ENCICLOPEDIA POLITICA
Casa delle Libertà
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| La Casa delle Libertà | |
|---|---|
| Coalizione politica italiana | |
| Leader | Silvio Berlusconi |
| Ideologia politica | coalizione di centrodestra |
| Sito internet | nessun sito ufficiale |
La Casa delle Libertà (CdL) è il nome della coalizione del centrodestra italiano, fondata alla fine del 2000 e guidata da Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei ministri dal 2001 al 2006.
La coalizione viene costituita in occasione delle elezioni politiche del 2001 per sconfiggere i governi dell'Ulivo che avevano guidato l'Italia nel quinquennio precedente. Berlusconi e i suoi alleati pongono come esigenza fondamentale il rinnovamento della politica italiana e si propongono agli elettori riuscendo a conquistare un ampio consenso e a costruire un governo (il Governo Berlusconi II) che passerà alla storia come il più longevo nella storia della Repubblica.
Sono partiti fondatori della Casa delle Libertà:
- Forza Italia, soggetto politico di stampo neoliberale guidato dallo stesso Berlusconi;
- Alleanza Nazionale, partito conservatore di destra guidato da Gianfranco Fini;
- Lega Nord Padania, movimento autonomista e federalista dell'Italia settentrionale guidato da Umberto Bossi;
- Centro Cristiano Democratico (CCD) e Cristiani Democratici Uniti (CDU), (oggi uniti nell'Unione dei Democratici Cristiani e Democratici di Centro) partiti democratico-cristiani e centristi guidati da Pier Ferdinando Casini e Rocco Buttiglione;
- Nuovo PSI, partito d'ispirazione socialista guidato da Gianni De Michelis;
- Partito Repubblicano Italiano, guidato prima da Giorgio La Malfa e poi da Francesco Nucara.
I punti cardine della coalizione rimangono invariati nel corso degli anni e, soprattutto alla fine del quinquennio di governo, quando la CdL si candida per la seconda volta alla guida del Paese, acquisisce l'adesione di nuovi partiti e movimenti ed è interessata da lievi modificazioni della sua geografia:
- nel gennaio 2006, aderisce alla coalizione la Democrazia Cristiana per le Autonomie, guidata da Gianfranco Rotondi e nata da una costola dell'UDC;
- nello stesso periodo, la CdL raggiunge un accordo sul programma con Alternativa Sociale, la federazione di estrema destra guidata da Alessandra Mussolini, e sostengono la coalizione anche i Riformatori Liberali (movimento d'ispirazione radicale, contrario all'alleanza di centrosinistra), il Movimento per l'Autonomia (attivo nel Sud Italia, che dà vita ad un "Patto per le Autonomie" insieme alla Lega), la Fiamma Tricolore e il Partito Liberale Italiano.
Nel frattempo, una parte del Nuovo PSI (che fa capo a Bobo Craxi) propone al partito di dichiarare conclusa la sua esperienza con la CdL. Dopo controversie giudiziarie sulla titolarità del simbolo, l'ala craxiana fuoriesce dal partito per fondare un nuovo soggetto politico che passa nello schieramento opposto.
In occasione delle elezioni politiche del 9-10 aprile, si presentano con la CdL anche liste minori come: Federazione Italiana Pensionati Uniti, Verdi Verdi, No euro, SOS Italia, Italia di Nuovo, e i movimenti regionali siciliani Patto per la Sicilia, Nuova Sicilia e Patto Cristiano Esteso.
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Storia
La nascita e la vittoria elettorale
La CdL nasce come prosecuzione dell'esperienza delle precedenti coalizioni di centrodestra presentate sullo scenario politico italiano nel 1994 e nel 1996, riconosciute sotto il nome di "Polo", Polo delle Libertà, Polo del Buon Governo e Polo per le Libertà.
Essa è frutto di un rinnovato accordo tra partiti stabilmente alleati (FI-AN-CCD-CDU) e la Lega Nord, che precedentemente (sostenendo le tesi della secessione del Nord dal resto dell'Italia) aveva tentato una strada autonoma. L'accordo (quando, cioè, la Lega abbandona i suoi propositi secessionisti e si concentra sul federalismo) viene concretizzato già in occasione delle elezioni regionali del 2000, che costituiscono il preludio della complessiva esperienza dell'anno seguente.
Il momento culminante dell'esperienza della CdL è fornito dalle elezioni politiche del 2001, nelle quali la coalizione riesce a superare lo schieramento dell'Ulivo (che proponeva come candidato premier Francesco Rutelli), dopo aver siglato un "Contratto con gli Italiani" contenente i principali punti d'impegno del nuovo governo.
I governi Berlusconi e le riforme
Il Governo Berlusconi II si mette al lavoro. All'inizio della sua attività deve fronteggiare la crisi internazionale dovuta alle ripercussioni dell'11 settembre 2001 e ai nuovi scenari del terrorismo internazionale. Appoggia i bombardamenti contro le milizie telabane in Afghanistan e, più tardi, la guerra in Iraq contro il dittatore Saddam Hussein avanzata dagli Stati Uniti d'America.
Queste alcune delle principali azioni del Governo della CdL.
Riforma della forma di stato e di governo
Approvata nel novembre 2005, la riforma costituzionale introduce il federalismo (o devoluzione), che affida alle Regioni un campo specifico di legislazione (potere esclusivo) per realizzare gli interessi dei cittadini in base alle individualità territoriali, ma pur sempre nel rispetto di un interesse nazionale. La riforma si propone di ridurre il numero dei parlamentari (-175 fra Camera e Senato) e di porre fine al bicameralismo perfetto (accusato di rallentare l'azione parlamentare), dando vita al Senato Federale (che sarebbe dovuto andare in vigore dal 2011) da eleggere contestualmente ai Consigli Regionali.
La riforma vuole attribuire inoltre maggiori poteri al premier, denominato Primo Ministro in luogo di Presidente del Consiglio, attribuendogli alcune competenze che attualmente sono prerogativa del Presidente della Repubblica, il cui ruolo di garante degli equilibri costituzionali esce significativamente ridimensionato con poteri di controllo minimi. Approvata dai soli parlamentari della coalizione di centrodestra con un quorum inferiore ai due terzi dei parlamentari, la riforma costituzionale della Cdl è stata subordinata all'approvazione da parte del corpo elettorale in un referendum che ha avuto luogo il 25 e 26 giugno 2006. Il referendum ha sancito la vittoria dei "No" con una larghissima maggioranza (61,3%), azzerando di fatto la riforma.
Riforma della scuola
È la cosiddetta "Riforma Moratti", che prende il nome dal ministro dell'Istruzione. Essa innalza l'obbligo formativo all'età di 18 anni, introduce lo studio dell'inglese e dell'informatica sin dall'inizio del ciclo scolastico.
Il percorso scolastico viene articolato in cicli:
- scuola dell'infanzia (quella finora chiamata scuola materna),
- primo ciclo (costituito da scuola primaria e scuola secondaria di primo grado, corrispondente al vecchio corso di scuole elementari e medie)
- secondo ciclo (quello della scuola secondaria di secondo grado, suddiviso nella duplice scelta tra 8 indirizzi liceali e la formazione professionale).
Pressione fiscale
Il Governo ha attuato una riforma delle tasse che introduce una serie di fasce, a seconda del reddito familiare, in base alle quali sono stabiliti sgravi corrispondenti.
Riforma delle pensioni
Andrà in vigore dal 2008, prevede, come requisiti per andare in pensione:
- 65 anni d'età per gli uomini, 60 per le donne
- 40 anni di contributi indipendentemente dall'età
- 35 anni di contributi e 60 d'età (61 per gli autonomi)
- 35 anni di contributi e 57 di età per le donne (la
rendita sarà calcolata soltanto con il metodo
contributivo).
Prevede una nuova serie di requisiti a partire dal 2010. L'obiettivo dichiarato dal governo è quello di poter continuare a garantire il sistema pensionistico, riuscendo a fronteggiare l'aumento della durata della vita, l'invecchiamento della popolazione e il calo demografico.
Riforma sull'immigrazione
È la cosiddetta legge Bossi-Fini, che introduce sistemi rigorosi di controllo tesi a limitare l'immigrazione clandestina: prevede la concessione di permesso di soggiorno solo in presenza di un'occupazione, l'espulsione dei clandestini e pene severe per i trafficanti.
Riforma del sistema radiotelevisivo
È la cosiddetta legge Gasparri sul sistema radiotelevisivo che introduce il "digitale terrestre". Introduce un Sistema integrato delle comunicazioni, il quale prevede che nessun operatore possa conseguire ricavi superiori al 20% delle risorse complessive del Sic, o controllare più del 20% dei programmi televisivi o radiofonici irradiati attraverso frequenze terrestri. Prevede limiti alla pubblicità e dà l'avvio alla privatizzazione della RAI, attraverso la fusione tra "Rai spa" e "Rai Holding".
Riforma della giustizia
Approvata a luglio 2005, introduce la separazione delle cariche tra pubblico ministero e giudice, prevede l'avanzamento in carriera dei magistrati non solo per anzianità ma anche per meriti a concorso e una riorganizzazione delle procure.
Il calo di consensi e la crisi di governo
Dopo tre anni dall'insediamento del governo della CdL, arriva il primo appuntamento elettorale che coinvolge l'intero Paese e che ripropone il tema del confronto fra le coalizioni. Alle elezioni europee del 2004, i partiti della coalizione si presentano in calo rispetto ai risultati trionfalistici del 2001 e i due poli della politica italiana escono sostanzialmente a parità di consensi, oscillando entrambi intorno al 45%. A far registrare il calo maggiore è Forza Italia che, fondata precedentemente sull'immagine del suo leader, paga il prezzo più grosso per qualche malcontento sull'azione di governo: FI è in calo soprattutto al centro-sud e si attesta al 21% a livello nazionale (alle precedenti europee e alle politiche aveva toccato il 29%).
Il calo di consensi si rende evidente nel 2005, in occasione delle elezioni regionali che consegnano la vittoria alla nuova coalizione di centrosinistra, L'Unione, vittoriosa in 12 regioni su 14. Berlusconi si attribuisce il grave errore di non aver preso parte alla campagna elettorale. La CdL si aggiudica soltanto il governo di Lombardia e Veneto e, pertanto, si impone una indispendabile aria di cambiamento: UDC e AN annunciano il ritiro dei loro ministri dal governo, criticando la predominanza dell'asse Forza Italia - Lega Nord (cosiddetto "Asse del Nord" Bossi-Tremonti). Berlusconi si dimette e costituisce un nuovo governo (il Berlusconi III) che ritrova l'unità della coalizione, istituendo un nuovo ministero ad hoc per il Mezzogiorno, il Ministero della Coesione Territoriale.
Il biennio 2005-2006
Nell'ultima fase della legislatura, la coalizione lavora per presentare ai cittadini i bilanci del quinquennio e ripresentarsi al nuovo appuntamento con le elezioni politiche.
La riforma elettorale e le dimissioni di Follini
Ad ottobre 2005, viene approvata una riforma elettorale che reintroduce il sistema proporzionale, a dodici anni dall'entrata in vigore del sistema maggioritario.
Viene introdotta la figura del leader della coalizione, al quale si ricollegano una serie di liste (bloccate) che si ripartiscono i seggi disponibili in maniera proporzionale, con un premio di maggioranza alla coalizione vincitrice che garantisca la governabilità. Lo sbarramento (per i partiti coalizzati) è del 2% alla Camera e del 3% al Senato. Al Senato, inoltre, il premio di maggioranza viene assegnato su base regionale.
L'approvazione di questa legge provoca le dimissioni di Marco Follini da segretario dell'Udc, che aveva sollecitato una legge proporzionale ma non in questi termini (sosteneva la possibilità di esprimere la preferenza di un candidato appartenente alla lista prescelta). Follini era stato più volte in contrasto con Berlusconi e, nell'estate 2005, si era fatto sostenitore di un cambiamento di leadership nella CdL in favore di Pier Ferdinando Casini. La guida dell'Udc viene assunta da Lorenzo Cesa. Nel marzo 2006, uno degli estensori materiali della riforma elettorale, Roberto Calderoli, ha definito la legge "una porcata".
La strategia delle "tre punte"
In vista dell'appuntamento elettorale 2006, la Cdl, sfruttando la nuova logica proporzionale, annuncia la cosiddetta "tattica delle tre punte" per sconfiggere il centrosinistra guidato da Romano Prodi. In caso di vittoria, proporranno al Capo dello Stato la nomina a Presidente del Consiglio del leader del partito che avrà conseguito più voti: si impegnano in prima persona il premier Berlusconi, il ministro degli esteri Fini e il presidente della Camera Casini (che rappresentano rispettivamente FI, AN e UDC), i quali inseriscono nei simboli elettorali i loro cognomi.
Nel deposito dei contrassegni elettorali viene comunque indicato Berlusconi come capo unico della coalizione.
Le elezioni politiche
La campagna elettorale per le elezioni politiche del 2006 è una delle più accese di tutta la storia. Berlusconi e la CdL devono portare il conto di un'azione di governo ininterrotta che è durata cinque anni e che ora deve presentarsi al giudizio degli elettori. Lo sfidante è Romano Prodi, che si presenta con una coalizione rinnovata, ma estremamente eterogenea, e fa leva sui presunti risultati negativi ottenuti dal centrodestra in questi anni.
Queste alcune affermazioni di Berlusconi:
Questi alcuni degli insulti ricevuti da Berlusconi a causa della "demonizzazione dell'avversario" messa in atto dalla sinistra: assassino, buffone, ladro, mafioso.
Berlusconi partecipa a due confronti televisivi
"ufficiali" col suo sfidante (gli unici due ai quali
Prodi stesso abbia accettato di partecipare e
caratterizzati da regole molto rigide per assicurare il
massimo rispetto della
Par Condicio). Durante il secondo di essi accusa la
sinistra di essere divisa sui principali temi
dell'economia, accusa il suo sfidante di essere solo
un'immagine da presentare al paese per vincere le
elezioni e che non ha alcun potere reale sulla
coalizione che gli sta alle spalle, fa un intervento
all'assemblea di
Confindustria e sceglie, come chiusura della
campagna, di lanciare agli italiani la proposta
dell'abolizione dell'ICI
sulla prima casa.
Grazie a questa campagna pressante, la Casa delle Libertà riesce a riconquistare la fiducia di molti elettori e Forza Italia si riappropria del ruolo di una leadership forte della coalizione, ottenendo un risultato in netta ascesa rispetto alle previsioni.
Il 9 e 10 aprile 2006 il centrosinistra alla Camera dei deputati supera la CdL per appena 25.224 voti (su un totale di 38 milioni di voti validamente espressi) e ottiene il 49,81% dei consensi, contro il 49,74% della CdL. Risultato che secondo Berlusconi significa una sola cosa: nessuno ha vinto e nessuno ha perso, il paese è spaccato esattamente in due parti uguali.
Al Senato, la situazione è ribaltata: la CdL ottiene la maggioranza dei voti (il 50,2%), ma col sistema degli sbarramenti regionali previsti dalla legge elettorale appena entrata in vigore e con l'apporto del voto della circoscrizione Estero, l'Unione conquista comunque due seggi in più.
Forza Italia si conferma il primo partito italiano con una percentuale di consensi di circa il 24%; seguono Alleanza Nazionale (12,4%), l'Udc (6,8%) e la Lega Nord in alleanza col Movimento per l'Autonomia (4,5%). L'unica altra lista che riesce ad eleggere parlamentari è l'aggregazione costituita dalla Democrazia Cristiana per le Autonomie e dal Nuovo PSI che, seppure con un risultato dello 0,7%, partecipa alla ripartizione dei seggi della Camera in qualità di "miglior perdente" (lista che ha conquistato il maggior numero di voti al di sotto dello sbarramento del 2%).
Dato l'esiguo margine di vittoria ottenuto alla Camera dall'Unione, Berlusconi chiede l'inevitabile verifica dei voti. Il 19 aprile la Cassazione dichiara i seguenti dati definitivi:
- Unione = 19.002.598 voti
- CdL = 18.977.843 voti
- differenza = 24.755 voti
Non soddisfatto di tale verifica dichiara di voler ricorrere alla Giunta per le elezioni. Nel caso in cui la Giunta arrivasse a dimostrare che quei 24.755 voti non esistono e che le elezioni in realtà sono state vinte dalla CdL si sarebbe presentato dal Presidente della Repubblica per chiedergli un immediato ritorno alle urne.
Gli appuntamenti elettorali
| Partito | Politiche 2001 | Europee 2004 | Regionali 2005 | Politiche 2006 |
|---|---|---|---|---|
| Forza Italia | 29,4 | 21,0 | 18,7 | 23,7 |
| Alleanza Nazionale | 12,0 | 11,5 | 10,6 | 12,3 |
| UDC (CCD+CDU) | 3,2 | 5,9 | 5,8 | 6,8 |
| Lega Nord | 3,9 | 5,0 | 5,6 | 4,6 |
| Nuovo PSI/Socialisti Uniti | 1,0 | 2,0 | 0,7 | |
| PRI-altri | 0,8 | 0,7 | <0,1 |
*Dati espressi in %. Per le elezioni regionali 2005, il dato è riferito alle 14 regioni interessate dal voto.
Collegamenti esterni
- Forza Italia
- Alleanza Nazionale
- UDC
- Lega Nord Padania
- Nuovo PSI
- PRI
- Democrazia Cristiana per le Autonomie
- Movimento per l'Autonomia
- Riformatori Liberali
- PLI
Programma elettorale della CDL 2006






