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http://it.wikipedia.org/wiki/Amigdalina


ENCICLOPEDIA MEDICA

Amigdalina

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L’amigdalina ((R)-alfa-((6-O-beta-D-glucopiranosil-beta-D-glucopiranosil)ossi)benzenacetonitrile, ovvero D(-)-mandelonitrile-beta-D-gentiobioside) è un glicoside contenuto nei semi di diverse Rosacee in gran quantità in quelli di mandorle amare, In particolar modo l'amigdalina è un glucoside cianogenetico, ovvero capace di liberare acido cianidrico.

Fu isolata per la prima volta nel 1830 dagli scienziati francesi Roubiquet e Bontron-Chariand. Nel 1837, Von Liebig e Woehier, scoprirono che una molecola di amigdalina poteva essere enzimaticamente degradata in uno ione cianuro, una molecola di benzaldeide e due di glucosio. Lo stesso risultato si può ottenere trattando la molecola con acido solforico

L'amigdalina viene commercializzata sotto il nome improprio di vitamina B17, pur non essendo una vitamina. Infatti la carenza di questa sostanza non causa nessun quadro patologico.

Struttura dell'amigdalina
Struttura dell'amigdalina

Indice

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Benzaldeide e acido cianidrico

L'amigdalina di per sé è poco reattiva. Essa reagisce soltanto con l'enzima beta-glucosidasi, e dalla degradazione si ottengono glucosio, benzaldeide e acido cianidrico, un composto assai tossico per l'organismo. L'acido cianidrico è molto tossico anche in quantità piccole: le dosi mortali sono pari a 300 ppm nell'aria e 50 mg per ingestione orale. La beta-glucosidasi non si riscontra nei tessuti dei mammiferi, ma la flora batterica intestinale umana appare in grado di degradare in parte l'amigdalina (tramite enzimi simili alla beta-glucosidasi); ciò comporta che l'amigdalina può essere fino a 40 volte più tossica se assunta oralmente rispetto alla via endovenosa.

Il laetrile

Nel 1950 il ricercatore americano Ernest Krebs isolò il laetrile, una sostanza simile all'amigdalina ma contenente una molecola di glucosio in meno. La parola “laetrile” è un acronimo della parola laevomandelonitrile-glucoside. Il nome chimico completo è: D-1 mandelonitrile-beta-glucuronide. Il nome dell’amigdalina è invece D-mandelonitrile-bi-glucoside. Krebs utilizzò contro il cancro il laetrile dopo averlo fatto bollire in soluzione alcolica, aver evaporato l'alcool, e quindi cristallizzandolo in piccoli cristalli bianchi in etere.

Amigdalina/laetrile nella terapia del cancro

L'amigdalina/laetrile è stata oggetto di studi al fine di dimostrare un effetto benefico, o regressivo, nei confronti del cancro. A tale proposito, intorno al 1845 il medico russo Inosmetzeff, professore presso l’Università Imperiale di tutte le Russie di Mosca, affermò di aver guarito un ventenne tumorale, cui somministrò 46 grammi di amigdalina per 3 mesi. Dichiarò anche di aver curato una donna di 48 anni, con estese metastasi da cancro ovarico, che nel 1845 era ancora viva ad 11 anni dall'inizio della terapia.

Come si vede, con questi dosaggi di 48 mg di amigdalina, si rimane ben lontani dalla produzione di 50 mg di acido cianidrico, che è la dose letale. Un'accusa mossa alla terapia fu quella di intossicare tutto il corpo pur di eliminare le cellule malate.

Teorie a sostegno dell'attività antitumorale

Vari autori hanno proposto quattro teorie a supporto dell'attività antitumorale dell'amigdalina/laetrile.

La prima è la teoria trofoblastica dei tumori, non generalmente accettata al giorno d'oggi come esplicativa per la genesi tumorale. Secondo questa teoria, le cosiddette cellule germinali primordiali possono trasformarsi in cellule tumorali, ma che questa trasformazione è normalmente evitata dagli enzimi pancreatici. Inoltre, secondo la teoria, le cellule tumorali sarebbero deficienti in rodanasi (un enzima capace di detossificare l'amigdalina), ed eccessivamente ricche in beta-glucuronidasi (un enzima che aumenterebbe la tossicità dell'amigdalina). A causa di questo disequilibrio, l'amigdalina sarebbe più tossica per le cellule tumorali di quanto non lo sia per le cellule sane. Purtroppo per questa tesi, non esistono dati spetimentali che mostrino differenze enzimatiche di questo tra cellule sane e tumorali (Gal EM, Fung FH, Greenberg DM: Studies on the biological action of malononitriles, II: distribution of rhodanese (transulfurase) in the tissues of normal and tumor-bearing animals and the effect of malononitriles thereon. Cancer Res 12: 574-79, 1952.; Conchie J, Findlay J, Levvy GA: Mammalian glycosidases: distribution in the body. Biochem J 71: 318-25, 1959 ).

Una seconda teoria parla di un diverso disequilibrio enzimatico, concernente questa volta rodanasi e beta-glucosidasi. Come detto sopra, non esistono dati a supporto di una deficienza di rodanasi nelle cellule tumorali, e in genere le cellule umane contengono poco o nulla beta-glucosidasi, e di conseguenza l'amigdalina endovenosa non potrebbe comunque essere degradata (Conchie J, Findlay J, Levvy GA: Mammalian glycosidases: distribution in the body. Biochem J 71: 318-25, 1959; Biaglow JE, Durand RE: The enhanced radiation response of an in vitro tumour model by cyanide released from hydrolysed amygdalin. Int J Radiat Biol Relat Stud Phys Chem Med 33 (4): 397-401, 1978).

La terza teoria dichiara che l'amigdalina sarebbe una vitamina la cui deficienza sarebbe concausa degli eventi tumorali. Dato che l'amigdalina non è necessaria per il normale metabolismo umano, essa non è una vitamina (Young VR, Newberne PM: Vitamins and cancer prevention: issues and dilemmas. Cancer 47 (5 Suppl): 1226-40, 1981; Jukes TH: Laetrile struggles. Nature 263 (5578): 543, 1976)

La quarta teoria dichiara che l'amigdalina ridurrebbe il pH interno delle cellule tumorali, causando la lisi dei lisosomi e l'autodistruzione delle cellule.

L’efficacia antitumorale dell'amigdalina è stata vagliata per lungo tempo su basi cliniche e non è stata tuttavia dimostrata. Nel 1962 il California Cancer Advisory Council ha revisionato centinaia di casi di pazienti trattati con amigdalina concludendo che il trattamento con la sostanza manca di reali benefici contro il cancro. Nel 1982, il Nationall Cancer Institute ha condotto dei trial clinici di fase II con la somministrazione a lungo termine con amigdalina su 175 pazienti affetti da diversi tipi di tumore (cancro al seno, al colon, al polmone). I risultati hanno dimostrato l’inefficacia del trattamento e una parte dei pazienti ha sviluppato sintomi di intossicazione da cianuro. Ancora oggi alcune persone utilizzano l'amigdalina o suoi derivati per integrare o sostituire la terapia antitumorale ufficiale, comunque tale composto, in commercio come integratore alimentare, oltre a non sortire alcun effetto antitumorale riconosciuto, può causare se assunto in quantità superiori a quelle raccomandate effetti tossici e addirittura mortali.


 

Per approfondire, vedi la voce Primi studi sull'amigdalina.

Nuovi studi

L'amigdalina è di nuovo al centro dell'interesse dei ricercatori, sempre come possibile supporto alle terapie antitumorali, ma in questo caso per le sue potenzialità come profarmaco regolato da enzimi anticorpo-controllati. L'idea alla base dell aterapia è quella di attivate l'amigdalina e di liberare il suo contenuto in ioni cianuro (o acido cianidrico) in maniera molto specifica nella sede del tessuto tumorale, in modo da colpire solo le cellule tumorali. Uno studio in vitro su cellule di carcinoma della vescica ha mostrato che la combinazione di un anticorpo monoclonale associato ale cellule tumorali con beta-glucosidasi ed amigdalina ha portato ad una citotossicità enzima-specifica nelle cellule tumorali, a livelli di amigdalina molto al di sotto di quelli tossici (Syrygos KN, Rowlinson-Busza G, Epenetos AA (1998) "In vitro citotoxicity following specific activation of amygdalin by beta-glucosidase conjugated to a bladder cancer-associated monoclonal antibody" Int J Cancr 78:712-719)


 

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