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http://it.wikipedia.org/wiki/Bertinotti

ENCICLOPEDIA POLITICA

Fausto Bertinotti

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

(Redirect da Bertinotti)
Immagine:Fausto Bertinotti.jpg
Fausto Bertinotti
Data di nascita: 22 marzo 1940
Luogo di nascita: Milano
Data di morte: {{{data di morte}}}
Luogo di morte: {{{luogo di morte}}}
Coniuge: {{{coniuge}}}
Professione: politico, sindacalista
Incarico: Presidente della Camera dei Deputati
Partito: Rifondazione Comunista
Coalizione: L'Unione
Elezione: {{{elezione}}}
Mandato: 29 aprile 2006 -
Predecessore: Pier Ferdinando Casini
Successore: in carica

Fausto Bertinotti (Milano, 22 marzo 1940), è un uomo politico italiano, già sindacalista di sinistra, e oggi Presidente della Camera dei Deputati in carica della XV legislatura della Repubblica italiana.

Indice

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L'infanzia e l'adolescenza

Fausto Bertinotti nasce a Milano nel quartiere di Precotto dal padre Enrico, un macchinista delle Ferrovie, e dalla madre Rosa che è casalinga. È il secondo genito, dopo Ferruccio, oggi ferroviere in pensione.

Nel 1957 si trasferisce con tutta la famiglia nel paese natale paterno, Varallo Pombia (NO).

Nel 1962 si diploma con tre anni di ritardo, per via di alcune bocciature, come perito elettronico all'istituto Omar di Novara.

Nel 1965 sposa la diciottenne Gabriella Fanio. La cerimonia avviene in chiesa per volontà dei genitori di lei.

Nel 1970 nasce il suo unico figlio, Duccio, così chiamato in onore del partigiano Duccio Galimberti.

Il sindacato

Aderisce al Partito Socialista Italiano nel 1960.

Nel 1964 entra nella CGIL, diventando il segretario della Federazione Italiana degli Operai Tessili (l’allora FIOT) di Sesto San Giovanni, e tre anni dopo diviene segretario della Camera del lavoro di Novara.

Sempre nel 1964 è tra i socilisti che rifiutano di fare del Psi un partito di governo e partecipa alla scissione del Psiup che nel 1972 confluirà nel Partito Comunista Italiano.

Dal 1975 al 1985 è segretario regionale della CGIL piemontese (si era infatti trasferito a Torino).

Diventa il leader della corrente più a sinistra della CGIL, ovvero Essere sindacato, fortemente critica nei confronti della politica di concertazione condotta dalla maggioranza.

Da questa importante prospettiva prende parte alle grandi lotte operaie di quel tempo, e quindi a quella degli operai della FIAT, terminata con la famosa occupazione di 35 giorni delle fabbriche, nel 1980. Sindacalista "duro e puro", sosterrà la necessità della classe operaia di scioperare contro "le ingiustizie della classe padronale" attirandosi l'ira anche dei sindacalisti più moderati. Nacque allora la polemica con Sergio Cofferati che continua, seppur in maniera diversa, fino ai giorni nostri.

Nel 1985 entra nella segreteria nazionale della Cgil e si trasferisce a Roma.

Tra il 1989 e il 1991 è tra i comunisti che non accettano lo scioglimento del Pci, ma seguirà poi il consiglio di Pietro Ingrao, suo storico punto di riferimento, di aderire al Partito Democratico della Sinistra.

Nel maggio 1993 lascia il Pds perché questi si astiene sul voto di fiducia al governo Ciampi, anzicché votare contro. Poco dopo farà lo stesso anche Ingrao.

Fino a settembre ricopre solo ruoli al sindacato, finché non accetta l'invito di Armando Cossutta e Lucio Magri di iscriversi al Partito della Rifondazione Comunista per diventarne segretario nazionale.

Nel gennaio 1994, diventando segretario del Prc, abbandona ogni incarico sindacale.

Continua tuttavia ancor oggi ad occuparsi di economia e dei diritti dei lavoratori, tantochè molti esponenti dell'Ulivo gli hanno proposto la carica di Ministro del Lavoro, da lui però seccamente rifiutata.

La politica

Bertinotti è, sostanzialmente, un socialista massimalista fin da ragazzo. Nei primi anni '60 milita nel Partito Socialista Italiano all'interno della corrente di sinistra di Riccardo Lombardi.

Quando il Psi entrerà nel governo nel 1964, decide di aderire alla scissione del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, una piccola forza che nel 1972 deciderà di confluire nel Partito Comunista Italiano.

Qui Bertinotti si avvicina a Pietro Ingrao e da ingraiano si opporrà alla nascita del PDS nel 1991, ma accetterà di militarvi comunque fino al maggio 1993, quando deciderà di essere un sindacalista senza partito.

Iscrizione al PRC

Bertinotti e, sullo sfondo, l'effigie di Che Guevara
Bertinotti e, sullo sfondo, l'effigie di Che Guevara

Poco dopo (settembre 1993) entra nel Partito della Rifondazione Comunista di cui diventa segretario nel gennaio 1994, prendendo il posto di Sergio Garavini che aveva diretto il partito fin dalla sua fondazione al momento dello scioglimento del Partito Comunista Italiano. Curiosamente Bertinotti negli anni '80 entrò nella segreteria della Cgil prendendo il posto di Garavini.

L'avvicendamento al vertice fu appoggiato da Armando Cossutta, col tempo però Bertinotti si renderà indipendente dall'ombra del presidente del partito, riuscendo ad attirare e consolidare intorno alla sua figura una buona fetta di iscritti, ottenendo così per le sue mozioni sempre l'appoggio del partito.

 

È segretario costantemente riconfermato

La carica di segretario del PRC gli sarà confermata anche nel terzo (dicembre 1996), nel quarto (marzo 1999), nel quinto (aprile 2002) e nel sesto (marzo 2005) congresso di Rifondazione. In quest'ultimo, però, la sua relazione ha ottenuto meno consensi del solito, attestandosi circa al 59% delle preferenze. In seguito all'elezione a Presidente della Camera dei Deputati si ritira da segretario del partito e il 7 maggio 2006, il Comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista elegge segretario Franco Giordano.

Il patto di desistenza

Alleato della coalizione dei "Progressisti" nelle perdenti elezioni politiche del 1994, stipulò un patto di desistenza con l'Ulivo nel 1996: Rifondazione non si presentava in alcuni collegi, dando ai suoi elettori l'indicazione di votare per i candidati scelti da Romano Prodi, e il centrosinistra faceva lo stesso, cioè non si presentava in alcune città, favorendo così l'elezioni dei candidati comunisti.

Il ritiro della fiducia a Prodi

Alle elezioni politiche del 1996 l'Ulivo riuscì a vincere e Prodi divenne presidente del Consiglio. Non mancarono, però, durante il suo governo, punti di attrito tra il Presidente del consiglio e Bertinotti: in materia di riforma delle pensioni e soprattutto nel 1998, quando Prodi presentò una nuova legge Finanziaria, lo scontro fu molto pesante. Sulla finanziaria fu posto il voto di fiducia e Bertinotti votò contro, provocando la caduta di Prodi e una scissione nel proprio partito. Non fu alieno da tale scelta un sostanziale accordo con il Segretario del PDS Massimo D'Alema che divenne cosi Presidente del Consiglio, dopo la caduta di Prodi. La maggioranza del partito nonostante queste decisioni spregiudicate rimase con Bertinotti ma gran parte dei parlamentari di Rifondazione seguì Armando Cossutta, non aderendo nel contrastare Prodi, e facendo nascere così il partito dei Comunisti Italiani. Il PRC, indebolito dalla scissione, ebbe un sostanziale insuccesso alle elezioni europee del 1999, nelle quali comunque Bertinotti sarà eletto deputato al Parlamento di Strasburgo. Nel 2001 fu promotore della desistenza unilaterale e sopravvisse una sua rappresentanza in Parlamento.

Insieme ai no-global

A partire dal 2001, egli ha portato il Partito ad assumere posizioni più movimentiste (in seguito all'avanzare del movimento alter-mondialista) in contrasto con le correnti derivanti dell'esperienza del PCI. Nascono in questo periodo i movimenti no-global che ottengono l'appoggio di Rifondazione. Il rapporto con i movimenti è dunque diventato tratto portante della politica del PRC in questi ultimi anni, ed ha portato all'elezione di numerosi esponenti della società civile nelle file di Rifondazione, come Vittorio Agnoletto e Luisa Morgantini.

Nel 2005, grazie a Rifondazione Comunista è nato un altro importante organismo di espressione politica della sinistra d'alternativa, la Sinistra Europea: da questo progetto nascono alcune importanti candidature provenienti dal movimento per le elezioni politiche 2006, tra cui Daniele Farina e Francesco Caruso

In questi anni, è promotore di un referendum sull'estensione dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori a tutte le aziende, comprese quelle con meno di 15 dipendenti, che prevede clausole più rigide per il licenziamento. Ma il referendum non raggiunse il quorum necessario. Questa iniziativa, tuttavia, ebbe la funzione di ridurre il ruolo di Sergio Cofferati, che si astenne nonostante avesse alle spalle due anni di battaglie sociali per il diritto a venir licenziati solo per giusta causa. Cofferati, isolato, scelse poi di candidarsi a sindaco di Bologna con una prospettiva politica ben diversa da quella movimentista portata avanti da Segretario della CGIL.

Il disgelo con l'Ulivo e la nascita dell'Unione

Dal 2002 è iniziato il disgelo tra Rifondazione e il Centrosinistra: sono state fatte alleanze tra i due movimenti sia per le elezioni amministrative, sia per le europee del 2004 (dove il PRC ottenne il 6,1% dei voti), sia per le regionali del 2005, nettamente vinte dall'Unione, la nuova denominazione dell'alleanza di centrosinistra, di cui Rifondazione entra a far parte.

Nel frattempo, è stato eletto al Parlamento europeo: attualmente ne è deputato, eletto nel 2004 per la lista di Rifondazione Comunista in tutte le cinque circoscrizioni, ricevendo in tutta Italia circa 380 mila preferenze. Iscritto al gruppo della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica di cui è presidente, è membro della Commissione per i problemi economici e monetari; della Commissione giuridica; della Delegazione alla commissione parlamentare mista UE-ex Repubblica iugoslava di Macedonia.

L'altro referendum fallito

In previsione del referendum sulla fecondazione assistita del 12 e 13 giugno del 2005, ha invitato gli elettori comunisti a votare sì a tutti e quattro i quesiti referendari. Il quesito referendario tuttavia fallì, essendosi recato alle urne solo il 25,5% degli aventi diritto (la percentuale più bassa nella storia referendaria della Repubblica).

Le primarie dell'Unione

Bertinotti ha presentato la sua candidatura alle elezioni primarie per scegliere il candidato premier della coalizione.

Per la sua campagna elettorale, uno stand vagante per tutta la Penisola ha chiesto ai cittadini cosa vorrebbero da un nuovo Governo di centrosinistra: sono stati distribuiti tanti bigliettini di colore giallo con la scritta "Voglio...".

Le primarie si sono svolte il 16 ottobre 2005: Bertinotti è arrivato secondo, raccogliendo 631.592 voti (il 14,7% dei consensi), alle spalle di Prodi.

Presidente della Camera della XV Legislatura

In seguito alle elezioni politiche del 2006, dopo essere stato indicato dalla coalizione dell'Unione come candidato alla presidenza della Camera dei Deputati, e dopo la rinuncia di D'Alema alla stessa carica, il 29 aprile 2006 Bertinotti è stato eletto Presidente della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana alla quarta votazione, avendo superato con 337 voti la soglia dei 305 richiesti dal quorum. Prima di iniziare il suo discorso d'insediamento, Bertinotti ha dedicato la sua elezione alle operaie e agli operai.

Le opere

Bertinotti ha scritto anche alcuni saggi di carattere politico, ideologico e sindacale:

Predecessore: Presidente della Camera dei Deputati Successore: Bandiera italiana
Pier Ferdinando Casini 2006 - ... ...
MPE italiano Gruppo Lista di elezione Partito italiano Area Preferenze
1999 - 2004

2004 - maggio 2006

-

GUE/NGL

Rifondazione Comunista

PRC - Sinistra Europea

Rifondazione Comunista

Rifondazione Comunista

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Sud

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97.132

Collegamenti esterni

Wikiquote riporta una collezione di aforismi o citazioni su Fausto Bertinotti.


 

 

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