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http://it.wikipedia.org/wiki/Associazione_Sportiva_Roma


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Associazione Sportiva Roma

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 
AS Roma
'A Maggica (La Magica); Giallorossi
Segni distintivi
Divise ufficiali
Manica sinistra Maglia ufficiale Manica destra
Calzoncini da gara
Calzettoni da gara
 
Casa
Manica sinistra Maglia ufficiale Manica destra
Calzoncini da gara
Calzettoni da gara
 
Trasferta
Manica sinistra Maglia ufficiale Manica destra
Calzoncini da gara
Calzettoni da gara
 
Terza divisa
Colori sociali: giallo oro-rosso porpora
Simboli: Lupa capitolina
Inno: Roma (non si discute, si ama) (1974)
Grazie Roma

Antonello Venditti (1983)
Dati societari
Confederazione: UEFA
Nazione: Italia
Federazione: FIGC
Città: Roma
Fondazione: 1927
Presidente: Francesco Sensi
Palmares
Scudetti: 3
Trofei nazionali: 7 Coppa/e Italia
1 Supercoppa Italiana
Trofei Internazionali: 1 Coppa/e UEFA
 
Stadio
Olimpico
83.000 posti
Contatti
Associazione Sportiva Roma
 

Via di Trigoria Km 3,600
00128 Roma
tel: (06) 501911
fax: (06) 5061736

www.asroma.it
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«Io la Roma la seguo sempre! Nun me so' sposato apposta!»
 
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«Chi affronta la Roma non sa mai cosa lo aspetta, anche perché i primi a non saperlo siamo proprio noi»
 

L'Associazione Sportiva Roma, spesso abbreviata in A.S. Roma o Roma, è una società calcistica di Roma. È una delle principali squadre di calcio italiane.

Secondo una statistica del 2006 della Doxa per il settimanale L'Espresso, è la quarta squadra per numero di tifosi in Italia con circa il 6% degli appassionati di calcio, stimabili in circa 1.440.000 tifosi. Dall'anno della fondazione ha sempre partecipato, tranne che in un'occasione, ai campionati di Serie A, giungendo tre volte prima, otto volte seconda e cinque volte terza.

Indice

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Storia

Sostanzialmente nella storia della Associazione Sportiva Roma possono essere riconosciuti tre grandi periodi, coincidenti con i tre titoli nazionali conquistati, in cui la squadra visse una serie di annate decisamente positive. Gli anni che vanno dalla sua nascita fino all'inizio della Seconda Guerra Mondiale, furono l'epoca degli entusiasmi iniziali, quelli del Testaccio. A seguito di un decennio in cui la squadra esprimeva un bel gioco espresso da giocatori realmente attaccati alla maglia, il club coronò il sogno di vincere il suo primo Scudetto proprio sul finale di quello splendido periodo. Dopo una breve parentesi in cui negli anni 60, la squadra non andò oltre l'unica vittoria europea della sua storia con la Coppa delle Fiere, un secondo periodo d'oro si può facilmente riconoscere negli anni della gestione Viola, quelli successivi alla prima grande crisi del calcio moderno, in cui la squadra giallorossa sotto la guida di Nils Liedholm, oltre a vincere il suo secondo titolo della storia, quasi riuscì nell'impresa storica di vincere la Coppa dei Campioni, arrendendosi solo in finale di fronte ai calci di rigore. Una terza epoca infine va ricondotta al recente passato, ai primi anni del 2000 quando grazie agli sforzi economici del presidente Franco Sensi e all'allenatore Capello, figura discordante e poco amata dai tifosi romanisti, la Roma arrivò a conquistare il suo terzo titolo nazionale e successivamente svolse una serie di annate di buon livello.

Le origini

Per approfondire, vedi la voce Associazione Sportiva Roma/Le origini.
 
Manica sinistra Maglia ufficiale Manica destra
Calzoncini da gara
Calzettoni da gara
 
Alba
 
Manica sinistra Maglia ufficiale Manica destra
Calzoncini da gara
Calzettoni da gara
 
Fortitudo
 
Manica sinistra Maglia ufficiale Manica destra
Calzoncini da gara
Calzettoni da gara
 
Roman

Agli inizi del XX secolo, quando il gioco del calcio stava prendendo piede in tutta la penisola italiana, nella città di Roma la situazione era molto simile a quella che si viveva (e si vive tutt'ora) a Londra. Come nella capitale britannica, la pratica di questo sport era svolta da un gran numero di piccoli club, ognuno con le sue particolarità e differenze; spesso erano squadre di quartiere o vere e proprie rappresentanti di classi sociali ben definite. Negli anni 20, a Roma, nella prima divisione regionale giocavano ben otto società: U.S.Romana, Fortitudo, Alba, Juventus, Roman, Audace, Pro Roma e la Lazio.

La nascita della A.S.Roma

Italo Foschi, fondatore della A.S. Roma.
Italo Foschi, fondatore della A.S. Roma.

L'A.S. Roma nacque nel luglio 1927 (sembra che il giorno esatto sia il 22, ma la data è incerta) dalla fusione di tra di queste società di calcio: l'Alba audace, il Roman e la Fortitudo pro Roma per decisione dell'allora segretario della federazione romana del Partito Nazionale Fascista, l'abruzzese Italo Foschi (all'epoca anche membro del CONI e Presidente della Fortitudo pro Roma). Foschi diede corpo all'idea di avere una squadra sportiva che portasse il nome della città di Roma e che potesse ambire ai massimi risultati.

Così come era accaduto in altre città del centro-sud (Firenze, Napoli e Bari), infatti, si intendeva dare vita, attraverso la fusione, a compagini di maggiori dimensioni in grado di reggere l'urto del calcio professionistico già ampiamente praticato dalle formazioni del nord dell'Italia, fino a quel momento dominatrici assolute della scena calcistica nazionale. Della fusione avrebbe dovuto far parte anche la Società Sportiva Lazio, ma rimase fuori dalla stessa per l'intervento del generale Giorgio Vaccaro, gerarca fascista , appartenente al club, che si oppose alla volontà del segretario romano del PNF. Il primo presidente fu lo stesso Foschi, il quale, dopo solo un anno, dovette abbandonare: venne infatti nominato membro del direttorio federale di La Spezia e lasciò così l'incarico a Renato Sacerdoti, industriale del settore alimentare. La sede della Roma venne posta nel rione di Campo Marzio, in Via Uffici del Vicario 35, nei vecchi uffici del Roman. I primi due anni di esistenza, la Roma giocò provvisoriamente al Motovelodromo Appio, in attesa della costruzione del nuovo stadio dove si trasferì e giocò fino alla fine degli anni 30: il Campo Testaccio.

I colori

I colori scelti per la nuova compagine nata dalla fusione, furono il giallo oro e il rosso porpora, che erano i colori della società Roman ma anche quelli del gonfalone del Campidoglio: il giallo oro ed il rosso porpora o pompeiano, ereditati dagli antichi vessilli dell'Impero Romano. Come simbolo fu invece scelta la lupa che allatta Romolo il fondatore di Roma e suo fratello Remo: l'emblema della squadra, uno scudo bipartito rosso-oro sormontato dalla lupa capitolina, comprende tutti questi elementi. Il fatto di rappresentare nei colori e nel simbolo la città e la tradizione di Roma, fece sì che la squadra richiamasse immediatamente a sé le simpatie delle classi popolari appartenenti ai vecchi quartieri e rioni nel cuore della città; mentre la Lazio, rivale cittadina, rimase legata agli ambienti della borghesia cittadina, dove era nata, e sviluppò il tifo soprattutto nell'ambito della provincia.

Gli anni '30

Per approfondire, vedi la voce Associazione Sportiva Roma/Anni 30.
Il "mitico" Campo Testaccio.
Il "mitico" Campo Testaccio.

La Roma conquistò il primo trofeo già nella stagione 1927/28, quella della sua fondazione, vincendo la Coppa C.O.N.I. (poi Coppa Italia).

La Roma "testaccina"

A partire dal 1930, la Roma poté finalmente trasferirsi nel nuovo stadio, il Campo Testaccio. A quel periodo è legata una delle più belle pagine della storia romanista: il pubblico caloroso e gremito nelle tribune di legno dipinte di giallo-rosso di quello stadio costituì un elemento fondamentale che spingeva i giocatori a dare sempre il meglio in tutte le partite. Di conseguenza la squadra di quegli anni mostrava un carattere forte ed impavido di fronte a qualsiasi avversario. Protagonisti di tale periodo furono, oltre al già citato capitano Attilio Ferraris IV, il portiere Guido Masetti, il mediano Fulvio Bernardini, ed il centravanti fiumano Rodolfo Volk che segnò 103 gol con la maglia giallorossa.

Nell'estate del 1933 la Roma dopo aver venduto, con l'opposizione dei tifosi, il cannoniere Volk, mise a segno tre colpi di mercato acquistando i cosiddetti tre moschettieri argentini: Enrico Guaita, soprannominato il corsaro nero, la mezz'ala Alessandro Scopelli e il centro-mediano Andrea Stagnaro. I tre campioni restarono alla Roma soltando per due stagioni portando la squadra ad un quinto e ad un quarto posto. Dopo esser stati naturalizzati italiani per godere di alcuni vantaggi, tra cui anche quello di poter esser convocati nella nazionale azzurra, scapparono di nascosto in una notte del 1935 per evitare la chiamata alle armi. L'Italia in quel periodo stava infatti per entrare in guerra contro l'Etiopia.

Durante la stagione 34/35, per via di un'operazione di ringiovanimento della rosa, il presidente Renato Sacerdoti decise di vendere il capitano Ferraris IV che, poco propenso ad allontanarsi da Roma si accasò clamorosamente alla Lazio, diventandone addirittura il capitano. La notizia sconvolse i tifosi che gridarono al tradimento.

Gli anni '40

Per approfondire, vedi la voce Associazione Sportiva Roma/Anni 40.
La Roma del primo scudetto.
La Roma del primo scudetto.

Il primo Scudetto

Dopo un decennio di piazzamenti più o meno buoni, nella stagione 1941/42 arrivò inaspettato il primo trionfo importante: lo scudetto, conquistato il 14 giugno 1942 battendo per 2-0 il Modena nell'allora Stadio Nazionale, sito al posto dell'attuale "Stadio Flaminio". Gli anni 30 si erano conclusi con l'egemonia del Bologna e dell'Ambrosiana che si erano divise gli ultimi due scudetti, risultando pertanto le favorite per la conquista del titolo. Il presidente Edgardo Bazzini, non avrebbe mai pensato che la Roma si sarebbe laureata Campione d'Italia: la squadra giallorossa nella stagione precedente si era addirittura classificata undicesima. Il protagonista della stagione, con 18 reti messe a segno, fu comunque un giovane centravanti: Amedeo Amadei, chiamato amorevolmente dai tifosi romanisti il fornaretto. Per la prima volta nella storia del calcio lo scudetto tricolore venne assegnato ad una squadra del centro Italia, al di sotto della pianura padana.

Il declino del dopo scudetto

L'anno dopo la vittoria dello scudetto, il presidente Bazzini, non se la sentì di non confermare in blocco la squadra autrice di quella stagione straordinaria, commettendo un gravissimo errore che lentamente portò i meccanismi della squadra ad un improvviso ed inesorabile tracollo. Lo sbaglio principale fu quello di non considerare che l'età media della risicata rosa giallorossa era notevolmente alta, soprattutto per i parametri dell'epoca quando la carriera di un atleta terminava molto prima rispetto ai tempi attuali. Se da un lato questa era la causa principale del declino immediato della squadra dello scudetto, bisogna considerare che da un altro lato cominciava ad affermarsi nella realtà del campionato italiano la squadra che avrebbe dominato la scena nei travagliati anni 40: il Grande Torino.

La guerra pose fine al campionato nazionale che venne sospeso per tre anni, in cui vennero giocati in maniera amatoriale solo dei campionati regionali o locali. Il torneo nazionale riprese solo nel 1945/46 venne suddiviso di nuovo in due gironi, uno per il nord ed uno per il centro sud. La squadra capitolina però non riuscì a competere con le altre formazioni provenienti dal nord Italia, ma soprattutto era impossibile per quella squadra confrontarsi con il Grande Torino che si dimostrava imbattibile per chiunque.

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Gli allenatori della A.S. Roma
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