ENCICLOPEDIA POLITICA
Antonio Di Pietro
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Antonio Di Pietro (Montenero di Bisaccia, Campobasso, 2 ottobre 1950), è stato un magistrato del pool di Mani Pulite, e dal 1996 è un politico italiano, fondatore del movimento Italia dei Valori. Attualmente è ministro delle infrastrutture.
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I primi anni
Dopo aver conseguito un diploma di perito elettronico emigrò in Germania, la sua giornata si suddivide fra un lavoro da operaio in una fabbrica metalmeccanica, e un altro il pomeriggio in una segheria. Tornato in Italia dopo un paio d'anni, continuò a lavorare e iniziò anche gli studi all'Università di Milano, riuscendo ad ottenere la laurea in Giurisprudenza nel 1978 con voto 108/110. Nel 1980 diviene commissario di Polizia, un anno dopo è entrato in magistratura, inizialmente assegnato alla procura di Bergamo, dopo cinque anni diviene sostituto procuratore a Milano.
Il periodo in magistratura
Alla Procura di Milano si occupa soprattutto di reati contro la pubblica amministrazione. Si farà notare per la sua padronanza degli strumenti informatici, che gli consentirà una notevole velocizzazione delle indagini e un efficiente collegamento dei dati processuali. In questo modo, all'epoca di Tangentopoli, poté svolgere un'intensissima mole di lavoro.
Quale pubblico ministero di punta del cosiddetto «Pool di Mani Pulite», composto anche da altri magistrati come Gherardo Colombo, Piercamillo Davigo, Ilda Boccassini e Armando Spataro, coordinati da Francesco Saverio Borrelli, ha messo sotto inchiesta per corruzione centinaia di politici locali e nazionali, tra cui alcune figure politiche di primo piano, come ad esempio Bettino Craxi.
Subito dopo le elezioni del 27 marzo 1994, Berlusconi gli chiede di abbandonare la magistratura e di entrare a far parte del suo governo come Ministro dell'Interno. Di Pietro, pur dichiarandosi lusingato di fronte a numerosi giornalisti, non accetta e preferisce continuare il suo lavoro di magistrato.
Dopo questi anni di protagonismo, sono partite contro di lui diverse indagini giudiziarie, tutte risolte in assoluzioni o archiviazioni. Nel 1995 viene indagato dal sostituto procuratore di Brescia Fabio Salamone, ipotizzando reati di concussione e abuso d'ufficio, ma il giudice per le indagini preliminari archivia il procedimento con censura.
Il 6 dicembre del 1994, poco prima che si riuscisse a tenere alla Procura di Milano l'interrogatorio dell'allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, indagato per corruzione, si dimetterà clamorosamente dalla magistratura.
La carriera politica
Ministro dei Lavori pubblici
Nel 1996 chiamato da Romano Prodi accetta di divenire ministro nel suo Governo sostenuto dalla coalizione dell'Ulivo, appena insediatosi dopo la vittoria nelle elezioni politiche di aprile.
L'incarico affidatogli è il Ministero dei Lavori pubblici, ma decide di presentare le sue dimissioni dopo sei mesi, il giorno dopo in cui gli viene notificata da Brescia una nuova indagine nei suoi confronti. Prodi respinge le dimissioni, ma Di Pietro non vuole tornare sui suoi passi.
Elezione a senatore ed a europedutato
A fine 1997 si tengono l'elezioni supplettive e Di Pietro accetta la candidatura per un seggio al senato offerta dall'Ulivo al collegio uninominale del Mugello in Toscana, dove nella precedente votazione la coalizione aveva vinto con il 66,5% dei consensi. Gli avversari, Giuliano Ferrara per la coalizione di Silvio Berlusconi, Sandro Curzi per Rifondazione comunista, che nel 1996 non si era presentata da sola, e il candidato della Lega Nord, vengono battuti da Di Pietro, che ottiene il 67,8% dei voti. Diventa così senatore e, come indipendente, aderisce al gruppo misto.
Dopo alcuni mesi, nel marzo 1998, fonda un suo movimento, Italia dei Valori, che vede l'adesione anche di altri parlamentari, e insieme a loro forma un sottogruppo. Dopo la caduta del Governo Prodi I dell'ottobre del 1998, si verificano dei cambiamenti nell'assetto dei partititi alleati. Di Pietro è un sostenitore di Romano Prodi, lo considera come unico punto di riferimento, aderisce al progetto dei Democratici, che intende portare avanti l'idea unitaria formale dei partiti che sono a fondamento dell'Ulivo. Così nel febbraio 1999 viene deciso lo scioglimento del giovane movimento, per farlo confluire, insieme ad altre formazioni politiche, in quello di Prodi. Di Pietro viene scelto per svolgere l'importante ruolo di responsabile organizzativo.
I Democratici debuttano alle elezioni europee dello stesso anno, ottenendo il 7,7% dei voti e sette seggi, e Di Pietro viene eletto eurodeputato.
Italia dei Valori
In seguito a ripetuti dissidi con la linea portata avanti da Arturo Parisi, leader del partito, con il culmine nello strappo avvenuto quando Di Pietro sceglie di non votare la fiducia al nuovo governo Amato, il 27 aprile 2000 si separa dai Democratici. Rifonda quindi Italia dei Valori come partito autonomo nel settembre 2000, sempre con l'obiettivo di portare avanti le proprie battaglie politiche, mettendo sempre in primo piano temi come la valorizzazione e l'affermazione della legalità e la neccessità di trasparenza amministrativa e a livello politico.
Pur d'accordo nel contrastare la coalizione guidata da Silvio Berlusconi, per l'elezioni politiche del 2001 Di Pietro non riesce a trovare un accordo e si presenta quindi da solo alla competizione elettorale. Tuttavia non risulterà eletto, non riuscendo a spuntarla nel collegio uninominale in Molise e non superando, con la sua lista al proporzionale, la soglia del 4%, seppur di poco (3,9%).
Il 'tentato' Nuovo Ulivo
Alla vigilia delle elezioni europee del 2004, Di Pietro aderisce all'appello di Prodi di presentarsi sotto un'unico simbolo nel nome dell'Ulivo. Ma non tutti sono d'accordo con l'ingresso di Di Pietro (il fronte dell'opposizione è guidato dai socialisti dello SDI). E così nasce una nuova intesa elettorale con Achille Occhetto: insieme presentano la Lista Società Civile, Di Pietro-Occhetto, Italia dei Valori.
Nel suo simbolo, la lista inserisce la dicitura "Per il Nuovo Ulivo", con un piccolo ramoscello d'ulivo, per sottolineare la chiara intenzione di partecipare alla rinascita e al rafforzamento della coalizione. Prodi, in un primo momento, plaude all'idea, ma poi Di Pietro e Occhetto (a campagna elettorale già avviata) sono costretti ad eliminare quel frammento del loro simbolo perché - dicono dalla coalizione - si potrebbe generare confusione fra gli elettori che potrebbero confonderlo con il "vero" Ulivo.
La lista, comunque, corre regolarmente alle elezioni, ma il progetto è un fallimento: raccoglie soltanto il 2,1%. Occhetto abbandona immediatamente l'alleanza, rifiutando anche il seggio di parlamentare europeo in favore del giornalista Giulietto Chiesa e conservando quindi il suo seggio al Senato.
Di Pietro viene rieletto al Parlamento europeo nella circoscrizione sud, dopo aver ricevuto in tutta Italia quasi 200 mila preferenze. Iscritto al gruppo parlamentare dell'Alleanza dei Democratici e Liberali per l'Europa; membro della Conferenza dei presidenti di delegazione; della Commissione giuridica; della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni; della Delegazione per le relazioni con il Sudafrica.
L'ingresso nell'Unione e le primarie
Intanto, nasce la nuova coalizione di centrosinistra, chiamata L'Unione, che si apre ai contributi di Italia dei Valori e di Rifondazione Comunista.
Il nuovo schieramento debutta alle elezioni regionali dell'aprile 2005: IdV ne è parte integrante in tutte le 14 regioni chiamate al voto, ma il partito conferma il suo trend negativo, raggranellando soltanto l'1,8% dei voti.
Prodi, in vista delle elezioni politiche del 2006, lancia l'idea delle consultazioni primarie per la scelta del candidato premier. Il progetto va in porto, le primarie si organizzano e Di Pietro presenta subito la sua candidatura.
Le primarie si svolgono il 16 ottobre 2005 con sette candidati: Di Pietro è arrivato quarto, raccogliendo 142.143 voti (il 3,3% dei consensi), alle spalle di Romano Prodi, che ha ricevuto l'investitura di candidato premier della coalizione, di Fausto Bertinotti e Clemente Mastella.
Ministro delle Infrastrutture
Il 17 maggio 2006, dopo le elezioni politiche che consacrano la vittoria del centrosinistra (Italia dei Valori si attesta intorno al 2% sia alla Camera che al Senato), Di Pietro viene nominato Ministro delle Infrastrutture nel nuovo Governo Prodi. Lascia l'incarico di europarlamentare per accettare quello di deputato nazionale.
La protesta sull'indulto
A luglio del 2006 scoppia una polemica all'interno della coalizione di governo che vede protagonista Di Pietro e il suo partito, contrari all'approvazione di un provvedimento di indulto sostenuto, invece, in maniera trasversale da esponenti e partiti di entrambi gli schieramenti. Tale indulto avrebbe effetti su circa 12 mila carcerati. Di Pietro manifesta davanti a Palazzo Madama prima dell'approvazione del provvedimento al Senato, insieme alla Lega Nord, anch'essa contraria. Di Pietro pubblica sul suo sito web personale i nomi dei deputati che hanno votato a favore dell'indulto.
Sostiene Di Pietro:
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«È sconcertante, davvero sconcertante, vedere
l'Unione rinnegare nei fatti, con questo
indulto, il programma che ha presentato ai
cittadini e per cui è stata eletta. Il cittadino
conta meno di zero, non può scegliere i suoi
rappresentanti (con riferimento alla legge
elettorale senza preferenze, ndr) e neppure
vedere rispettato il programma di governo. A cosa
serve l'istituzione parlamentare oggi? Quanto è
lontana dagli elettori? È una domanda che noi
politici dobbiamo farci e alla quale è necessario
dare presto delle risposte.»
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La richiesta avanzata da Di Pietro, ma non accolta, era quella di escludere dall'indulto i reati finanziari, societari e di corruzione.
| MPE italiano | Gruppo | Lista di elezione | Partito italiano | Area | Preferenze |
|---|---|---|---|---|---|
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1999 -
2004
|
-
|
I Democratici
|
I Democratici,
Italia dei Valori
|
Sud
Sud |
316.943
63.549 |






