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http://it.wikipedia.org/wiki/Conflitto_di_interessi


ENCICLOPEDIA POLITICA

Conflitto di interessi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 

Si verifica un conflitto di interessi quando viene affidata un'alta responsabilità decisionale ad un soggetto che abbia interessi personali o professionali in conflitto con l'imprazialità richiesta da tale responsabilità, che può venire meno visti i propri interessi in causa.

Il verificarsi di un conflitto non costituisce di per sé prova che siano state commesse scorrettezze, può tuttavia costituire un'agevolazione nel caso in cui si cerchi di influenzare il risultato di una decisione per trarne un beneficio. L'essere in conflitto di interessi ed abusare effettivamente della propria posizione restano però due aspetti distinti: un soggetto coinvolto, infatti, potrebbe non agire mai in modo improprio. Tuttavia un conflitto di interessi esiste a prescindere che ad esso segua una condotta impropria o meno.

Indice

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Esempi di conflitto di interessi

Esempi di conflitto di interessi possono essere:

  • un politico che abroga, istituisce o modifica una legge che lo imputa di un qualche reato o che lo coinvolga in qualche modo;
  • un pubblico ministero che giudica un proprio familiare o conoscente in una causa;
  • la partecipazione ad un appalto o transazione essendo a conoscenza dei termini riservati di proposta;
  • il presidente di un organo di garanzia che possiede o è concorrente di un'azienda oggetto dell'analisi di tale organo;
  • uno studente che insegni una qualsiasi materia presso il corso di laurea al quale è iscritto.

La legge e i conflitti di interessi

Gli ordinamenti giuridici democratici internazionali sono solitamente garantisti e contrari allo sfruttamento della propria posizione per interessi personali a discapito di altre parti in causa; dispongono perciò di specifiche leggi che non permettono - o tentano di scongiurare - il verificarsi di tali conflitti.

Ad imprenditori o magistrati sono di solito interdette funzioni pubblico-istituzionali; a studenti di determinati corsi universitari è intedetto l'insegnamento presso gli stessi; e così via.

Il conflitto di interessi nella politica italiana

In Italia il problema si è presentato in forme di una certa rilevanza in particolare da quando Silvio Berlusconi prese parte alla campagna elettorale del 1994 per coprire la carica di Primo Ministro (carica che ricoprì anche dal 2001 al 2006). Il conflitto era in questo caso rappresentato dalla titolarità contemporanea di funzioni pubbliche, del gruppo televisivo Mediaset, e di altre proprietà sulle quali vi sarebbe stata possibilità di legiferazione (settore assicurativo, sportivo, edile, ecc.). Per alcuni politici di parte avversa, inoltre, tali conflitti potevano essere causa d'ineleggibilità e di incompatibilità di cariche in base alle legge italiana sulle concessioni pubbliche.

Nella supposizione che il possesso di alcuni media potesse costituire un possibile vantaggio elettorale, fu sostenuto altresì che sussistesse una sostanziale incostituzionalità, in quanto l'articolo 51 della Costituzione Italiana stabilisce che "tutti i cittadini (...) possono accedere agli uffici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza" e che la possibilità di orientare la comunicazione avrebbe potuto minare tale effettiva eguaglianza. Inoltre, fu rilevata la possibilità d'incompatibilità tra i ruoli di controllore dei mezzi di informazione e controllato dai mezzi stessi (come dovrebbe essere ogni politico in carica).

Nel 1996 il senatore Stefano Passigli aveva proposto un disegno di legge che, tra le altre cose, prevedeva che il funzionario pubblico con un patrimonio eccedente una certa somma lo dovesse affidare in gestione a un'apposità società indipendente (blind trust o fondo cieco). Il d.d.l. non venne approvato. La questione fu però ripresa dallo stesso Governo Berlusconi II con la Legge n. 215 del 2004 (Norme in materia di risoluzione dei conflitti di interessi). Si è eccepito che la legge sarebbe risultata di ben poca rilevanza per la risoluzione del conflitto, poiché si limitava a prescrivere che l'imprenditore individuale provvedesse a nominare uno o più institori, cioè una o più persone di fiducia (e quindi non indipendente) cui affidare l'effettiva gestione aziendale.

Il Parlamento europeo prese posizione sulla questione: al paragrafo 38 della risoluzione del 20 novembre 2002 deplora che, in particolare in Italia, permanga una situazione di concentrazione del potere mediatico nelle mani del presidente del Consiglio, senza che sia stata adottata una normativa sul conflitto d’interessi.

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