ENCICLOPEDIA POLITICA
Brigate Rosse
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«Colpirne uno per educarne cento»
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(Mao
Tse Tung - ripreso dalle Brigate Rosse)
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Le Brigate Rosse (spesso abbreviato in BR) sono una organizzazione sovversiva comunista fondata da Alberto Franceschini e Renato Curcio nel 1970, considerata il maggiore gruppo terroristico del secondo dopoguerra in Italia.
Hanno operato in Italia a partire dagli anni ' 70, attraverso una struttura paramilitare compartimentata e organizzata per cellule, le quali hanno compiuto atti di guerriglia contro persone rappresentative - a parere delle stesse BR- dei poteri politici, economici e sociali (che, secondo i brigatisti, formavano il cosiddetto Stato Imperialista delle Multinazionali ossia S.I.M.) che intendevano abbattere. Le BR hanno rappresentato il modello a cui si sono ispirati analoghi movimenti di lotta armata europei, la Rote Armee Fraktion (RAF) tedesca ed Action Directe francese.
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Ideologia
Secondo i suoi fondatori e dirigenti, le Brigate Rosse dovevano "indicare il cammino per il raggiungimento del potere e l'instaurazione della Dittatura del Proletariato e la costruzione del comunismo anche in Italia", che doveva realizzarsi attraverso azioni politico-militari e documenti di analisi politica dette "risoluzioni strategiche", che indicavano gli obiettivi primari e come raggiungerli.
Durante il triennio iniziale, l'obiettivo era quello di dimostrare, all'interno delle lotte operaie, che unicamente attraverso la guerriglia urbana un' alternativa politica era possibile. Ricordiamo che l'Italia viveva anni bui. Stragi di stato, tentativi di golpe... questo era il contesto in cui le Brigate Rosse hanno incominciato ad agire. Le prime azioni erano dimostrative. Piccoli attentati incendiari contro le automobili di capi reparto particolarmente zelanti durante i durissimi conflitti sociali che percorrevano la penisola. Agli albori della loro storia, le BR erano un gruppuscolo rivoluzionario come tanti, in cui coesistevano tre distinte anime: il sindacalismo esasperato (Franceschini, Moretti), la contestazione studentesca (Curcio, Cagol), la sinistra extraparlamentare che faceva capo all'"Editore Rosso", Giangiacomo Feltrinelli (che morì dilaniato da un ordigno esplosivo ch'egli stesso stava collocando sotto un traliccio dell'alta tensione nel 1972), fondatore d'un proprio gruppo terroristico, i GAP (che prendevano il nome da un'analoga formazione partigiana, i "Gruppi d'azione partigiana" al tempo della resistenza).
In seguito, l'orizzonte si allargò e si fece il salto di qualità: abbattere lo stato borghese, cacciare gli occupanti statunitensi ed imporre l'espulsione della NATO. Creare dunque dei rapporti di forza differenti in un paese a sovranità limitata, dove anche la democrazia era confiscata a profitto del singolare sistema politico del consociativismo. Da tener presente che le diverse anime del movimento eversivo erano legate ed accomunate unicamente dall'ideologia. Questo collante verrà meno quando l'ala intransigente non esitò a colpire il sindacalista Guido Rossa (1979): da quel momento la componente sindacalista del movimento avviò la separazione dalla componente politico - rivoluzionaria.
Il gruppo di comando dell'organizzazione, detta "direzione strategica", definiva la "linea politica" da seguire per un certo periodo. All'interno della linea decisa, ogni singola "colonna" definiva anche le azioni armate da compiere. Le azioni più importanti - come il sequestro del magistrato Mario Sossi, quello di Aldo Moro o del generale americano James Lee Dozier - venivano decise dal "Comitato esecutivo", composto da quei membri della "direzione strategica" che avevano la responsabilità di dirigere una "colonna".
- È da tenere presente che Le Brigate Rosse hanno sempre rifutato la definizione di "organizzazione terroristica", attribuendosi invece quella di "guerrigliera". Anzi, i brigatisti ritenevano non conclusa la fase della Resistenza all'occupazione nazifascista dell'Italia. Per la precisione, ritenevano che all'occupazione nazifascista si fosse sostituita la più subdola occupazione plutocratica delle SIM, le multinazionali plutocratico - capitaliste. Per tal motivo, sugli stendardi fotografati sullo sfondo dei personaggi rapiti compariva spesso a lettere cubitali la scritta: "La rivoluzione non si processa". E sempre per tal motivo le forze dell'ordine venivano definite in modo spregiativo "I servi dello Stato". La differenza - che proviene dalla storia delle rivoluzioni dell'Ottocento e del Novecento - è profonda: la "guerriglia" attacca soltanto i "nemici" (militari o civili con funzioni di responsabilità), mentre il "terrorismo" (di cui non esiste ancora, peraltro, una definizione univoca e condivisa a livello delle Nazioni Unite) colpisce indiscriminatamene la popolazione civile. A ribadire la figliolanza con il movimento partigiano della Seconda Guerra Mondiale, l'uso dei militanti BR di adottare i cosiddetti "nomi di battaglia" (Walter Alasia alias "Compagno Luca", giusto per far un esempio) diviene generalizzato e tutta la struttura della Brigate Rosse ricalca quella dei Gruppi d'azione partigiana: i singoli Gruppi di Fuoco sono organizzati nella Cellula Locale; ogni cellula locale fa capo ad una Colonna Regionale che prende nome da un brigatista caduto (ad es. la colonna milanese si chiamava "Walter Alasia"; quella torinese "Mara Cagol", quella veneta "Annamaria Ludman" e via discorrendo) e tutte le colonne sono sotto l'egida della Direzione Strategica in una rigida struttura verticistica. Tale rigida organizzazione gerarchica sarà la causa della scissione (Novembre 1979 - Novembre 1980) del movimento nei due tronconi, ala militarista e colonna milanese autonoma (la famigerata "Walter Alasia") ed alla successiva spaccatura, nel triennio 1981 - 1984, tra ala militarista ed ala movimentista, e della sua infiltrazione da parte dell'antiterrorismo che condurrà allo smantellamento definitivo dopo il rapimento del generale statunitense Dozier, nel 1982.
- LA POSIZIONE "SINDACALISTA": L'unità del movimento terroristico viene meno tra il 1979 ed il 1980: va in frantumi il fronte unitario e la capacità di agire a livello nazionale. Le prime incrinature nel fronte brigatista si registrano già con l'omicidio del sindacalista della CGIL Guido Rossa,il 24 gennaio 1979. Una consistente parte dell'organizzazione terroristica è per il solo ferimento della vittima e così è stato deciso a livello di direzione strategica. Solo che gli aderenti alla futura ala militarista decidono segretamente ed autonomamente di uccidere la vittima, come poi effettivamente accadrà. A questo barbaro omicidio seguono manifestazioni nazionali di protesta e di condanna: le BR hanno colpito un sindacalista, e - per di più ! - di sinistra delegittimandosi, di fatto, agli occhi del mondo del lavoro e della sinistra, il "bacino di reclutamento" dell'organizzazione in fatto di consensi, appoggi, militanti, fiancheggiatori. La colonna milanese Walter Alasia si fa promotrice di un acceso dibattito interno e non firma la risoluzione strategica del Novembre ' 79, pubblicandone una propria. Emergono forti perplessità su una strategia (monopolizzata dalle decisioni di una ristretta cerchia) disposta a sacrificare tutto, in virtù del rigore ideologico e della coerenza rivoluzionaria, anche un rappresentante della classe operaia. In sostanza, la Walter Alasia si fa portavoce del dissenso interno propugnato dalla corrente "sindacalista" del movimento. Per costoro, le BR dovrebbero ritornare "alle origini" e lottare contro gli obiettivi prioritari (borghesi, padroni, crumiri, delatori, e via discorrendo). La Walter Alasia viene espulsa dalla direzione strategica nel Dicembre del 1980 dopo che, nei mesi di Giugno - Luglio dello stesso anno a nulla è valso lo sforzo di mediazione della direzione strategica in persona. La terza corrente, raccolta intorno alla Colonna Milanese "Walter Alasia" (presente soprattutto nelle grandi fabbriche di Milano e Torino), persegue una strategia finalizzata all'inserimento diretto nelle lotte operaie per la tutela dei lavoratori ("sindacalismo armato"). Alla fine del 1982 la Walter Alasia cessa di esistere dopo le retate operate dalle forze dell'ordine.
- LA POSIZIONE MILITARISTA: È l'anno 1981 che si rivela, però, cruciale per la compattezza del gruppo terroristico. All'epoca si confrontano, infatti, e si scomunicano reciprocamente, tre distinte correnti. Da una parte l'indirizzo leninista 'ortodosso', la cosiddetta Ala Militarista, rappresentato dalla dirigenza dell'organizzazione (preponderante al centro e al nord - est) ed espressione della linea militarista. Essa è incentrata su una strategia della lotta armata impegnata in azioni militari destinate a creare le condizioni per una svolta rivoluzionaria. Le masse, escluse in fase iniziale, verrebbero coinvolte successivamente sull'onda dei successi via via acquisiti dal 'Partito Combattente'.
- Il fronte brigatista, si spacca in realtà regionali distinte per interessi ed obiettivi. Segnali di divisioni interne emergono sin dai sequestri Taliercio, Cirillo, Sandrucci e Peci (tarda primavera - estate ' 81)la cui gestione è affidata ad un fronte brigatista tripartito, secondo indirizzi diversificati, se non addirittura divergenti. La Colonna Veneta e quella Romana, al comando di Antonio Savasta (Veneto) e di Barbara Balzerani (Lazio) che si riconoscevano nel Comitato Esecutivo, conducono il rapimento e l'omicidio dell'ingegner Giuseppe Taliercio, direttore del Petrolchimico di Mestre (20 Maggio - 5 Luglio 1981). Altro autogol clamoroso, in quanto la vittima non era affatto - come sostenevano i brigatisti - inviso ai dipendenti del petrolchimico. La Colonna Milanese "Walter Alasia" effettua il sequestro del dirigente dell'Alfa Romeo, Renzo Sandrucci (03 Giugno - 23 Luglio), che verrà successivamente liberato, mentre la Colonna di Napoli e il "Fronte delle Carceri", facenti capo a Giovanni Senzani, gestiscono il sequestro dell'esponente DC Ciro Cirillo (27 Aprile - 24 Luglio) e quello di Patrizio Peci, fratello del 'pentito' Roberto e conclusosi con la morte dell'ostaggio (10 Giugno - 03 Agosto 1981). Nel caso del rapimento Cirillo, che terminerà con la liberazione dell'ostaggio, la "reputazione" di "duri e puri" dei brigatisti crolla: la stampa s'impadronisce del caso e rivela all'opinione pubblica che, a differenza di quanto avvenne per Moro solo tre anni prima, nel caso Cirillo lo stato trattò per la liberazione dell'ostaggio facendo leva sui servizi segreti deviati e sulla Camorra di Don Raffaele Cutolo. L'ala militarista viene smantellata nel biennio 1987 - 1988.
- LA POSIZIONE MOVIMENTISTA: Al tramonto della parabola brigatista, il movimento si fraziona nuovamente. In seno all'ala militarista il confronto tra le diverse posizioni crea una tensione mai sopita tra il 1981 ed il 1984. Alla corrente militarista dura e pura si contrappone l'ala di Giovanni Senzani, d'ispirazione maoista, intenzionata a coinvolgere da sùbito e non solo successivamente il popolo nella lotta armata, e la cui linea viene formulata nell'opuscolo N°.15, intitolato "13 tesi sulla sostanza dell'agire da Partito in questa congiuntura" e siglato "Fronte delle Carceri" e Colonna di Napoli. Si tratta di un'organica proposta politico-strategica, rivolta "a tutto il Movimento Rivoluzionario" che si pone in aperta polemica con le "interpretazioni e varianti soggettiviste, militariste e organizzativistiche della Lotta Armata per il Comunismo, ultimo riflesso della crisi mortale che attanaglia la piccola borghesia". Il programma di Senzani è incentrato sulla necessità di impostare "la doppia dialettica: conquistare le masse alla lotta armata e colpire il cuore dello Stato". La strategia perseguita è quella di sviluppare mirate campagne a sostegno delle istanze proletarie ("bisogni politici immediati") ed alle specifiche situazioni contingenti. È un processo di "democratizzazione" della lotta armata che, per certi versi, fa suo anche il manifesto sindacalista della Walter Alasia. "Pur riconfermando che la classe operaia è – e resta – il fulcro del processo rivoluzionario, cominciamo a dire che altre e potenti leve si possono e debbono azionare per la costruzione del Sistema del Potere Proletario Armato". Se nel 1981 quanti si riconoscono nelle posizioni di Senzani sono la maggioranza (riscuotendo i maggiori consensi anche dal nucleo storico delle B.R. all'epoca recluso nel carcere di Palmi) nel 1984 i rapporti di forza si invertono, con la netta prevalenza dei militaristi. È proprio in questo anno che le divergenze si rivelano inconciliabili e si perviene alla spaccatura del gruppo terroristico, concretizzatosi con la scissione tra la Prima Posizione (BR-PCC ortodosse) e la Seconda Posizione (post-senzaniani). Nel marzo 1985 si assiste all'espulsione della fazione minoritaria corrispondente a "circa un terzo dei militanti" e "composta interamente da vecchi militanti delle B.R., tra i quali è compresa la maggioranza della direzione in carica sino al settembre 84". Nel Marzo ' 85, avviene - pertanto - l'ultima e più grave scissione: l'ala militarista (PCC) si separa definitivamente dall'ala movimentista (UCC). L'ala movimentista viene smantellata tra il 1985 ed il 1987. In breve, essa vive solo due anni.
Storia
Non esiste un atto di fondazione delle Brigate Rosse. Molti ritengono che la nascita dell'organizzazione sia avvenuta nel 1969, nell'albergo Stella Maris di Chiavari, dove si tenne - secondo quanto racconta uno dei capi storici, Alberto Franceschini, nel suo libro dal titolo: "Mara, Renato ed io" - un convegno del neonato Collettivo politico metropolitano. Di diversa opinione è Giorgio Galli nel suo libro "Storia del Partito Armato" (1986), in cui afferma che - nel contesto della summenzionata riunione - fu trattato il tema "Il fiore violento della lotta armata".
Ma secondo lo stesso Franceschini in quell'occasione non si accennò alla lotta armata e alla clandestinità, che divennero in seguito tratti distinti dei militanti delle BR. I primi passi delle future Brigate Rosse si sono svolte, sempre secondo Franceschini, nell'agosto del 1970 a Pecorile, dove si riuniscono i militanti del Collettivo.
L'ideologia brigatista si riconduceva - a loro dire - ad una "incompiuta lotta di liberazione partigiana dell'Italia": come i partigiani liberarono il popolo dalla dittatura nazifascista, così il nuovo movimento rivoluzionario avrebbe liberato una volta per tutte il popolo dalla servitù alle multinazionali statunitensi. Alla logica partigiana si ispiravano i soprannomi che i brigatisti utilizzavano per celare la vera identità, nonchè la struttura verticale dell'intera organizzazione: gruppi di fuoco inquadrati in cellule, a loro volta raggruppate in colonne sotto l'egida della direzione strategica.
Nel mondo dell'ultrasinistra maoista, dei centri sociali, dei collettivi autonomi, si vedeva un nesso tra sindacalismo militante ed azione partigiana: era, a loro dire, la risposta da dare alla "Strategia della tensione" instaurata in quegli anni dai - si diceva - "servizi segreti deviati, complici della C.I.A.". "Alzare il tono dello scontro !" era lo slogan che condiva questa visione della realtà. Ed in effetti, Franceschini, uno dei fondatori del "Partito armato" apparteneva alle frange più estremiste del sindacato. Anche Mario Moretti proveniva dalle file del sindacato.
L'altra anima delle Brigate Rosse fu quella della contestazione studentesca, nella fattispecie quella sorta alla Facoltà di Sociologia dell'Università di Trento, cui appartenevano sia Renato Curcio che la moglie, Margherita ("Mara") Cagol.
I primi attentati incendiari ad opera delle BR vengono eseguiti poco tempo dopo, nel settembre del 1970; a farne le spese fu l'auto del dirigente dell'ufficio del personale della SIT SIEMENS di piazza Zavattari a Milano, tal Giuseppe Leoni. I giornali dell'epoca si riferivano ad una non meglio precisata "Formazione dell'estrema sinistra extraparlamentare". Il Partito Armato nasce, pertanto, come "guida" ad una lotta dura al padronato.
Il simbolo delle BR è una stella asimmetrica a 5 punte inscritta in un cerchio. Comparve per la prima volta in alcuni volantini ciclostilati nel 1971. I primi brigatisti scelgono la stella come simbolo dell'organizzazione perché tale simbolo era stato adottato da diversi movimenti rivoluzionari dell'epoca. Non riescono tuttavia a disegnare una stella perfettamente simmetrica e vogliono che il loro simbolo sia facilmente riproducibile. Per questo motivo prendono come punto di riferimento, nei diversi tentativi di disegnare una stella simmetrica, un cerchio che si può disegnare facilmente con l'ausilio di una moneta e una stella che si può disegnare senza staccare la matita dal foglio. Si rassegnano infine all'asimmetria della loro stella, che diventa un tratto distintivo del simbolo. La stella era di color bianco su sfondo rosso e compariva in mezzo, tra la lettera "B" e la lettera "R". A volte, sotto la stella campeggiava uno slogan, il più delle volte recitante: "La rivoluzione non si processa !".
Periodo 1970-1974: la propaganda armata
Tra il 1970 e il 1974 le BR agiscono prevalentemente in ambito operaio, con piccoli gruppi che operano all'interno delle fabbriche in modo spesso clandestino. Inizialmente agiscono solo nel milanese. Successivamente estendono il proprio operato in Piemonte, Liguria, Veneto ed Emilia Romagna.
Vengono organizzati gruppi parasindacali, ognuno dei quali detto Brigata, che fa propaganda nelle fabbriche e in particolare nelle aziende soggette a piani di ristrutturazione o nelle quali il rapporto dei lavoratori con la dirigenza e la proprietà è conflittuale. I militanti delle BR, oltre a diffondere le proprie idee, prendono di mira quadri e dirigenti aziendali, incendiandone le auto o realizzando brevi rapimenti, di solito della durata di qualche ora, allo scopo di intimidire il rapito e la dirigenza dell'azienda e dimostrare la forza e la spregiudicatezza dell'organizzazione.
Ne fanno le spese tra gli altri, l'ingegnere Michele Mincuzzi dell'Alfa Romeo sequestrato per alcune ore il 28 giugno 1973, Ettore Amerio, capo del personale FIAT e l'ingegner Idalgo Macchiarini della Siemens (il primo rapito dalle BR, il 3 Marzo 1972: nel dazibao accanto al quale fu fotografato si leggeva: "Mordi e fuggi. Nulla resterà impunito. Colpirne uno per educarne cento").
Periodo 1974-1980: l'attacco al cuore dello Stato
Il lavoro di propaganda e intimidazione nelle fabbriche produce risultati modesti e la strategia cambia. Le BR decidono di attaccare lo stato colpendo quelli che ritengono esserne i rappresentanti ("I servi dello stato"): politici, magistrati, forze dell'ordine.
La prima azione in questo senso è il rapimento del sostituto procuratore Sossi, a Genova, nella primavera del 1974. Sossi, che sostiene l'accusa contro gruppi terroristici, viene rapito e sottoposto a processo dai brigatisti, che decidono di ucciderlo ("Sossi, fascista, sei il primo della lista!"). Si salva grazie all'offerta del Tribunale di Genova di rivedere la posizione dei detenuti dell'organizzazione XXII Ottobre sotto processo per diversi attentati nel biennio 1969 - 1971 (tra i quali quello al consolato statunitense di Genova), sfruttando le possibilità offerte dalle norme. Sossi viene liberato a Milano, torna a Genova in treno e si consegna alla Guardia di Finanza. Il Procuratore della Repubblica Coco non manterrà però fede all'impegno. Verrà sucessivamente ucciso insieme a due uomini della scorta (Coco fu la prima vittima intenzionale delle BR, nel 1976: da allora venne inaugurato il periodo degli "anni di piombo").
Il livello dello scontro a partire dal 1974 dunque si alza. La risposta dello stato è altrettanto forte. L'8 settembre 1974 le forze speciali del generale Alberto Dalla Chiesa, riescono a infiltrarsi e ad arrestare i leader storici: vengono arrestati Renato Curcio e Alberto Franceschini, capi storici delle BR e membri, insieme a Mario Moretti, della direzione dell'organizzazione. Curcio e Franceschini vengono arrestati grazie alle informazioni di un ex frate confidente delle forze dell'ordine, soprannominato frate Mitra. Moretti si salva fortunosamente. Secondo alcuni si salva perché non lo si è voluto catturare. Sfuggito alle retate del 1974, poco alla volta, riorganizza l'assetto delle Br, esasperandone l’aspetto militare mettendo in secondo piano quello politico. Le Br applicano la “compartimentazione”: piccoli gruppi chiusi, al fine di evitare infiltrazioni e tradimenti. Le Brigate rosse annoverano decine di militanti e un numero imprecisato di “irregolari”, persone che continuano a svolgere le loro attività quotidiane e che svolgono mansioni non militari.
I brigatisti non si arrendono e il 18 febbraio 1975 riescono a fare evadere Curcio dal carcere di Casale Monferrato. Curcio resta latitante per 11 mesi prima di essere ulteriormente arrestato. Pochi mesi più tardi, mentre le forze dell'ordine intervengono per liberare l'industriale Gancia, rapito dai brigatisti, resta uccisa Mara Cagol, fondatrice dell'organizzazione e compagna di Renato Curcio. Alla sua memoria verrà dedicato il nome della colonna torinese delle BR.
Particolare rilevanza riveste la seconda fase, il cui culmine è l'eccidio di via Fani, l'azione definita "di geometrica potenza", il rapimento del Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro il 16 marzo 1978 ed il suo successivo assassinio dopo un "processo popolare nella prigione del popolo". Moro resterà prigioniero per 55 giorni, dal 16 marzo all'8 maggio 1978: durante la sua prigionia invierà diverse lettere alla moglie ed ai compagni di partito. La politica si divise tra il Fronte della fermezza (Berlinguer, Andreotti) ed il Fronte della trattativa (Craxi, Cossiga). Anche Papa Paolo VI intervenne verso "Gli uomini delle Brigate Rosse" al fine di salvare la vita di Moro, ma fu tutto inutile, dal momento che lo stato non accolse le richieste dei brigatisti: l'ultimo comunicato delle BR iniziava in modo molto cupo con un gerundio: "Concludendo...". Il corpo senza vita di Moro venne ritrovato nel bagagliaio di un'automobile parcheggiata in via Caetani, simbolicamente posta a metà strada tra via delle Botteghe Oscure (sede del PCI) e piazza Del Gesù (sede della DC). Per la liberazione di Moro s'impegnarono sia Papa Paolo VI col famoso invito a "Voi, uomini delle Brigate Rosse", che l'allora Segretario generale dell'ONU, Kurt Waldheim, tra gli altri.
L'uccisione di Moro - però - aliena alle BR gli appoggi dei movimenti non violenti e segna il momento di distacco completo del movimento terrorista dalla sinistra extraparlamentare, anche dall'Autonomia Operaia che aveva fino ad allora parlato di "Compagni che sbagliano", o da Lotta Continua, che professava l'equidistanza con lo slogan "Né con lo Stato, né con le Brigate Rosse". Inoltre, alla DC la morte di Moro "frutterà" il distacco elettorale dal PCI: in pratica, Moro rappresentò un "Martire" per un partito in crisi d'identità (e di voti !), utile a rinverdirne l'immagine di fronte all'opinione pubblica ed all'elettorato incerto, sebbene Moro, in una delle sue lettere avesse intuito la strumentalizzazione della sua inevitabile morte ed avesse lanciato un anatema contro i suoi ex - compagni di partito, rei di non aver voluto salvarlo "...Il mio sangue ricadrà sulla DC !".
Molti misteri restano tuttora insoluti circa il caso Moro. Ad esempio, pare che Moro avesse accennato ai brigatisti l'esistenza della struttura parallela ed ultrasegreta "Gladio", molti anni prima che divenisse di pubblico dominio. Così come non si conosce ancora chi effettivamente sparò allo statista. Ed infine, pare che siano stati ritrovati dei gettoni telefonici nelle tasche del vestito di Moro, circostanza assai strana, in quanto le BR erano solite fornire i gettoni telefonici soltanto ai rapiti che intendevano liberare. L'uccisione di Moro e della sua scorta, che venne definita dai brigatisti "Un'azione di geometrica potenza" rappresenta il massimo grado di sfida lanciato allo Stato dall'organizzazione eversiva, tanto che un nutrito sottobosco di fiancheggiatori e di simpatizzanti era conquistato dalla propaganda e dall'ideologia terrorista (Sui muri comparvero scritte quali: "Moro, che doloro !" o "10 - 100 - 1.000 aldo Moro !"). Altri intellettuali, invece ammonivano ad una reazione dello Stato affermando che i brigatisti non erano "Samurai invincibili".
Questo plauso all'azione terrorista verrà a cadere neppure un anno dopo, nel Gennaio ' 79 quando i brigatisti si alienarono per sempre i favori della classe operaia con l'uccisione del sindacalista Guido Rossa, reo d'aver denunciato un brigatista che stava operando un'azione di volantinaggio nella fabbrica ove entrambi lavoravano. Questo "errore strategico" venne in sèguito riconosciuto da Moretti in persona.
In seguito all'uccisione di Moro vennero varate leggi di durezza eccezionale ed anche provvedimenti a favore di eventuali terroristi dissociati. E fu proprio grazie alle confessioni di un dissociato, Patrizio Peci, che, a partire dal periodo 1979 - 1980, iniziò lo smantellamento delle BR da parte dello Stato, ad opera del generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa (poi ucciso dalla mafia nel 1982). Per punire Peci della collaborazione con lo Stato, i suoi ex compagni gli rapirono ed uccisero il fratello Roberto, nell'estate 1981. Con la cattura di Moretti e di Fenzi (Aprile 1981), emersero altre figure di spicco nella galassia brigatista: il professor Giovanni Senzani ed Antonio Savasta. Fu proprio Savasta e la colonna veneta che rapirono il generale statunitense James Lee Dozier nel suo appartamento a Verona, il 17 Dicembre 1981. Dozier venne, poi, liberato, con una spettacolare azione, a Padova (1982)dalle squadre speciali della polizia, i NOCS, pare dopo una "soffiata" della mala locale disturbata dall'assedio ferreo posto dalle forze dell'ordine a Verona, a quei tempi una delle piazze di smercio della droga più remunerative (la città scaligera era tristemente nota come "La Bangkok in riva all'Adige"). Le confessioni di Savasta diedero il colpo di grazia a quanto restava dell'organizzazione, ormai priva di una guida centralizzata. Nel frattempo, nel periodo Giugno - Luglio 1980, a causa di divergenze ideologiche, venne espulsa dall'organizzazione terroristica la colonna milanese Walter Alasia (prendeva il nome da un ventenne terrorista milanese morto in un conflitto a fuoco coi carabinieri nel Dicembre 1976). Come precedentemente detto, anche il mondo del sindacato aveva, nel frattempo, voltato le spalle alle BR: le BR avevano ucciso un sindacalista genovese, Guido Rossa, nel 1979, reo d'aver denunciato un membro delle BR sorpreso a consegnar volantini nella medesima azienda di Rossa. Dal 1981 le BR erano già sul viale del tramonto: scardinate all'interno da delatori, pentiti, infiltrati e messe al bando, all'esterno, dalla società civile, dal sindacato, dalla sinistra costituzionale, si trovarono ben presto in crisi d'identità e - soprattutto - di rappresentatività. Il rapimento Dozier, che nei propositi brigatisti avrebbe dovuto rilanciare l'organizzazione, ne rappresentò, invece, il canto del cigno. Da ultimo, non pochi dubbi emersero circa lo smantellamento pressochè totale dell'organizzazione rivoluzionaria a sèguito del rapimento Dozier. Si presunse, a vari livelli, che le BR servissero, negli "anni caldi" a delegittimare l'ideologia di sinistra, secondo il teorema de "La Strategia della tensione". Indubbiamente, un movimento come quello brigatista delegittimava, agli occhi dell'opinione pubblica, e non solo quella moderata, in parte il PCI e questo fattore tornava sicuramente utile alla DC (per motivi interni) ed alla CIA (per motivi internazionali). Recentemente gli archivi desecretati della CIA hanno svelato che l'Eurocomunismo di Enrico Berlinguer (Italia), Santiago Carrillo (Spagna) e Georges Marchais (Francia) non era ritenuto affidabile oltreoceano. Al momento del rapimento Dozier, e dell'inevitabile epilogo, con le BR uscite a pezzi, da più parti si disse che "I brigatisti avevano osato troppo", "Si fece quel che con Moro non si volle fare", "I servizi segreti deviati s'erano allevati la serpe in seno" e simili constatazioni. Di certo, da alcuni anni, alcuni intellettuali andavano ripetendo che le BR erano potenti, ma non erano "Samurai invincibili".
Gli anni ottanta: la dissoluzione e gli ultimi colpi di coda
Dopo l'arresto di Moretti e Fenzi (4 aprile 1981), che tentarono di ricostituire una colonna milanese, vengono a concretizzarsi le due correnti principali in seno alle Br, una ala "Movimentista", in linea col Fronte delle carceri e la Colonna napoletana, guidata da Giovanni Senzani (il Partito della Guerriglia, scomparso già nel 1982, poco dopo l'arresto di Senzani), ed un ala militarista, le BR- PCC, con a capo Barbara Balzerani (nome di battaglia "Sara", la cosiddetta primula rossa delle BR che venne catturata solo nella primavera del 1985, poiché di lei si conosceva un'unica foto segnaletica risalente a vent'anni prima!). La colonna Walter Alasia inoltre si fa sempre più autonoma. Nell'arco del 1981, sotto la guida di Senzani avvengono 5 importanti sequestri: Ciro Cirillo (assessore della regione Campania), Taliericio, Sandrucci, Roberto Peci (fratello di Patrizio Peci, già brigatista pentito) e il generale NATO James Lee Dozier. Cirillo verrà liberato grazie a negoziati triangolati tra Br, la camorra di Cutolo (Cirillo era colluso con la camorra) e i Servizi Segreti. Roberto Peci verrà invece ucciso in quanto il fratello Patrizio decise di collaborare con la giustizia (l'esecuzione venne filmata, probabilmente dallo stesso Senzani). Taliericio (direttore del petrolchimico di Marghera) verrà ucciso. Non così Sandrucci (dirigente dell'Alfa Romeo) che verrà rilasciato. Il sequestro Dozier ed il suo epilogo, porterà in seguito alla cattura di Senzani (le stesse Br non sapevano a che utilizzo politico potesse prestarsi lo stesso generale Dozier). Probabilmente le operazioni di salvataggio vennero organizzate tramite la CIA (data l'inerzia dei Servizi italiani) ed è possibile che abbia avuto un ruolo anche la Mafia. Una volta catturato Senzani e sgominato il Partito Guerriglia rimasero in gioco le Br-PCC, oltre all'ormai praticamente autonoma Water Alasia. In seguito alla pressione delle forze dell'ordine, molti militanti espatriarono, i più trovarono rifugio in Francia grazie alla cosiddetta "Dottrina Mitterand". Nel frattempo, la colonna milanese ed altri militanti espulsi dal movimento, che fondarono un nuovo gruppo terrorista, le "Brigate Rosse Colonna Milanese Walter Alasia" autonoma dalla direzione strategica centrale, vennero tutti arrestati. Nell'estate - autunno 1984, all'interno dell'ala militarista, le tensioni iniziate nel 1981 sfociarono in una nuova scissione che diede origine al terzo troncone brigatista, le "Brigate Rosse per l'Unione dei Comunisti Combattenti", o "BR - UCC", la cosiddetta "Ala movimentista" o "Seconda Posizione", contrattposta alla "Prima Posizione", cioè le Br-PCC. Un ruolo fondamentale nella scissione lo ebbero i problemi conseguenti il cosiddetto Decreto di San Valentino (14 Febbraio 1984), che poneva un freno al sistema della Scala Mobile. L'ala movimentista e quindi le UCC si porranno in azione soprattutto tenendo conto delle battagli sindacali. Nel 1983 abbiamo la gambizzazione di Gino Giugni (consulente sindacale e del ministero del lavoro), attivo nella battaglia sul blocco della scala mobile. Nel 1984 (febbraio), su richiesta dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP), con la quale i brigatisti collaboravano da anni, le BR-PCC uccisero a Roma Leamon Hunt, il comandante in capo della Sinai Multinational Force and Observer Group. L'ultima risoluzione strategica, in cui si ammetteva il fallimento della lotta armata, è del 1984 e porta significativamente il titolo: "Come uscire dall'emergenza". Nell'85 viene ucciso Ezio Tarantelli, altro personaggio attivo per il blocco della Scala Mobile. Nel Febbraio 1986, le BR-PCC uccisero Lando Conti a Firenze, mentre nel Marzo 1987 le BR-UCC uccisero Licio Giorgieri a Roma (generale che si occupava del progetto EFA, inerente la costituzione di una forza aerea militare europea). Il 16 Aprile 1988, a Forlì, le BR-PCC uccisero il senatore Roberto Ruffilli collaboratore del premier Ciriaco De Mita, mentre le BR-UCC si resero responsabili del massacro in via Prati di Papa durante una rapina per autofinanziamento. A lungo s'è cercato di dipanare - invano, peraltro- alcuni "misteri" che tuttora aleggiano sulle BR, da alcuni lati oscuri del "Caso Moro", al "Grande Vecchio" o "Burattinaio" che avrebbe manovrato le BR a nome dei servizi segreti deviati, ad altri aspetti nebulosi che ancòra imperversano da quegli anni tragici.
Gli ultimi fuochi
Come sopra descritto, il movimento delle BR fu
decimato negli anni ottanta, dopo la cattura, nel 1982,
di Senzani (mentre stava preparando un attacco con razzi
contro la sede del congresso nazionale della DC), di
Savasta (durante la liberazione del generale Dozier),
della Balzerani (1985), di
Antonino Fosso (detto "il cobra", 1987).
In quegli anni fu testimone delle uccisioni di Roberto
Peci, fratello del pentito Patrizio, dell'ingegner
Taliercio (direttore del
Petrolchimico di Marghera)- entrambi nel 1981 - ,
del generale statunitense
Leamon Hunt (1984), dell'economista
Ezio Tarantelli (il 27 Marzo 1985), dell'ex -
sindaco di Firenze
Lando Conti (1986), del generale
Licio Giorgieri (1987) e del senatore
Roberto Ruffilli (1988),
consulente dell'allora primo ministro
Ciriaco de Mita in quanto esperto di questioni
istituzionali. Da segnalare anche il tentativo di
uccidere il "padre dello Statuto dei Lavoratori"
Gino Giugni (1983).
Dopo la stagione dei dissidi e delle epurazioni interne,
le BR erano ridotte ad un movimento non più in grado di
azioni in "grande stile". Inoltre, dall'assassinio di
Rossa, alienatesi per sempre i consensi nel mondo
sindacale e nella realtà della sinistra
extraparlamentare, i brigatisti non rappresentavano più
alcuno, all'infuori di se stessi: erano totalmente
avulsi dal mondo politico e dalla realtà sociale. Ormai
il movimento era allo sbando, privo di direzione e di
coordinamento a livello nazionale, frammentato in
anacronistiche realtà locali, con due ali che
gareggiavano in una sorta di corsa a "chi uccideva di
più". Siamo lontani anni luce dall'organizzazione delle
origini: se quel movimento sembrava talvolta suscitare
comprensione ed appoggi, quest'ultimo movimento era
esecrato a livello generale.
Gli anni 2000
Alcuni capi brigatisti arrestati e condannati sono attualmente inseriti in programmi di reinserimento sociale; molti di essi tuttora rilasciano interviste giornalistiche, pur senza mai aggiungere granché alle verità processualmente accertate. Da notare che la posizione di molti di essi è quella di non rinnegare il passato eversivo (i cosiddetti "irriducibili").
Negli ultimi anni le Brigate Rosse sono tornate nella cronaca a causa della sparatoria sul treno tra due esponenti delle Nuove Brigate Rosse - Nuclei Comunisti Combattenti Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce e degli agenti di Polizia Ferroviaria. Galesi ed un agente, Emanuele Petri, moriranno per i colpi di arma da fuoco. Da qui prosegue un nuovo capitolo della storia di questa organizzazione terroristica, che negli ultimi anni ha ucciso due tecnici che lavoravano alle dipendenze di due Primi Ministri, Massimo D'Antona (sotto l'on. Massimo D'Alema) e Marco Biagi (sotto l'on. Silvio Berlusconi). In seguito ai file trovati nel notebook della Lioce, sono stati arrestati altri componenti del gruppo armato e dalla fine del 2004, una pentita sta collaborando con le forze dell'ordine. Le nuove BR s'ispirano al modello compartimentato stagno dell'eversione greca "Movimento XVII Novembre", recentemente smantellato (2004) dopo un trentennio d'attività nella più assoluta segretezza. Infatti il movimento terrorista greco, fondato da attivisti d'ultrasinistra ellenica che s'ispiravano all'attività della guerriglia comunista greca del secondo dopoguerra (1945 - 1949, movimento dell'ELAS) ed alla rivolta - il 17 Novembre 1973, da cui il nome dell'organizzazione - degli studenti del Politecnico Ateniese contro il Regime dei colonnelli (1967 - 1974) e repressa nel sangue, era organizzato in modo tale che ogni sua cellula fosse totalmente indipendente dall'altra. Addirittura, i membri di cellule diverse neppure si conoscevano personalmente, dimodochè, anche con lo smantellamento di una cellula, le altre rimanevano perfettamente operative. L'esatto opposto della struttura delle vecchie BR, che letteralmente collassò quando i primi militanti catturati collaborarono con la giustizia.
I brigatisti rossi, dalla fondazione dell'organizzazione a oggi, hanno ucciso ufficialmente (o giustiziato, secondo il linguaggio della loro logica ideologica) una settantina di persone, oltre ai numerosi casi di ferimento ("gambizzazione", soprattutto, tra cui quella operata a danno del giornalista Indro Montanelli ad opera del brigatista Franco Bonisoli, il 2 Giugno 1977 a Milano. Nel caso di Montanelli, si stabilì, successivamente alla cattura del Bonisoli, un'amicizia tra vittima e carnefice, tanto che Bonisoli fu l'ultimo ad uscire dalla camera ardente di Montanelli quando il corpo del giornalista venne cremato).
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Questioni aperte
Molti sono ancora oggi gli interrogativi che aleggiano sulle BR. Vediamo i più formulati:
- Le BR erano o non erano alle dipendenze del KGB? Difficile credere che le BR fossero sovvenzionate direttamente dai servizi segreti russi, anche se non impossibile. Sebbene non sia emerso ufficialmente che i brigatisti fossero realmente sul libro paga del KGB, è certo che i servizi segreti dell'Europa Orientale rifornivano i brigatisti di armi e mettevano loro a disposizione diversi campi d'addestramento.
- Quanto effettivamente fece presa sulla gioventù l'ideale brigatista? Negli anni della contestazione studentesca, 1968 - 1972, indubbiamente l'ideale "sindacalista" delle prime BR fece una certa presa sulle frange degli studenti e dei lavoratori più politicizzati. Anche tra il 1976 ed il 1978, nel pieno del caotico periodo post -contestazione, le BR poterono imperversare con una certa libertà. Dal 1979, invece, i tempi erano mutati e le azioni contro il mondo del lavoro provocarono un effetto "boomerang" ed esse si trovarono ben presto in una posizione anacronistica.
- Fu un errore l'uccisione di Moro? Decisamente sì, anche se - per certi versi - fu una scelta obbligata per le BR. Lo Stato non aveva alcun'intenzione di trattare alla pari (questo era l'intendimento neppure tanto celato dei terroristi), per cui l'intera operazione divenne un fiasco clamoroso. Avrebbero potuto le BR, questo sì, uscire dal vicolo cieco in cui s'erano cacciate, dando più risalto a quanto Moro stava loro comunicando, da Gladio ai servizi segreti deviati. A questo punto, avrebbero - così - potuto delegittimare l'intera classe politica al potere in modo irreparabile. Invece, ad esser delegittimate, furono proprio le BR. Anzi, offrirono alla Dc un "Caso Moro" su cui speculare e poter far fruttare in termini di consenso elettorale. In pratica, hanno mancato l'obiettivo di anticipare "Tangentopoli" di un quindicennio.
- Le BR erano colluse coi servizi segreti deviati? Difficile dirlo, ma l'ipotesi appare davvero poco tangibile e concreta. Che le BR, viceversa, fossero infiltrate da agenti doppiogiochisti e da agenti provocatori, questo pare assodato.
- Le BR odierne che successi potrebbero conseguire? Le vecchie BR, quelle originarie del periodo 1970 - 1974, per certri versi, non avrebbero potuto svilupparsi oltre. Com'ebbe modo di dire Maurice Talleyrand, il potente ministro degli esteri napoleonico (sopravvissuto a tutti i protagonisti della rivoluzione, ed intenditore - proprio per tal motivo ! - di periodi rivoluzionari): "Il popolo non si muove con la pancia piena !". Ed in effetti, il periodo dello "Autunno caldo" aveva riempito la pancia di lavoratori ed impiegati. Diversamente da quanto la "Legge Biagi" non faccia oggigiorno con tanti giovani precari. La precarietà della sicurezza economica potrebbe essere un terreno fertile per posizioni estreme, nel caso tale precarietà divenisse cronica tanto da ipotecare il futuro dei giovani. Le BR del periodo 1975 - 1987 non potranno avere in alcun caso successo, né le nuove BR del periodo 1990 - 2004. Forse le BR originarie, quelle dei primi anni ' 70 potrebbero far presa sui giovani se la situazione economica continuasse a deteriorarsi inesorabilmente.
- Se Curcio non fosse stato catturato, la storia delle BR avrebbe imboccato un'altra strada? Con ogni probabilità, la risposta è affermativa e - forse - neppure ci sarebbero stati gli anni di piombo e l'uccisione di Moro e di tante altre persone. Curcio - per certi versi - era uno stratega molto acuto ed un abile "politico". Egli, con ragionevole certezza, avrebbe saputo intendere i messaggi che Moro andava lanciando, specialmente dopo essersi reso conto, il leader democristiano, del tradimento dei suoi ex - compagni di partito.
- Le BR furono di nocumento alla sinistra? Se intendiamo per "sinistra", la sinistra costituzionale (PCI, PSI, DP, PdUP, etc.)sicuramente lo furono. Come ha recentemente detto l'ex brigatista Franco Bonisoli, "I giovani devono abbandonare la lotta armata, ché non conduce da alcuna parte", in riferimento alla cattura della Lioce, leader delle nuove BR. Quest'affermazione può considerarsi, a buon diritto, la logica conclusione di quanto affermò il leader comunista Palmiro Togliatti nei primi anni ' 50: "Compagni, dev'esser chiaro a tutti che - purtroppo - il nostro paese non è stato liberato dall' Armata Rossa !" La lotta armata fu d'intralcio alla concezione berlingueriana di collaborazione nel compimento del cosiddetto "Compromesso storico", fu deleteria per il PSI nell'organizzare il "Governo di centrosinistra", fu una vera catastrofe se risultasse accertata l'ipotesi d'un patto Berlinguer - Moro per portare il leader PCI alla presidenza del consiglio.
- Quali probabilità avrebber avuto le Br di instaurare in Italia un governo marxista e quale tipo di governo sarebbe stato il loro? Assai remota è la prima ipotesi, nel senso che non sarebbe stata impossibile, bensì assai improbabile, l'instaurazione d'un governo marxista in Italia. Gli U.S.A., anche qualora le BR fossero riuscite nel loro intento, lo avrebbero abbattuto sùbito, causa la strategicità della penisola italiana. Nè, le BR avrebbero potuto sperare in un aiuto da parte dell'U.R.S.S., perché questo avrebbe comportato la trasformazione della "Guerra fredda" in un conflitto vero e proprio, e - forse - avrebbe innescato la Terza Guerra Mondiale: troppo rischioso ! D'altronde, la "Cortina di Ferro" figlia degli "Accordi di Yalta" avevano assegnato l'Italia alla sfera d'influenza americana ed i casi della rivolta ungherese del ' 56 e della "Primavera di Praga" del ' 68 sono eloquenti: i blocchi contrapposti e la sovranità limitata dei rispettivi "Paesi satelliti" imponeva la non ingerenza di una superpotenza negli affari dell'altra. La seconda ipotesi è ancor più fantascientifica: nelle BR convivevano anime marxiste leniniste, posizioni borghesi di "sinistra" (quando non catto - comuniste), per terminare in idee francamente maoiste. Difficile sarebbe stata la convivenza ed il collante ideologico, una volta raggiunto il potere. Per non citare il fatto che gran parte della sinistra italiana si riconosceva in una versione "nazionale" di comunismo, quasi una socialdemocrazia, tanto che, nel 1981 quando Berlinguer osò criticare l'URSS, affermando che essa ".... Aveva perso il proprio spirito propulsivo" la maggioranza del partito e degli elettori sostennero la linea di rottura del segretario comunista.
- Che ruolo ebbero i servizi segreti deviati nella gestione del "Caso Moro"? Difficile dirlo, ma sicuramente un fatto rimane tuttora inspiegabile, quello relativo al falso documento brigatista circa la morte di Moro al Lago della Duchessa (sugli Appennini in provincia di Rieti). In breve, venne divulgato un falso documento ciclostilato, durante la prigionia di Moro, in cui le BR annunciavano la sua uccisione e l'occultamento del suo cadavere nel lago summenzionato. Le BR smentirono, prove fotografiche alla mano, il comunicato N° 7, che si rivelò essere un falso clamoroso.
Lista dei principali brigatisti
- Walter Alasia
- Rita Algranati
- Lucia Musti
- Corrado Alunni
- Angela Vai
- Lauro Azzolini
- Laura Balzerani
- Pietro Bertolazzi
- Paola Besuschio
- Franco Bonisoli
- Anna Laura Braghetti
- Alfredo Buonavita
- Margherita Cagol
- Alessio Casimirri
- Renato Curcio
- Riccardo Dura
- Raimondo Etro
- Adriana Faranda
- Enrico Fenzi
- Paolo Maurizio Ferrari
- Raffaele Fiore
- Alberto Franceschini
- Michele Galati
- Prospero Gallinari
- Maurizio Iannelli
- Natalia Ligas
- Alvaro Loiacono
- Annamaria Ludman
- Germano Maccari
- Nadia Mantovani
- Rocco Micaletto
- Fulvia Miglietta
- Wilma Monaco
- Mario Moretti
- Pietro Morlacchi
- Valerio Morucci
- Luca Nicolotti
- Luigi Novelli
- Roberto Ognibene
- Pietro Panciarelli
- Tonino Paroli
- Patrizio Peci
- Roberto Peci
- Fabrizio Pelli
- Cristoforo Piancone
- Antonio Savasta
- Bruno Seghetti
- Giorgio Semeria
- Giovanni Senzani
- Mario Galesi
- Nadia Desdemona Lioce
Voci correlate
- Anni di piombo
- Lista delle principali organizzazioni armate di sinistra
- Lista delle stragi avvenute in Italia
- Terrorismo
