza iperattività:
- ricevono minori apprezzamenti e maggiori rifiuti dai loro compagni di scuola o di gioco (Carlson et al, 1987);
- pronunciano un numero di frasi negative nei confronti dei loro compagni dieci volte superiori rispetto agli altri;
- presentano un comportamento aggressivo tre volte superiore (Pelham e Bender, 1982);
non rispettano o non riescono a rispettare le regole di comportamento in gruppo e nel gioco;
- laddove il bambino con ADHD assume un ruolo attivo riesce ad essere collaborante, cooperativo e volto al mantenimento delle relazioni di amicizia;
- laddove, invece, il loro ruolo diventa passivo e non ben definito, essi diventano più contestatori e incapaci di comunicare proficuamente con i coetanei.
Cura
La terapia più impiegata per il trattamento dell'ADHD è il metilfenidato, un'amfetamina, ma esiste un forte dibattito all'interno degli stessi psichiatri sull'uso di queste sostanze stimolanti in bambini che sono iperattivi.
Paolo Crepet [1], esimio psichiatra e psicologo afferma: il ricorso agli psicofarmaci deve «rappresentare l'extrema ratio e comunque una strada assolutamente da evitare in età giovanile. Molto meglio può fare l'attenzione della famiglia». fonte [2]
Esistono progetti dal nome eloquente "Giù le Mani dai Bambini" [3] che si occupano di discutere il problema dell'uso di psicofarmaci sui bambini, in particolare del metilfenidato. Il progetto è supportato da diversi anni da circa cento tra associazioni di specialisti, associazioni di promozione sociale, cooperative, etc, "mette in rete" oltre 220.000 addetti ai lavori e gode dell'appoggio di diversi "media" e di celebrità e personalità del mondo dello spettacolo e della cultura.
IL Manuale Diagnostico dei Disturbi Mentali (DSM) è un riferimento basilare, criticato per un conflitto d'interesse di alcuni autori che nello stesso tempo erano consultenti o ricercatori alle dipendenze di case farmaceutiche. L'ADHD è in questo senso una delle migliaia di sindromi scoperte e introdotte nel prontuario negli ultimi 50 anni. Secondo questa critica sarebbe un disturbo senza una sintomatologia chiara e univoca, diagnosticabile a "piacere", elaborata ad inizi del secolo scorso e ripresa negli anni '80 per creare un nuovo mercato di farmaci.
Test
Un primo pre-test per capire se si è candidati alla sindrome ADHD è il seguente:
- spesso non riesce a prestare attenzione ai particolari o commette errori di distrazione nei compiti scolastici
- spesso ha difficoltà a mantenere l’attenzione sui compiti e sul gioco
- spesso non sembra ascoltare quando gli si parla direttamente
- spesso non segue le istruzioni e non porta a termine i compiti scolastici
- spesso ha difficoltà a organizzarsi nei compiti e nelle attività
- spesso evita, prova avversione, o è riluttante ad impegnarsi in compiti che richiedono sforzo mentale protratto
- spesso perde gli oggetti necessari per i compiti o le attività
- spesso è facilmente distratto da stimoli estranei
- spesso è sbadato nelle attività quotidiane
Bastano sei voci positive e si è candidati alla sindrome.
Collegamenti esterni
- (EN) Sito del National Resource Center on AD/HD
- (EN) Sito del più attivo comitato italiano di farmacovigilanza'
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