VETRINA DI WIKIPEDIA
Associazione Calcio Milan
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| il Diavolo; Casciavit (desueto) | ||||
| Segni distintivi | ||||
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| Divise ufficiali
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| Colori sociali: |
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| Simboli: | Diavolo | |||
| Inno: | Milan, Milan ! | |||
| Dati societari | ||||
| Confederazione: |
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| Nazione: |
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| Federazione: |
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| Città: | Milano | |||
| Fondazione: | 1899 | |||
| Presidente: |
Silvio Berlusconi Vicepresidente: Adriano Galliani |
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| Palmares | ||||
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| Scudetti: | 17 | |||
| Trofei nazionali: | 5
Coppa/e Italia 5 Supercoppe Italiane |
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| Trofei Internazionali: | 6
Champions League/Coppe Campioni 2 Coppa/e delle Coppe 4 Supercoppa/e Europea/e 3 Coppe Intercontinentali 2 Coppe Latine (non ufficiale) 1 Mitropa Cup (non ufficiale) |
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| Stadio | ||||
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San Siro 82.955 posti |
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| Contatti | ||||
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Associazione Calcio Milan S.p.A Via Filippo Turati 3 |
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| www.acmilan.com | ||||
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«...di colpo, dalle nubi squarciat' come da due
potenti mani spunta il crapino di Dio - un
bell'uomo, sui quarant'anni - che ... dice: "Gianni
Rivera, ciapp' questo pallone, un Tango, e vai
in giro per il mondo a insegnare il giuoco del
calcio!»
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(Donato (Diego
Abatantuono) dal film
Eccezzziunale... veramente)
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L'Associazione Calcio Milan, denominazione abbreviata in Milan, è una società di calcio di Milano, nata alla fine del 1899. Gioca nella Serie A, così come l'altra compagine milanese, l'Inter.
Il Milan è una delle squadre italiane più conosciute nel mondo. Secondo un'indagine commissionata da Istat e Abacus nell'aprile 2005 il Milan è la seconda squadra per numero di tifosi in Italia con 7,4 milioni di appassionati [1]. Inoltre è tra le più gloriose e titolate compagini di tutto il mondo: insieme al Real Madrid e all'Independiente è la seconda squadra al mondo ad aver vinto più titoli internazionali (15, alle spalle del Boca Juniors che ne ha vinti 16), tra cui 6 coppe campioni/champions league. Vanta inoltre 27 trofei in Italia (seconda società per palmares): 17 scudetti, 5 Coppe Italia e 5 Supercoppe Italiane. Ha vinto anche 2 Coppe Latine, 3 Medaglie del Re, 1 Mundialito per club e 1 Mitropa Cup.
Storia
I pionieri
Venne fondata nella fiaschetteria toscana di via Berchet (secondo altre fonti all'Hotel du Nord), a Milano, il 18 dicembre 1899 da Herbert Kilpin, inglese con la passione per il football importata direttamente dall'Inghilterra. Insieme alla passione, Kilpin portò con sé una serie di mute (i completi di gioco) della squadra di cui era, oltremanica, acceso sostenitore. Da allora il Milan vestirà la classica maglia a strisce di colore rosso-nero.
Nel gennaio 1900, sotto la direzione del primo presidente Alfred Edwards, la squadra vince la Medaglia del Re sconfiggendo la Juventus per 2-0. Il trofeo, messo in palio dal re Umberto I di Savoia, è il primo vinto dal Milan e la sua conquista è bissata l'anno successivo.
I rossoneri salgono presto alla ribalta delle cronache calcistiche italiane conquistando il primo titolo nazionale nel 1901, interrompendo la serie di vittorie consecutive del Genoa, sconfitto in finale per 3-0. La squadra guidata dal leggendario capitano Kilpin sarà sconfitta nella finale dell’anno dopo, ad opera dei genoani, e nel 1906 riuscirà a bissare il titolo. In quell’occasione ci fu uno dei primi “casi” del calcio italiano: dopo il girone finale Milan e Juventus (campione d’Italia in carica) erano a pari punti, per cui fu necessaria una gara di finale. Si giocò a Torino sul campo dei bianconeri, in virtù della loro migliore differenza reti, ma il confronto terminò in parità (0-0) dopo i tempi supplementari. A quei tempi non si tiravano i calci di rigore, si procedeva alla ripetizione della partita: la Federazione scelse il neutro dell’U.S. Milanese a Milano, ma i bianconeri in segno di protesta rinunciarono a giocare. Il Milan poté tuttavia sancire la legittimità del suo successo ripetendo l’exploit l’anno dopo (1907).
Nel 1908, a seguito dei dissidi interni riguardo alla necessità o meno di tesserare giocatori stranieri, un'ala per certi versi "progressista" della dirigenza si separa dalla società fondandone,il 9-3-1908,una nuova denominata Internazionale Football Club. Nel 1916 vinse la Coppa Federale che in quell’anno andava a sostituire in qualche modo il campionato, sospeso a causa della Prima Guerra Mondiale; non si tratta tuttavia di un trofeo ufficialmente riconosciuto dalla FIGC come titolo italiano. Nel 1919 muta la denominazione originale di Milan Football and Cricket Club in Milan Football Club.
Gli anni bui
Dopo i primi tre titoli segue, sotto la presidenza Pirelli (la quale fa costruire lo Stadio S.Siro), un lungo periodo “buio”, in cui i rossoneri rimangono sempre in massima serie (prima in Prima Divisione, poi in Serie A dalla sua istituzione nel 1929-30), pur mantenendosi in zone di metà classifica e non andando mai oltre il terzo posto. Nel 1938 le autorità fasciste impongono l’italianizzazione del nome in Associazione Calcio Milano, abbandonato subito dopo la Seconda Guerra Mondiale per tornare alla vecchia denominazione, pur conservando la dizione A.C: nasce nel 1946 l’Associazione Calcio Milan.
I favolosi anni '50
Nell'immediato dopoguerra è sempre fra le migliori tre squadre italiane, tranne che per il quarto posto del 1946-47, sfiorando più volte il titolo, che arriverà finalmente nel 1951 dopo 44 anni di attesa.
È il grande Milan degli anni '50, quello dei tre svedesi del Gre-No-Li, di Buffon e di Annovazzi. Gli anni '50 sono un periodo d'oro per i rossoneri, che s’impongono vincendo due volte la prestigiosa Coppa Latina nel 1951 e nel 1956, vincendo altri 3 campionati (1954-55, 1956-57 e 1958-59) grazie ai gol di Gunnar Nordahl, 5 volte capocannoniere, la guida tattica di Nils Liedholm, prima a metà campo e poi come libero, la difesa arcigna guidata da Cesare Maldini. Da sottolineare che nell’arco di un decennio, dal 1947-48 al 1956-57, il Milan ha sempre terminato il campionato fra i primi 3. Risale a questo periodo il memorabile 7-1 inflitto alla Juventus sul suo campo, successo datato 5 febbraio 1950.
L'era Rocco
Dopo lo scudetto del 1958-1959 sotto la guida di "Gipo" Viani, il Milan vince l'ottavo titolo nel 1961-1962, con Nereo Rocco in panchina e un giovane Gianni Rivera in campo e grazie ai gol di Josè Altafini. Proprio le reti di quest'ultimo porteranno la prima volta in Italia la Coppa dei Campioni, conquistata dal Milan nel mitico stadio di Wembley nel 1963, dopo la vittoria per 2-1 nella finale contro il Benfica. Nello stesso anno i rossoneri perdono la Coppa Intercontinentale al termine della terza partita (la "bella") contro il Santos di Pelè. Nell'occasione furono rivolte critiche molto pesanti all'arbitraggio dell'argentino Brozzi, radiato in seguito a quello scandalo.
Nonostante il predominio in campionato e in Europa dell’Inter di Helenio Herrera, il Milan di Rocco si dimostra una delle migliori squadre del tempo, costituendo un esempio cristallino del gioco all’italiana.
Nel 1967-1968 torna a conquistare lo scudetto, il primo a 16 squadre del dopoguerra, con Pierino Prati capocannoniere, oltre alla Coppa delle Coppe, conquistata a spese dell'Amburgo grazie ad una doppietta di Kurt Hamrin. L’anno successivo arriverà la seconda Coppa dei Campioni (a Madrid 4-1 in finale all'Ajax). Nella stagione 1969-1970 il Milan conquista la sua prima Intercontinentale, sconfiggendo in una drammatica doppia finale gli argentini dell'Estudiantes (3-0; 1-2).
Lo scudetto della stella e la Serie B
Negli anni ’70 raccoglie ancora numerosi trofei, tra cui 3 Coppe Italia e la seconda Coppa delle Coppe, mentre in campionato insegue a lungo lo "scudetto della stella" (cioè il decimo), perdendo nel 1972-1973 un campionato che sembrava già vinto con una umiliante sconfitta a Verona. Lo smacco fu definito la "fatal Verona".
Il 23 aprile 1978 esordisce in Serie A Franco Baresi, futura bandiera del Milan. L'agognato decimo scudetto, atteso undici anni, arriva nel 1978-1979, l'ultima stagione da calciatore per Gianni Rivera, che supera le 500 presenze in maglia rossonera e si ritira con la stella e il tricolore sulla maglia. La vittoria è degna di essere sottolineata ancor meglio considerando che il Perugia chiuse il campionato imbattuto, prima tra le squadre italiane a riuscire in una simile impresa (eguagliata proprio dai rossoneri scudettati nel 1991-1992).
Tuttavia nella stagione 1979-1980, a seguito di uno scandalo per il calcio-scommesse e malgrado il terzo posto finale, la squadra viene retrocessa in Serie B. Le sentenze della giustizia sportiva (C.A.F.) prevedono: retrocessione del Milan in B (insieme alla Lazio); inibizione a vita per il presidente Felice Colombo; squalifiche ai calciatori Enrico Albertosi, Giorgio Morini e Stefano Chiodi, rispettivamente di 4 anni, 1 anno e 6 mesi. Nel 1981, risalita, sotto la presidenza Morazzoni, nella massima serie, la squadra è ceduta a Giuseppe "Giussy" Farina (in precedenza presidente del Vicenza), ma retrocede nuovamente in Serie B a seguito, questa volta, di una stagione fallimentare. Anche se all’ultima giornata la vittoria sul Cesena sembra aver momentaneamente risparmiato la nuova onta, in Napoli-Genoa, a cinque minuti dal termine, il portiere del Napoli, Luciano Castellini, commette un errore che regala al Genoa il calcio d'angolo da cui nasce il gol del 2-2 che sancisce, di fatto, la retrocessione del Milan. Questa seconda retrocessione in B è l'unica sul campo in tutta la storia del Milan.
L'avvento di Berlusconi e il Milan degli Invincibili
Il ciclo di Sacchi
Alcuni anni dopo, sotto la presidenza di Farina, il Milan è sull' orlo di un fallimento quando, nel marzo 1986, viene acquistato dall'imprenditore Silvio Berlusconi. Con il nuovo proprietario il club rossonero, che deve superare anche difficoltà finanziarie, vive in poco tempo una rinascita. Berlusconi affida l'incarico di allenatore al promettente tecnico Arrigo Sacchi, che impone un nuovo tipo di gioco impostato su una difesa a zona, una perfetta tattica di fuorigioco, un centrocampo solido e un attacco che ha in Ruud Gullit, Pietro Paolo Virdis e Marco van Basten (quest'ultimo salterà tuttavia quasi tutta la prima stagione) le sue stelle. Le fortune di quel Milan sono da ricondurre soprattutto al talento tre olandesi (il terzo è Frankie Rijkaard), ma anche alla difesa guidata dal capitano Franco Baresi.
Al primo anno di Milan Sacchi conquista il campionato del 1987-1988 con un’incredibile rimonta sul Napoli di Maradona, campione d'Italia in carica. La svolta è in maggio, con lo scontro diretto del San Paolo che premia i rossoneri.
La stagione successiva, 1988-1989, vede il Milan protagonista in Coppa dei Campioni, anche se le difficoltà non mancano. Nel ritorno del secondo turno contro la Stella Rossa Belgrado (l'andata a Milano era finita 1-1) la nebbia scende implacabile nel secondo tempo e l'arbitro tedesco Pauly salva il Milan, sospendendo a norma di regolamento la partita (dopo che, a visibilità già quasi nulla, gli slavi erano passati in vantaggio e Pietro Paolo Virdis era stato espulso). Bisogna notare, però, che il Milan poi reagisce alla grande, eliminando nell'ordine la Stella Rossa ai rigori nel recupero (dopo un gol rossonero non visto dalla terna nonostante la palla fosse entrata di almeno mezzo metro), il Werder Brema (anche qui gol rossonero non visto, anche se molto meno evidente di quello con la Stella Rossa) e il Real Madrid, sbaragliato con uno storico 5-0 a San Siro grazie ai gol di Ancelotti, Rijkaard, Gullit, Van Basten e Donadoni. Molti considerano quella la più bella partita mai giocata dal Milan. In finale il Diavolo conquista la sua terza Coppa dei Campioni a spese della Steaua Bucarest, battuta per 4-0 al Camp Nou di Barcellona. In quell'anno la squadra rossonera si aggiudica anche la prima Supercoppa Italiana. In campionato giunge terzo alle spalle di Inter e Napoli.
Nell'annata seguente il Milan è ancora campione d'Europa dopo aver sconfitto il Benfica per 1-0 (gol di Rijkaard) e vincitore della Supercoppa Europea, grazie alla vittoria nel doppio confronto con il Barcellona (1-1 e 1-0), e della Coppa Intercontinentale, superando i colombiani del Nacional Medellín per 1-0 dopo i tempi supplementari. In campionato giunge secondo a due punti dal Napoli, al termine di un testa a testa molto combattuto e terminato con molte polemiche. Alla 25a giornata, approfittando di un calo del Napoli capolista (5 punti in 6 gare), il Milan passa al comando della classifica. L'8 aprile 1990 i rossoneri sono bloccati sullo 0-0 dal Bologna al Dall'Ara come i partenopei, che terminano 0-0 il match contro l'Atalanta a Bergamo. Nel corso della partita del Napoli, però, una monetina colpisce dagli spalti Alemao, il quale, consigliato in tal senso, rinuncia a riprendere il gioco. Il giudice sportivo assegna così la vittoria al Napoli per 2-0 a tavolino, consentendogli di raggiungere il Milan in vetta alla graduatoria. Le due squadre proseguono a pari merito sino alla 33a giornata, quando i rossoneri vanno k.o. fuori casa in favore del Verona, come nel 1973 (scudetto consegnato alla Juventus). La seconda "fatal Verona" della storia milanista si concretizza all'89° minuto, quando il gol dei gialloblu decreta il sorpasso dei campani, che espugnano il campo del Bologna e si laureano campioni d'Italia prendendosi la rivincita rispetto a due anni prima. La partita del Bentegodi solleverà molte polemiche e sarà ricordata per le quattro espulsioni di Rijkaard, Van Basten e Costacurta e Sacchi. Tre giorni dopo, il Milan perderà, in casa, anche la Coppa Italia (0-1 contro la Juventus), dopo lo 0-0 della finale di andata.
Nel 1990-1991 arriva la terza Intercontinentale (3-0 ai paraguaiani dell'Olimpia Asunción) e la seconda Supercoppa Europea, questa volta a spese della Sampdoria (1-1 e 2-0). In campionato il Milan si piazza secondo insieme all'Inter, a cinque punti dalla Sampdoria campione d'Italia. Tuttavia il club rossonero si rende protagonista di uno spiacevole episodio a Marsiglia: a pochi minuti dalla fine, mentre il Milan sta perdendo, si spengono i riflettori dello stadio. L'amministratore delegato Adriano Galliani fa uscire i giocatori dal campo in segno di protesta: la squadra è poi squalificata per un anno dalle coppe europee.
Il ciclo di Capello
L'anno successivo la squadra è guidata da Fabio Capello, che sorprendentemente conquisterà lo scudetto con un campionato da record: 56 punti e nessuna sconfitta (un record quest'ultimo che verrà migliorato nel campionato successivo ottenendo un'incredibile striscia storica di 58 partite senza sconfitte). Van Basten è capocannoniere, ma, durante la stagione successiva, proprio quando è nuovamente lanciato verso la conquista di tale titolo, risente di un gravissimo infortunio alla cartilagine della caviglia, che ne interromperà anzitempo la pur eccezionale carriera.
Nel 1992-1993 l’Olympique Marsiglia strappa al Milan la Coppa dei Campioni, sconfiggendolo per 1-0 in finale e vanificando la striscia di imbattibilità stagionale in Champions stabilita dal Milan prima di quella partita. Tuttavia, nel Gennaio 2006 una confessione shock di Jean Jacques Eydelie, ex centrocapista del Marsiglia campione d'Europa, rivela che l'OM avrebbe vinto la Coppa dei Campioni grazie all'uso di sostanze dopanti. I rossoneri conquistano comunque lo scudetto per il secondo anno consecutivo.
Finita l'era degli olandesi, i nuovi campioni della stagione 1993-1994 si chiamano Savicevic, Boban, Papin e Desailly. Il Milan riscatta la sconfitta contro l'Olympique Marsiglia conquistando la sua quinta Champions League nella finale di Atene (18 maggio 1994). L'avversario è il Barcellona, il cui allenatore, Johann Cruyff, alla vigilia si è detto sicuro della vittoria. Malgrado l'ostentata sicurezza dell'olandese i rossoneri infliggono ai catalani una severa lezione di calcio, un 4-0 senza appelli e che resta ancora oggi il maggiore scarto mai registrato in una finale di Coppa dei Campioni-Champions League. Unitamente al successo continentale il Milan sale sulla vetta nazionale per la quattordicesima volta nella sua storia, ottenendo il terzo scudetto consecutivo. Il risultato è straordinario se si pensa che il Milan del 1993-1994 e l'Inter del 1964-1965 sono le uniche squadre italiane ad aver vinto lo scudetto e la Coppa dei Campioni-Champions League nella stessa stagione.
L'era Capello continua con prestazioni che portano il Milan ad essere considerato la più forte squadra del mondo del periodo. Nel 1994-1995 la squadra si piazza quarta in campionato e raggiunge la finale di Champions League per la quinta volta in sette anni (terza consecutiva), dove però si arrende all'Ajax per 1-0 (gol del futuro milanista Patrick Kluivert). Nel 1995 arriva comunque la Supercoppa Europea, vinta contro l'Arsenal.
La stagione 1995-1996, l'ultima del ciclo di Capello, si chiude con l'ennesimo trofeo, lo scudetto, il quarto in cinque anni. Il campionato è dominato, tant'è che alla fine sono 8 i punti di vantaggio dalla Juventus. In Coppa UEFA l'avventura del Milan finisce ai quarti dopo l'eliminazione per mano del Bordeaux di Zinedine Zidane. A fine stagione l'allenatore goriziano lascia, mettendo fine ad una serie interminabile di successi.
La crisi del periodo 1996-1998
Tra il 1996 e il 1998, dopo un ciclo vincente a livello nazionale ed europeo, il Milan conosce due anni molto difficili, conclusisi con pessimi piazzamenti in campionato (11° e 10° posto nelle stagioni 1996-1997 e 1997-1998) e una brusca eliminazione dalla Champions League nella stagione 1996-1997, quando il Diavolo è estromesso nella fase a gironi dopo la sconfitta interna contro il Rosenborg per 2-1. Alla base del fallimento ci sono acquisti e scelte tecniche sbagliate, ma anche la realtà di un ciclo ormai giunto al termine. Queste annate sanciscono un cambiamento epocale, spingendo la dirigenza a progettare una rifondazione pressoché totale della squadra.
La stagione di Tabarez e Sacchi
Nell'estate 1996 il Milan affida la conduzione tecnica all'allenatore uruguaiano Oscar Tabarez, accolto con scetticismo da tifosi e critica. I nuovi acquisti (Christophe Dugarry, Edgar Davids, Michael Reiziger) si aggiungono ad un impianto già collaudato e sulla carta affidabile come quello composto dai campioni d'Italia dell'anno precedente: Franco Baresi, Dejan Savićević, Roberto Baggio, Mauro Tassotti, Sebastiano Rossi, Zvonimir Boban, George Weah, Paolo Maldini, Demetrio Albertini, Marco Simone, Alessandro Costacurta e Marcel Desailly. La squadra rimane sostanzialmente invariata rispetto alla stagione 1995-1996, come testimonia l'esiguo numero di cessioni. Sono infatti soltanto due i calciatori regolarmente impiegati nel campionato appena trascorso che lasciano il Milan: la bandiera Roberto Donadoni e Davide De Lorenzis. Nonostante possa presentare una squadra con molte stelle, il Milan inizia male la stagione, perdendo a San Siro contro la Fiorentina nella partita valevole per l'assegnazione della Supercoppa Italiana. Nei successivi incontri continua a stentare, fino a che a dicembre, a seguito degli scarsi risultati della squadra, Tabarez è esonerato e sostituito da Arrigo Sacchi, di nuovo al timone della squadra rossonera dopo i successi di alcuni anni prima e appena dimessosi da commissario tecnico della nazionale italiana. L'avvento del nuovo allenatore non inverte la tendenza negativa, proseguita con la clamorosa sconfitta interna contro la Juventus per 6-1 (6 aprile 1997).
L'amaro ritorno di Capello
Anche nel 1997-1998 il club di via Turati si affida ad un ex allenatore rossonero, Capello, che nella stagione precedente aveva vinto la Liga con il Real Madrid e che è chiamato a risollevare una squadra a pezzi. La campagna acquisti del Milan è più ricca dell'ann
