ENCICLOPEDIA POLITICA
Giorgio Almirante
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«Vivi come se tu dovessi morire subito. Pensa come
se tu non dovessi morire mai.»
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(Giorgio Almirante, da Autobiografia di
un fucilatore)
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«Quando vedi la tua verità fiorire sulle labbra
del tuo nemico, devi gioire, perché questo è il
segno della vittoria.»
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(Giorgio Almirante)
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«Non rinnegare, non restaurare»
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(Giorgio Almirante)
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Giorgio Almirante (Salsomaggiore Terme, 27 giugno 1914 - Roma, 22 maggio 1988) è stato un uomo politico italiano.
Giorgio Almirante fu il più importante esponente del Movimento Sociale Italiano, partito della destra italiana. Almirante nacque a Salsomaggiore, in provincia di Parma, il 27 giugno 1914.
Il padre, attore, direttore di scena di Eleonora Duse e di Ruggero Ruggeri e poi regista del cinema muto, apparteneva ad una famiglia di attori e di patrioti, con ascendenti appartenenti all'alta nobiltà di Napoli (gli Almirante erano stati dal 1691 i duchi di Cerza Piccola).
A causa del lavoro del padre visse i primi 10 anni di vita in giro per l'Italia per poi stabilirsi prima a Torino e quindi a Roma.
In questa città si laurea in Lettere nel 1937 con un tesi sulla fortuna di Dante nel Settecento italiano e, parallelamente agli studi, inizia la sua carriera come cronista presso il quotidiano fascista Il Tevere dove lavora fino al 1943 e di cui fu caporedattore. Contemporaneamente, dal 1938 al 1942, collabora alla rivista La difesa della razza come segretario di redazione.
Diverse le tesi da lui sostenute in tale rivista. In primo luogo fu sua preoccupazione la penetrazione delle tesi razziste provenienti dalla Germania nazista, che già avevano portato all'approvazione nel 1938 delle leggi razziali, e che faticavano ad imporsi nella società italiana, dov'erano percepite come un elemento estraneo alla cultura nazionale forzatamente introdotto in Italia. All'accusa strisciante che il regime si stesse appiattendo sempre più sulle posizioni naziste Almirante, già nell'ottobre del 1938, rispondeva che "il razzismo è il più vasto e coraggioso riconoscimento di sé che l'Italia abbia mai tentato. Chi teme ancor oggi che si tratti di un'imitazione straniera non si accorge di ragionare per assurdo: perché è veramente assurdo sospettare che il movimento inteso a dare agli italiani una coscienza di razza […] possa servire ad un asservimento ad una potenza straniera".
Molti anni dopo, avrebbe ammesso di essere stato allora razzista e antisemita in buona fede e per motivi politici (come molti giornalisti italiani poi passati all'antifascismo); la collaborazione alla Difesa della razza fu l'unica esperienza che sconfessò completamente. È noto che Almirante, durante la RSI, salvò dalla deportazione in Germania un suo amico ebreo e la famiglia di questo, nascondendoli nella foresteria del ministero della Cultura popolare a [[Salò](Non ha pero' mai dato indicazioni specifiche su questo fatto )
Ancora nel maggio del 1942 Almirante, nell'articolo "Contro le pecorelle dello pseudo-razzismo antibiologico", ribadiva l'adesione del regime alle tesi razziste rispondendo alle accuse che esse fossero un corpus estraneo alla cultura cattolica e nazionale: "Noi vogliamo essere, e ci vantiamo di essere, cattolici e buoni cattolici. Ma la nostra intransigenza non tollera confusioni di sorta […] Nel nostro operare di italiani, di cittadini, di combattenti – nel nostro credere, obbedire, combattere – noi siamo esclusivamente e gelosamente fascisti. Esclusivamente e gelosamente fascisti noi siamo nella teoria e nella pratica del razzismo".
Dopo aver partecipato alla campagna d'Africa, con l'armistizio dell'8 settembre e la successiva creazione della Repubblica Sociale Italiana, Almirante passa a Salò arruolandosi nella Guardia Nazionale Repubblicana con il grado di capomanipolo. Successivamente, dopo aver ricoperto i ruoli di capo di gabinetto del ministro della Cultura popolare e di attendente di Mussolini, passò al ruolo di tenente della brigata nera dipendente dal Minculpop, come veniva chiamato il Ministero della cultura popolare della RSI. In questa veste, al pari delle altre camicie nere, si impegnò nella lotta ai partigiani in particolare in Val d'Ossola e nel grossetano. Qui, il 10 aprile 1944, fece affiggere un manifesto, da lui stesso firmato, con cui imponeva la coscrizione militare precisando che "tutti coloro che non si saranno presentati saranno considerati fuorilegge e passati per le armi mediante fucilazione nella schiena".
Dal 25 aprile 1945 fino al settembre 1946 rimase in clandestinità. Il 26 dicembre 1946 Almirante partecipò a Roma alla riunione costitutiva del Movimento Sociale Italiano (MSI). Diresse "Rivolta Ideale" settimanale di propaganda. Nel nuovo partito assunse la carica di Segretario, che mantenne fino al gennaio 1950 e poi di nuovo dal giugno 1969 fino al dicembre 1987 quando fu sostituito per suo volere da Gianfranco Fini, già segretario del Fronte della Gioventù. Già malato, il 24 gennaio 1988 fu eletto presidente del partito dalla maggioranza del comitato centrale. Morì a Roma il 22 maggio dello stesso anno. Ai suoi funerali parteciparono moltissime persone, persino esponenti del Partito Comunista Italiano, tra cui Giancarlo Pajetta .
Il suo successore Gianfranco Fini, da lui stesso designato, onorò il suo predecessore e maestro definendolo "un grande italiano" e "il leader della generazione che non si è arresa".
| MPE italiano | Gruppo | Lista di elezione | Partito italiano | Area | Preferenze |
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1979 -
1984
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Non iscritti
Destre europee |
MSI
MSI |
MSI
MSI |
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Bibliografia
- 1972 Giorgio Almirante - La Destra Avanza
- 1972 Giorgio Almirante - Processo al Parlamento
- 1973 Giorgio Almirante - Autobiografia di un Fucilatore
- 1980 Giorgio Almirante - Processo alla Repubblica
- 1981 Giorgio Almirante - Pena di Morte
- 2004 Franco Franchi - Giorgio Almirante: Un protagonista contro corrente ISBN 887509409






