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Andrea Zanzotto
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Andrea Zanzotto (Pieve di Soligo, Treviso, 10 ottobre 1921) è un poeta tra i più significativi del secondo Novecento.
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Biografia
Andrea Zanzotto nacque a Pieve di Soligo da Giovanni
e Carmela Bernardi.
Il padre di Andrea, Giovanni, nato il
18 novembre del
1888, aveva conseguito nel
1913 il diploma di professore di disegno
all'Accademia di Belle Arti di
Bologna e precedentemente aveva preso il diploma
dell'École supèrieure de peinture di
Bruxelles nel
1911 specializzandosi nell'arte del
trompe-l'œil di
legni e
marmi.
Impegnato nel lavoro a
Trieste, presso una grande impresa di decorazione,
venne chiamato alle armi nel
1915 e prese parte ai combattimenti sul
Piave.
Giovanni era legato da tempo a Carmela ma aveva
rimandato il
matrimonio in attesa che il lavoro all'estero
(Trieste era a quei tempi
città
austro-ungarica) gli permettesse di guadagnare
abbastanza per intraprendere la vita coniugale.
La formazione scolastica
Andrea visse con i genitori, per i primi due anni di vita, in un vicolo vicino a via Sartori e nel 1922 si trasferì nella contrada di Cal Santa dove il padre aveva acquistato casa. Questi saranno i luoghi più volte descritti dal poeta e la casa, come egli stesso scrive nell'Autoritratto del 1977, sarà, fin dall'inizio, il centro del suo mondo.
Nel 1923 nacquero le due sorelle gemelle Angela e Marina e nel 1924 Andrea iniziò a frequentare la scuola materna gestita da suore che seguivano il metodo Montessori.
Nel
1925 nacque la sorella Maria. Nel frattempo il
padre, che aveva espresso apertamente le lodi di
Giacomo Matteotti, venne accusato di antifascismo e
con l'andare del tempo la sua opposizione al
regime gli rese difficile ogni tipo di lavoro tanto
da decidere, nel
1925, di rifugiarsi a
Parigi e poi a
Annoeullin, nei pressi di
Lille, dove lavorava presso degli amici.
Ritornò per un breve periodo in patria ma nel
1926 fu costretto a ritornare in
Francia, a
Royan, dove rimase fino al dicembre dello stesso
anno.
La scuola elementare
Quando nel
1927 iniziò la scuola elementare, grazie alla
maestra Marcellina Dalto Andrea aveva già imparato a
scrivere e fu così inserito nella seconda classe.
Come racconta il poeta stesso nel suo "Autoritratto",
egli già sentiva il piacere della musicalità delle
parole:
- "provavo qualcosa di infinitamente dolce
ascoltando
cantilene,
filastrocche,
strofette (anche quelle del "Corriere
dei Piccoli") non in quanto cantate, ma in quanto
pronunciate o anche semplicemente dette, in relazione
a un'armonia legata proprio al funzionamento stesso
del
linguaggio, al suo canto interno".
Nel 1928 il padre ottenne un impiego come insegnante presso una scuola in Cadore e decise di trasferirsi con la famiglia a Santo Stefano dove Andrea avrebbe terminato la seconda classe. Alla fine dell'estate però Giovanni, resosi conto della sofferenza che il distacco dalla madre causava alla moglie, decise di far rientrare la famiglia a Pieve.
La morte della sorella Marina avvenuta nel
1929 rimase impressa, insieme ad altri episodi
dolorosi, nella mente del piccolo Andrea.
In quell'anno infatti il padre Giovanni si mise in luce
con una chiara e decisa propaganda per il "No" al
plebiscito e fu così costretto a rimanere nel suo
esilio, dove riuscì comunque a lavorare alla
decorazione della chiesa di
Costalissoio.
Andrea, che frequentava ormai la terza elementare, lo
raggiunse durante il periodo delle vacanze estive pur
soffrendo per la nostalgia di casa.
Nel 1930 nacque il fratello Ettore. Intanto la fuga di un cassiere con i fondi della società che garantiva il sostegno familiare al padre Giovanni, obbligò lo stesso, insieme ad altri garanti, (si trattava di un'associazione tra mutilati di guerra che aveva preso la forma di una cooperativa di lavoro) a contrarre debiti imponendo all'intera famiglia notevoli ristrettezze economiche.
In questo periodo Andrea si affezionò ancor più alla nonna paterna e alla zia Maria che, come scriverà in "Uno sguardo dalla periferia", gli faceva ascoltare "frammenti di latino maccheronico" e lo coinvolse nell'attività del teatrino delle suore dove lei aveva funzione di drammaturgo, capocomico, regista e attrice.
A scuola Andrea si dimostrava un alunno vivace ma non
sempre disciplinato e riceveva spesso i rimproveri del
padre. Un punto debole in cui il giovinetto risultava
piuttosto impacciato era il
disegno, arte perfezionata invece magistralmente dal
padre.
Il padre insisté allora perché Andrea prendesse lezioni
di musica, essendo la
musica amata da tutti gli abitanti del paese per la
fama del famoso
soprano conterraneo
Toti Dal Monte che verrà ricordato da Zanzotto
all'inizio della sua opera Idioma.
La scuola media
Terminata la scuola elementare nel 1931 come allievo esterno al Collegio Balbi-Valier, dopo l'esame pubblico a Vittorio Veneto Andrea iniziò la scuola media, maturando intanto la decisione di studiare per le scuole magistrali, spinto soprattutto dalle precarie condizioni economiche famigliari.
Il padre Giovanni lavorava nel frattempo a Santo
Stefano ma fu costretto, nel
1932, causa la riduzione degli stipendi, a ritornare
ad Annoeullin dove rimase fino al novembre. Ritornò a
Pieve nel
1933 e, anche se per lui rimase il divieto di
insegnare, riuscì a dare un aiuto alla famiglia grazie
ad un incarico presso la scuola media del collegio
Balbi-Valier e a vari lavori occasionali.
Rendendosi inoltre conto della sua grande responsabilità
nei confronti della famiglia, evitò ogni scontro diretto
con gli avversari politici.
La scuola magistrale
Per Andrea intanto, con il passaggio alle scuole magistrali che frequentò a Treviso facendo il pendolare, iniziarono anche i primi forti interessi letterari che cercherà di nutrire al momento consultando l'enciclopedia di Giacomo Prampolini.
Risale al
1936 il suo primo
amore e l'ispirazione dei primi versi che, con la
complicità della nonna e delle zie, riuscì a pubblicare
su un'antologia
per la quale aveva versato un piccolo contributo.
I versi non avevano ancora uno stile personale e
risentivano dell'influenza
pascoliana dato che un nipote di Giovanni Pascoli
che lavorava nella banca locale, conoscendo la passione
di Andrea per la poesia, gli aveva regalato alcuni
volumi del poeta in edizione originale.
Il passaggio al Liceo Classico
Nel
1937 morì di
tifo la sorella Angela. Al dolore per il grave
lutto, che colse Andrea profondamente, si aggiunse la
fatica della pendolarità con Treviso e la stanchezza
accumulata con l'intensificarsi dello studio perché,
volendo rendere più brevi i tempi del diploma, si era
presentato nell'ottobre
precedente all'esame portando tutte le materie del
penultimo anno, riuscendo a superarlo con successo e
inoltre aveva iniziato lo studio del
greco al fine di superare l'esame di ammissione al
liceo classico.
Si ripresentarono così con maggior forza episodi
allergici e asmatici, già presentatisi in
precedenza, che egli visse, insieme ai motivi di
malessere, con un sentimento di esclusione e
precarietà:"...credo che abbia male influito sulla mia
infanzia e sulla mia adolescenza l'infiltrarsi
progressivo in me di un'idea certo aberrante:quella
dell'impossibilità di partecipare attivamente al gioco
della vita in quanto io ne sarei stato presto escluso.
Io soffrivo di varie forme di allergia e a quei tempi la
diagnosi poteva essere abbastanza confusa, dubbia. L'asma,
la
pollinosi che mi tormentavano fin da piccolo erano
talvolta interpretate come fatti che potevano
aggravarsi, in teoria, anche a breve scadenza" (da
Autoritratto)
Conseguito il diploma magistrale, il direttore del
collegio Balbi-Valler gli affidò alcuni scolari per
ripetizioni e ottenne dal
parroco, monsignore Martin, duemila
lire come "debito d'onore" per continuare gli studi.
Andrea intanto superava l'esame di ammissione
conseguendo la maturità classica come privatista al
liceo Canova di Treviso.
L'Università
Nel 1939 si iscrisse alla facoltà di Lettere presso l'università di Padova dove ha come insegnanti Diego Valeri e il latinista Concetto Marchesi.
Sotto la spinta di Valeri approfondì la lettura di
Baudelaire, scoprì
Rimbaud e, grazie a Luigi Stefanini, la poesia di
Hölderlin che lesse per la prima volta nella
traduzione di Vincenzo Errante.
Iniziò intanto ad apprendere il
tedesco giungendo così a leggere in lingua originale
Hölderlin,
Goethe ed
Heine.
Nel
1940 ottenne la sua prima supplenza a
Valdobbiadene. Scoprì intanto che all'interno del
regime, e soprattutto nelle associazioni giovanili, vi
erano molti iscritti che però agivano nella pratica in
modo autonomo o in contrasto con esso, come venne a
sapere dal suo amico e maestro
Ettore Luccini, insegnante di
storia e
filosofia al liceo classico.
In quel periodo uscivano la rivista "Il
Bo" a Padova, improntata ad un notevole
anticonformismo, e il foglio universitario trevigiano
Signum, (al quale collaboravano
Strehler,
Luzi e
Tobino tra gli altri), che esibivano un'adesione di
facciata alle posizioni del regime.
Lo scoppio del conflitto fu accolto nel paese con grande costernazione, la crisi economica si fece maggiormente sentire e la famiglia di Andrea fu costretta a vendere metà della casa di Col Santa.
Nel
1941 la supplenza a Valdobbiadene non gli fu
rinnovata ma riuscì ad ottenerne una a
Treviso presso una scuola media come laureando.
Presso il
GUF di Treviso, all'interno del quale erano presenti
personaggi che praticavano l'antifascismo, Zanzotto
tenne, nel
1942, una "presentazione" di
Montale dove interpretò il pessimismo dell'autore in
chiave
politica ed
etica.
Il 30 ottobre del 1942, con una tesi sull'opera di Grazia Deledda, Zanzotto si laureò in letteratura italiana avendo come relatore il professor Natale Busetto.
Il periodo bellico
Chiamato alla visita militare, venne dichiarato
rivedibile per insufficienza
toracica e per la forte asma allergica e rimase così
esonerato alla chiamata alle armi della classe
'21 protagonista delle tragiche campagne in
Russia (si vede
CSIR e ARMIR) e in
Grecia (si veda
Guerra Greco-Italiana).
Rifiutò in seguito di rispondere al reclutamento di
volontari organizzati dal
Fascio.
Pubblicò nel n° 10 di Signum una prosa intitolata Adagio e risalgono a quell'anno i primi abbozzi di narrazione tra la prosa e il lirismo che formano il nucleo più antico del volume Sull'Altopiano, pubblicato in seguito nel 1964.
Si profilava intanto la possibilità di pubblicare, nella collana di poesia che affiancava la rivista fiorentina Rivoluzione, inaugurata da Mario Tobino, una breve raccolta di scritti dell'autore ma, a causa degli eventi bellici, il periodico fu costretto a chiudere.
La chiamata alle armi
Intanto ai primi di febbraio del
1943 Zanzotto ricevette la
chiamata alle armi con la leva del
'22 e fu inviato ad
Ascoli Piceno.
Tra i libri che portò con sé ci sono i versi di
Vittorio Sereni ed egli scriverà in Per Vittorio
Sereni nel
1991:
- "Quando ancora non lo conoscevo e restavo quasi a bocca aperta, stordito dai rispecchiamenti, dalle fioriture, dal candore, dai misteri della sua Frontiera (e pensavo: ma allora lui ha già detto tutto, di me, di noi, proprio di questi giorni e attimi...) mentre la leggevo portandola con me in treno sotto le armi".
Andrea non rimase molto tempo ad Ascoli perché, con
l'avanzare della stagione, si era manifestata in tutta
la sua virulenza l'allergia che lo costrinse
all'Ospedale Militare di
Chieti dove gli fu riscontrata una forte
compromissione bronchiale con
ectasia.
Sospeso dall'addestramento come allievo ufficiale, venne
inviato al deposito del 49°
Fanteria di Ascoli e, non avendo terminato il
periodo del CAR, in attesa di nuova visita, assegnato ai
servizi non armati.
L'attività nella Resistenza
Zanzotto partecipò alla
Resistenza veneta nelle file di
Giustizia e Libertà occupandosi della
stampa e della
propaganda del movimento. Nel
1946, terminato l'anno scolastico, decise di
emigrare. Si recò in
Svizzera ed in seguito in Francia per poi rientrare
in Italia alla fine del
1947 quando sembravano riaperte le prospettive
d'insegnamento. Negli anni dal '47 al
'50 partecipò al
Premio Libera Stampa di
Lugano dove venne segnalato dalla giuria e dove ebbe
modo di conoscere molti letterati e critici tra i quali
Carlo Bo e Luciano Anceschi.
Si dedicò inoltre alla preparazione di diverse prove di
concorso e della laurea in filosofia. Completati gli
esami necessari, al momento della tesi incentrata su
Kafka, si fermò a causa dell'insufficiente
conoscenza del tedesco.
Ottiene l'abilitazione in
italiano, latino, greco,
storia e
geografia e nell'anno scolastico
1949-'50 insegnò al Liceo Flaminio di Vittorio
Veneto.
La scoperta del poeta e il matrimonio
Nel 1950 concorse al premio San Babila per la sezione inediti: la giuria era composta da Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Salvatore Quasimodo, Leonardo Sinisgalli, Vittorio Sereni e gli attribuirono il primo premio per un gruppo di poesie, composte tra il 1940 e il 1948, che sarà poi pubblicato nel 1951 con il titolo Dietro il paesaggio.
Con un intervallo di soli tre anni escono nel 1954 Elegia e altri versi e nel 1957 Vocativo. Nel frattempo affiancò all'attività di insegnante e poeta quella di critico letterario, collaborando dal 1953 al 1957 a La Fiera letteraria, e dal 1958 al 1965 a Comunità".
Nel '58 conobbe Marisa Michelli, che sposò nel 1959. Nello stesso anno vinceva il premio Cino Del Duca con alcuni racconti, iniziando a riflettere sulla sua poesia pubblicando Una poesia ostinata a sperare. Suo padre morì il 4 maggio del 1960 e il 20 maggio nacque il suo primo figlio, che venne battezzato con il nome del nonno.
Collaborò in quell'anno alla rivista
Il Caffè che riuniva i migliori nomi del
panorama letterario del momento, come
Calvino,
Ceronetti,
Manganelli e
Volponi.
La rivista ospitò in quell'anno un suo scritto,
Michaux, il buon combattente, che trattava
dell'effetto delle
droghe, argomento che, anche se ancora lontano dalla
cronaca, si stava affacciando nel dibattito
culturale.
Nel
1961 nacque il secondo figlio e nello stesso anno
Zanzotto rinunciò ad un trasferimento che aveva già
ottenuto come professore presso l'università di Padova.
Accettò pertanto di organizzare a Col San Martino, una
frazione di
Farra di Soligo, la scuola media inferiore dove egli
svolse sia mansione di preside che di insegnante.
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Per approfondire, vedi la voce Poetica di Andrea Zanzotto. |
Le distanze da I Novissimi
Nel 1962 Mondadori pubblicò il suo volume di versi IX Egloghe e sulla rivista Comunità apparve un articolo nel quale il poeta prendeva decisamente le distanze dai motivi che dirigevano la raccolta in antologia, con il titolo I Novissimi, delle poesie di Balestrini, Pagliarani e Sanguineti sostenendo l'idea di una poesia intesa come esperienza individuale. Ciò non incrinò il suo rapporto con Luciano Anceschi, direttore della rivista Il Verri e principale promotore dell'antologia.
La collaborazione alle riviste
Dal 1963 la sua presenza di critico su riviste e quotidiani si intensificò: scrisse per Questo e altro, L'Approdo letterario, Paragone, Nuovi Argomenti, Il Giorno, l'Avanti!, il Corriere della Sera, per il quale è stato collaboratore esterno fino a pochi anni or sono.
Scrisse anche numerosi saggi critici, soprattutto su autori a lui contemporanei come (Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Vittorio Sereni).
Altre esperienze
Nel
1964 incontrò ad
Asolo il
filosofo tedesco
Ernst Bloch e ne rimase conquistato: veniva intanto
pubblicato il suo primo libro di prose creative,
Sull'altopiano.
La giuria presieduta da Diego Valeri e composta, tra gli
altri, da Carlo Bo, Carlo Betocchi e Giacomo Debenedetti
gli assegnò in quello stesso anno il Premio Teramo per
un racconto inedito.
Sempre del '64 è l'esperienza teatrale Il povero
soldato, tratta da un montaggio di brani presi dal
Ruzante.
Nel
1966 tradusse per Mondadori dal
francese Età d'uomo. Notti senza notte e alcuni
giorni senza giorno di
Michel Leiris.
Intanto, con la conferenza di Lacan all'Istituto di
cultura di
Milano in occasione dell'uscita degli Écrits,
si inaugurava anche in Italia il fortunato periodo dello
strutturalismo e Zanzotto partecipava all'evento,
insieme ai maggiori rappresentanti dell'arte e della
cultura.
In questo periodo iniziò a scrivere sull'Avanti e partecipò a Milano alla presentazione del libro di Ottieri L'irrealtà quotidiana, che egli considerava una tra le più importanti opere del secondo Novecento.
Risale al
1967 un suo viaggio a
Praga dove partecipò con Sereni,
Fortini e
Giudici ad una cerimonia di presentazione di
un'antologia della poesia italiana e riceve, insieme
agli altri, una calorosa accoglienza.
É di questo periodo il suo avvicinamento alle posizioni
politiche di Fortini e dei "Quaderni
Piacentini" di Piergiorgio Bellocchio.
I primi importanti volumi in versi
Nel 1968 uscì il volume in versi La beltà presentato a Roma da Pier Paolo Pasolini e a Milano da Franco Fortini, mentre il 1° giugno uscì sul "Corriere della Sera" la recensione scritta da Eugenio Montale.
Nel 1969 pubblicò Gli sguardi, i fatti e Senhal, scritto subito dopo lo sbarco sulla luna effettuato dall'astronauta americano Neil Armstrong il 21 luglio, dimostrando ancora una volta quanto egli fosse attento al pulsargli della vita intorno, agli eventi e al loro concatenarsi.
Nel
1970 fu finalista al
premio Firenze con
Ted Hughes e
Paul Celan, tradusse il
Nietzsche di
Georges Bataille e pubblicò con l'editore
Vanni Scheiwiller un volumetto di quattordici
liriche come omaggio agli amici intitolato A che
valse?(Versi 1938-1942), fuori commercio e a
tiratura limitata.
Si appassionò in questo periodo alla lettura di Le
geste et la parole dell'etnologo
e
paleontologo francese
André Leroi-Gourhan che gli diede modo di riflettere
sul linguaggio e l'espressione umana.
Nella primavera del
1973 intraprese, con
Augusto Murer, un viaggio in
Romania, dove alcune sue poesie erano già state
tradotte, ma fu costretto a rientrare in patria per
l'aggravarsi delle condizioni di salute della madre.
Zanzotto rientrò da
Bucarest, attraverso l'Ungheria
e la
Jugoslavia, in
treno per timore dell'aereo,
che non utilizzò mai come mezzo di trasporto.
Pochi giorni dopo il suo rientro la madre morì,
lasciandolo enormemente addolorato. Ripreso comunque il
suo lavoro di scrittore, tradusse La letteratura e il
male di Bataille per l'editore Rizzoli e, sempre nel
1973, pubblicò un nuovo volume di versi, intitolato
Pasque e l'antologia Poesie (1938-1972),
a cura di
Stefano Agosti.
Nel 1974 il n.8-9 di Studi novecenteschi dal titolo Dedicato a Zanzotto raccoglieva gli interventi di numerosi poeti e studiosi sulla sua opera.
Nel
1975 e nel
1976 il poeta partecipò ai corsi estivi
dell'Università di
Urbino tenendo numerose conferenze e brevi seminari
sulla letteratura contemporanea.
Iniziava intanto la stesura dei
sonetti che compongono la sezione Ipersonetto
di Il Galateo in Bosco.
L'incontro con Fellini
Nell'estate del '76 il poeta, sotto segnalazione di
Nico Naldini, iniziò a collaborare al "Casanova" di
Fellini, da lui incontrato per la prima volta nel
1970 alla presentazione del
film "I clowns".
Nello stesso anno viene pubblicata l'opera Filò
che comprende la lettera che Zanzotto scrive al regista,
dove dichiara le sue aspettative, i versi per il film
Casanova, quelli sul
dialetto e una lunga nota, oltre a cinque disegni di
Fellini e alla trascrizione delle parti in dialetto
dello studioso veneziano Tiziano Rizzo.
Nel 1977 tradusse dal francese Il medico di campagna di Honoré de Balzac che venne pubblicato da Garzanti e nel medesimo anno vinceva il premio internazionale Etna-Taormina per la sua produzione letteraria.
Il premio Viareggio
Nel dicembre 1978, viene pubblicato nella collana Lo Specchio, comprendente quasi tutta la sua opera fino a quel momento, Il Galateo in Bosco con prefazione di Gianfranco Contini. Costituisce il primo volume di una trilogia che riceverà il Premio Viareggio nel 1979.
Ancora per Fellini
Nel 1980 scrisse alcuni dialoghi e stralci di sceneggiatura del film La città delle donne di Fellini, che incontrò più volte in Veneto con la moglie Giulietta Masina, che sarebbe divenuta la madrina del premio Comisso di Treviso.
Nel
1983 scrisse i Cori per il film di Fellini
E la nave va, pubblicati da
Longanesi insieme alla sceneggiatura del film.
Nel frattempo usciva Fosfeni, secondo libro della
trilogia che gli fa ottenere il
premio Librex-Montale.
La depressione
In questo periodo si acutizzò l'insonnia di cui
soffriva da tempo, tanto da costringerlo a farsi
ricoverare.
Iniziò a tenere un
diario sul quale annotare gli avvenimenti in modo
sistematico, quasi una terapia per la sua nevrosi.
Nel periodo dall'aprile al maggio 1984 provò a scrivere una serie di haiku in un finto petèl inglese che sottotitolò For a season, i mesi più scuri della depressione.
Nella tarda primavera, segno di un miglioramento, compì un viaggio a Parigi per recarsi ad una serata in suo onore al Théatre National de Chãillot.
La ripresa e il Premio Feltrinelli
Nel 1986 uscì, presso Mondadori, il terzo volume della trilogia intitolato Idioma e la casa editrice Arcane 17 di Nantes stampò la traduzione francese della trilogia "Le Galaté au Bois".
Il
1987 fu l'anno della completa riabilitazione fisica.
Il n. 37-38 della rivista L'immaginazione fu
dedicato al poeta con numerosi interventi di nomi
famosi, tra i quali, Fortini, Prete,
Rigoni Stern e in primavera uscì il primo numero
della rivista Vocativo in gran parte dedicato a
Zanzotto.
Nello stesso anno ricevette il
premio Feltrinelli dell'Accademia dei Lincei.
La prima traduzione della sua opera
Nell'estate del 1988 si recò a Berlino per un incontro internazionale di poesia e nel 1990 uscì, tradotta in lingua tedesca, una nuova selezione delle sue poesie con il titolo Lorna, Kleinord der Hügel (Lorna, gemma delle colline), a cura di Donatella Capaldi, e la raccolta Racconti e prose.
I volumi contenenti gli interventi critici
Nel 1991 uscì presso Mondadori il primo volume degli interventi critici del poeta usciti su riviste e giornali a partire dai primi anni cinquanta con il titolo di Fantasie e avvicinamento.
Il 1992 fu l'anno dei congressi e delle celebrazioni con numerose richieste di intervento su giornali e riviste.
Nel 1993 Zanzotto si recò a Münster, in Germania, per ricevere il premio per la poesia europea e nel 1994 uscì, sempre presso Mondadori, la seconda raccolta di scritti critici con il titolo Aure e disincanti nel Novecento letterario.
Tra le sue ultime opere: Meteo e Colloqui con Nino
Nel 1995 l'Università di Trento gli ha attribuito la laurea ad honorem.
Nel 1996, dieci anni dopo la pubblicazione di Idioma, è stato pubblicato dalla casa editrice Donzelli Poesia un piccolo volume intitolato Meteo con venti disegni di Giosetta Fioroni e una sua Nota finale in cui il poeta scrive:
- Questa silloge vuol essere soltanto uno speciem di lavori in corso, che hanno un'estensione molto più ampia. Si tratta quasi sempre di "incerti frammenti", risalenti a tutto il periodo successivo e in parte contemporaneo a Idioma (1986). Non tutti sono datati e comunque sono qui organizzati provvisoriamente per temi che sfumano gli uni negli altri o in lacune, e non secondo una sequenza temporale precisa, ma forse "meteorologica.
Nel 2000 riceve il Premio Bagutta per le Poesie e prose scelte.
Del 2001 è il libro composito intitolato Sovrimpressioni, che si concentra intorno al tema della distruzione del paesaggio.
Ha scritto anche alcune storie per bambini in dialetto, come La storia dello Zio Tonto, libera elaborazione dal folclore trevigiano e La storia del Barba Zhucon con immagini di Marco Nereo Rotelli che ha avuto la seconda ristampa nel gennaio del 2004.
Il 3 aprile 2005 vede le stampe un nuovo libro dello scrittore dal titolo Colloqui con Nino nel quale Zanzotto, con l'aiuto della moglie Marisa, ha messo insieme un magnifico florilegio che vuol essere esplorazione antropologica, ricerca sentimentale e viaggio nel passato.
La poetica
La poetica di Andrea Zanzotto si può ricostruire attraverso la lettura delle sue opere che segnano le tappe di un percorso espressivo praticato all'interno dell'esperienza di una poesia difficile e tuttora in fieri, esulante dai classici protocolli interpretativi e dalla normale divisione in periodi.
Come dice il critico Stefano Agosti, nel saggio introduttivo all'opera complessiva delle Poesie di Andrea Zanzotto avvenuta in prima edizione nel settembre del 1999 e in seconda edizione nel 2003 da parte di Mondadori nei "Meridiani" (L'esperienza del linguaggio in Andrea Zanzotto),
- il punto non si può fare proprio perché l'oggetto - nelle sue configurazioni cronologicamente più prossime, ed esemplificabili perciò in Meteo (1996) e negli specimini di un nuovo volume tuttora in fieri, qui presentati sotto la titolazione provvisoria e generica di Inediti, sembra volto ad attestare una nuova posizione dell'operatore nei riguardi di quella che, molto comprensivamente e tuttora centralmente, possiamo denominare la sua esperienza di linguaggio
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Per approfondire, vedi la voce Opere di Andrea Zanzotto. |
La formazione
La formazione di Zanzotto non è facile da individuare perché diversa rispetto alle correnti e ai gruppi che hanno caratterizzato il nostro Novecento.
La sua vera scuola furono soprattutto le numerose, intense e disparate letture: da Hölderlin a Rimbaud, da Lorca a Eluard, da Ungaretti ai surrealisti e agli ermetici, per non dimenticare Virgilio ed Orazio, Dante e Petrarca, Molière e Leopardi, Carducci e D'Annunzio, Husserl e la logica matematica.
Egli poi assorbì una infinità di elementi: dall'economia ai mass media, dalla sociologia alla fantascienza, dalla semiologia alla psicanalisi (più Lacan che Freud) e il tutto rimescolato a volte in un linguaggio disteso e piano e altre volte crittografico.
Poesia anticorrente
Quando furono pubblicati i suoi primi libri (Dietro il paesaggio nel 1951; Vocativo nel 1957), Andrea Zanzotto venne accolto come il più prestigioso della sua generazione e considerato il continuatore della linea ungarettiano-ermetica e inoltre con qualche eco raccolta dal surrealismo francese e dalla poesia spagnola degli anni venti e trenta. Una poesia dunque fortemente anticorrente.
Ma in seguito, con gli sviluppi che ebbe la sua produzione, pur confermando la forte propensione verso la piena forma lirica e la dolcezza elegiaca, si è resa insufficiente la precedente collocazione.
Poesia della nuova avanguardia
Con le IX Egloghe (1962) il suo discorso si modifica e si allarga sia a livello psicologico (viene introdotto un io autobiografico pieno di ansie e interrogativi sul proprio rapporto con la realtà), sia a livello della forma, con un totale ripensamento dei propri mezzi comunicativi. Il linguaggio si sviluppa seguendo procedimenti parzialmente simili al sogno e all'inconscio. Ed è in questo periodo che la poesia di Zanzotto rivela affinità con le esperienze contemporanee della neoavanguardia.
La ricerca poetica degli anni sessanta
Una ulteriore svolta e accelerazione della poesia di Zanzotto avviene con l'opera La beltà, (1968) dove ogni cosa appare abbandonata a sé stessa e galleggiante in una non-atmosfera. Se nelle IX Egloghe il poeta era ancora dentro al suo paesaggio, ora i suoi oggetti (alberi, fiumi, gregge, luna, neve) sono, se pur presenti, appiattiti e immobili. Il suo linguaggio diventa rarefatto, un ammasso di puri fonemi, balbettii, petél, (che è poi il linguaggio dei bambini, il linguaggio che si ferma ad uno stadio di semincoscienza).
La posizione più avanzata
Sottoelencando alcune tappe intermedie come il monologo-lascito in lingua veneta di Filò (1976), nell'affrontare i testi che documentano la posizione più avanzata di Zanzotto si osserva nella trilogia composta da Il galateo in bosco (1978), Fosfeni (1983) e Idioma (1986) la completa lacerazione fra la natura e la storia e pertanto anche la fine dell'elegia e dell'idillio, tra il paesaggio e il retro del paesaggio.
La catastrofe è descritta in tre momenti: nel Galateo vengono analizzati gli eventi esterni (dal "grande macello" della guerra '15-'18 sino alla discontinuità della tradizione metrica), in Fosfeni viene "vissuta" nella lingua e nel linguaggio, in Idioma è raccontata attraverso le testimonianze sulle conseguenze psicologiche e di costume.
Lo stesso poeta sembra mutare il proprio ruolo
diventando da soggetto, oggetto debole e "banale"
dell'osservazione.
Egli sembra, in questa parte della sua opera, tentare di
familiarizzare con un "dopo" atroce, utilizzando reperti
di una realtà dialettale (i
Mistieròi) sui quali si sofferma indugiando con
apatica commozione.
La funzione del linguaggio
La struttura poetica di Zanzotto è basata sulle scelte lessicali, sull'innovazione e deformazione ma soprattutto sulla costruzione del discorso. La sua poesia è prevalentemente autobiografica e cosparsa di profonde riflessioni filosofiche-esistenziali.
Il
lessico utilizza sia la lingua infantile, sia gli
inserti poliglotti creando in molti casi difficoltà di
lettura e di decifrazione che generano a volte vera e
propria incomunicabilità. La
lingua, secondo Zanzotto, è incapace di render conto
dei gradi del vissuto, pertanto il poeta deve trovare
una linea che divida la coscienza dall'incoscienza.
Da qui nasce il tentativo di trovare un'autentica ed
originaria dimensione, sia del dire che dell'essere,
partendo da un "massiccio patrimonio linguistico" in uno
stato di "regressione afasica".
Avviene così che l'opposizione tra
afasia e
verbalizzazione venga rappresentata o dal vociferare
babelico o, ad un altro estremo, dal silenzio.
Zanzotto, come scrive in un bel saggio Franco Fortini, non usa strutture metriche codificate, se non quando vuole esibirsi stilisticamente. Più che altro le sue sono pastiche di carattere formale dove prevale il gusto dell'esercizio tecnico.
Opere
In volume
- Dietro il paesaggio, Mondadori (Lo Specchio) Milano 1951
- Elegia e altri versi, con una nota di Giuliano Gramigna, Edizioni della meridiana (Quaderni di poesia, 4), Milano 1954
- Vocativo, Mondadori (Lo Specchio), Milano 1957
- IX Egloghe, Mondadori (Il Tornasole), Milano 1962
- Sull'Altopiano, Pozza, Vicenza, 1964; poi in Racconti e prose, introduzione di Cesare Segre, Mondadori (Oscar Oro), Milano 1990 - poi Sull'Altopiano e prose varie, introduzione di Cesare Segre, Neri Pozza, Vicenza 1995
- La Beltà, Mondadori, (Lo Specchio), Milano 1968
- Gli sguardi i fatti e Senhal, Tipografia Bernardi, Pieve di Soligo 1969 - poi con piccole varianti, in Gli sguardi i fatti e Senhal, con litografie di Tonio Zancanaro, Il tridente 1969 - in Gli Sguardi I fatti e Senhal, con un intervento di Stefano Agosti e osservazioni dell'autore, Mondadori (Lo Specchio), Milano 1990
- A che valse? (Versi 1938-1986), strenna per gli amici, Scheiwiller, Milano 1970
- Pasque, Mondadori (Lo Specchio), Mondadori, Milano 1973
- Poesie (1938-1972), a cura di Stefano Agosti, Mondadori ("Gli Oscar Poesia"), Milano 1973
- Filò. Per il Casanova di Fellini, con una lettera e cinque disegni di Federico Fellini, trascrizione in italiano di Tiziano Rizzo, Edizioni del Ruzante, Venezia 1976 - poi con varianti parte di Filò e altre poesie, Lato Side (Lato Side 86), Roma