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http://it.wikipedia.org/wiki/Catania


VETRINA DI WIKIPEDIA

Catania

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 
Wikipedia:WikiProject/Progetto geografia/Antropica/Comuni Catania
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Stato: Italia
Regione: Sicilia
Provincia: Catania
Coordinate:
Latitudine: 37° 31′ 0′′ N
Longitudine: 15° 4′ 0′′ E
Altitudine: 7 m s.l.m.
Superficie: 180 km²
Abitanti:
305.773 31-12-05
Densità: 1694 ab./km²
Frazioni:  
Comuni contigui: Aci Castello, Belpasso, Carlentini (SR), Gravina di Catania, Lentini (SR), Mascalucia, Misterbianco, Motta Sant'Anastasia, San Gregorio di Catania, San Pietro Clarenza, Sant'Agata li Battiati, Tremestieri Etneo
CAP: 95100
Prefisso tel: 095
Codice ISTAT: 087015
Codice catasto: C351 
Nome abitanti: catanesi 
Santo patrono: Sant'Agata 
Giorno festivo: 5 febbraio 
Sito istituzionale
Collabora a Wikiquote (LA)
«Melior de cinere surgo»
Collabora a Wikiquote (IT)
«Rinasco dalla (mie) ceneri ancor più bella»
(Iscrizione sulla Porta Ferdinandea)

Catania è un comune di 305.773 abitanti (circa 750.000 se si considera l'intera sua area metropolitana) della provincia di Catania. È il secondo comune della Sicilia per densità abitativa.

Secondo lo storico greco Plutarco, il suo nome deriva da Katane (cioè grattugia), per l'associazione con le asperità del territorio lavico su cui sorge.

In epoca storica, è stata distrutta ben sette volte da eruzioni vulcaniche e da terremoti. Fra questi ultimi i più catastrofici sono stati quelli del 1169 e del 1693.

Il suo centro storico è stato dichiarato Patrimonio dell'Umanità, assieme agli altri sette comuni del Val di Noto, nel 2002.

Indice

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Geografia

La fontana dell'Amenano in Piazza Duomo.
La fontana dell'Amenano in Piazza Duomo.

Catania sorge sulla costa orientale dell'isola, a metà strada tra le città di Messina e Siracusa, ai piedi del vulcano Etna e il suo territorio comprende anche una vasta fetta della piana di Catania. Si affaccia sul mare Ionio con il golfo che prende il suo nome.

Il territorio è prettamente pianeggiante. Il nucleo originario della città era situato su un colle che corrisponde più o meno all'odierna piazza Dante, dove sorge l'ex Monastero dei Benedettini. Per il resto, l'unico rilievo importante è la collina Santa Sofia, dove sorge la Cittadella Universitaria, al confine con Gravina.

Catania è attraversata da un fiume sotterraneo, l'Amenano, e in passato vi era, poco fuori le mura a ovest, il lago di Nicito, coperto dalla colata lavica del 1669, che ha profondamente mutato l'aspetto del territorio circostante. La costa è rocciosa a nord del porto (la Scogliera, con la famosa spiaggia di San Giovanni li Cuti) e sabbiosa a sud (la Plaia).

Storia

Per approfondire, vedi la voce Storia di Catania.

Catania era originariamente un insediamento siculo, rifondato come Kατάvη nel 729 a.C. da coloni greci calcidesi guidati da Tucle. Dopo la dominazione siracusana, è stata conquistata dai romani nel 263 a.C.. Alla caduta dell'Impero romano ha seguito le sorti della Sicilia, venendo conquistata prima dagli ostrogoti, poi dagli arabi, dai normanni, dagli svevi e dagli angioini.

Nel 1282 passò agli aragonesi e con re Martino I di Sicilia, dal 1402 al 1416, Catania divenne capitale del Regno di Sicilia. Passata sotto il domino spagnolo, piemontese e borbonico, nel 1860 Catania entrò a far parte del Regno d'Italia.

Evoluzione demografica

Abitanti censiti


 

Economia

La prima industrializzazione

Gli Archi della Marina all'inizio del Novecento.
Gli Archi della Marina all'inizio del Novecento.

Nel XIX secolo la Sicilia deteneva il monopolio mondiale della estrazione dello zolfo e Catania era il centro siciliano più importante della raffinazione. Quello della raffinazione dello zolfo fu l'impulso che permise di cambiare volto alla città e di industrializzarsi.

Lo stesso skyline della città di fine secolo era caratterizzato da una selva di capannoni e comignoli, tanto che alcuni arrivarono a paragonare Catania alla città inglese di Manchester. Inoltre tramite lo zolfo la città iniziò ad esercitare un certo potere attrattivo nei confronti dei territori, specie in provincia di Agrigento, Caltanissetta ed Enna, dove veniva estratta la materia prima.

Inoltre i prezzi dello zolfo estratto, avendo l'industria cittadina il monopolio della raffinazione, venivano scelti unilateralmente e volutamente tenuti ai minimi. In questo modo si ebbe un duplice effetto: da un lato le condizioni dei minatori nei centri estrattivi erano ai limiti della schiavitù (si vedano ad esempio alcune opere scritte da Luigi Pirandello, come Ciaula scopre la luna, e Giovanni Verga, come Rosso Malpelo) dall'altro gli stessi minatori in fuga dalle miniere venivano spesso assunti come operai nelle raffinerie di Catania, che così poteva disporre di mano d'opera a basso prezzo. Le rendite della raffinazione affluivano copiose alla nobiltà cittadina, mentre larga parte della popolazione costituiva il proletariato operaio urbano nei quartieri popolari (ad esempio Cibali), tipico dei paesi industrializzati dell'Ottocento.

Dal primo dopoguerra lo zolfo perse d'importanza e con esso la città che si presentava ancora economicamente arretrata (particolarmente nei quartieri popolari) e con una crisi economica che culminò nei primi anni venti con una segnata contrazione demografica, per una serie di concause che oltre di natura economica erano derivanti dal momento storico (primo dopoguerra) e dalla emergenza sanitaria dovuta alla tristemente famosa epidemia di spagnola.

Così negli anni trenta (durante il regime fascista) Catania era una traquilla cittadina di provincia, con uno sviluppo incerto. Fu a partire dal secondo dopoguerra e specialmente negli anni sessanta, che si ebbe un boom di notevoli dimensioni soprattutto nel settore dell'edilizia privata.

La "Milano del Sud"

Lo sviluppo degli anni sessanta raggiunse un livello tale che Catania fu definita la "Milano del Sud". Le cause di questa vigorosa crescita economica furono dovute all'espansione dell'edilizia in città, ma anche al settore agricolo e, in special modo, quello della agrumicoltura nella vicina piana di Catania. Questa crescita economica provocò un copioso flusso migratorio dalla stessa provincia e da quelle vicine (in particolare da Enna, Caltanissetta, Siracusa e Ragusa), culminato nel 1971 quandò la popolazione superò i 400.000 residenti.

Lo sviluppo economico fece gola a particolari lobby affaristiche e permise alla mafia - che sino ad allora era rimasta praticamente ai margini della vita cittadina - di infiltrarsi nel tessuto sociale e produttivo con effetti che si sarebbero visti negli anni seguenti. A partire dagli anni settanta, infatti, iniziò una spietata guerra di mafia fra i clan dei "Santapaola" e dei "Cursoti" per il controllo del territorio. Questa faida ebbe il suo apice negli anni ottanta, quando in un anno avvenivano anche più di cento omicidi. Testimone e poi vittima di quella mattanza fu, tra gli altri, il giornalista Pippo Fava.

I cavalieri dell'apocalisse mafiosa

Giuseppe Fava.
Giuseppe Fava.

L'economia cittadina alla fine degli anni settanta era in mano ai quattro cavalieri del lavoro Carmelo Costanzo, Gaetano Graci, Francesco Finocchiaro e Mario Rendo. Questi imprenditori, arrivati a Catania solo nel secondo dopoguerra ed a seguito del flusso migratorio dei disperati che dai centri minori dell'isola cercavano di trovare fortuna in città, avevano grosse attività che vertevano principalmente nell'edilizia e specialmente negli appalti pubblici in Sicilia, come in tutta Italia (specie Milano e Roma), oltre ad attività in Europa (sia ad ovest che nell'est "comunista") e persino nelle Americhe (Stati Uniti, Argentina e Brasile). Inoltre i cavalieri affiancavano all'edilizia attività in diversi settori fra cui il commercio (supermercati "3A"), la televisione ("Telecolor" e "Video 3"), il turismo (il complesso "La Perla Jonica", il "lido Ciclopi", l'"hotel Timeo" di Taormina), il credito (la "Banca agricola etnea"), l'agricoltura, in diversi altri ambiti sino ad essere mecenati e presidenti di fondazioni benefiche e di ricerca.

Fava, descrivendo l'intreccio di interessi economico-politico-mafiosi che vigeva in città, citò questi imprenditori come i «quattro cavalieri dell'apocalisse mafiosa». Proprio de «i Cavalieri» avrebbe parlato anche il pentito Antonino Calderone. Nel 1984 Pippo Fava veniva assassinato e con lui scompariva l'unica importante voce "contro" la mafie e quel particolare sistema, quando quasi tutti negavano il problema mafioso e descrivevano le faide adducendo a «questione private» (non a caso il quotidiano La Sicilia fra le polemiche parlò molto banalmente di «questioni di natura privata» alla base dell'agguato Fava). Sulle seguenti indagini - svolte in un clima surreale - il sottosegretario alla Pubblica Istruzione durante l'ultimo governo Spadolini, Antonino Drago diceva: «bisogna chiudere presto le indagini altrimenti i cavalieri se ne andranno». Ciò lascia intuire come l'intreccio di interessi economici che ruotava attorno ai cavalieri fosse molto importante, da non intaccare.

La caduta dei cavalieri

Il sistema affaristico del cosiddetto "Caso Catania" proseguì praticamente indisturbato sino ai primi anni novanta, quando a seguito di un appalto per un centro fieristico in viale Africa si sarebbe "scoperto" un giro di centinaia di miliardi di tangenti pagati dal cavaliere Finocchiaro ai politici più in vista in città. Aperta una finestra e tolta la rete di protezione che favoriva quel sistema, uno alla volta caddero gli altri tre gruppi i Costanzo, i Rendo ed i Graci, travolti da altri scandali inoltre a cadere fu l'intera classe politica.

Da quel periodo Catania entrò prima in crisi, soffrendo la caduta dei gruppi dei cavalieri, che causarono la perdita del posto di lavoro per migliaia di lavoratori. La città reagì successivamente ed ebbe un sobbalzo, o come detto da alcuni una "primavera", quando fiorirono iniziative economiche e culturali. La città fu rivitalizzata ed abbellita in alcune zone, e si iniziò a puntare anche sul turismo.

Le tangenti del Garibaldi

Negli anni novanta scoppiò un altro caso di tangenti legato alla realizzazione del nuovo Ospedale Garibaldi e che portò oltre all'inchiesta sull'impresa aggiudicataria l'appalto alla richiesta di autorizzazione d'arresto del senatore Giuseppe Firrarello (poi respinta), ed all'arresto di Nuccio Cusumano (sottosegretario di governo), Giuseppe Castiglione (vicepresidente della Regione Siciliana) per concorso esterno in associazione mafiosa e turbativa d'asta. Paradossalmente la prima gara era stata vinta proprio dai cavalieri Costanzo - ma revocata per eccesso di ribasso, l'opera venne affidata ai nuovi appaltatori. I politici arrestati sarebbero stati poi assolti nel 2004 dal tribunale di Catania.

L'economia catanese oggi

Oggi i maggiori interessi economici sono nelle mani di Ennio Virlinzi, di Sebastiano Scuto, di Antonino Pulvirenti e di Mario Ciancio Sanfilippo e diversi altri e l'economia non è più concentrata come al tempo dei cavalieri. Si deve notare tuttavia come il settore dei mass media sia eccessivamente concentrato nelle mani di Ciancio (si ricordi che egli possiede La Sicilia, Antenna Sicilia, Video3, Telecolor e RadioSis ed altre).

L'economia della città soffre di scarsa imprenditorialità, mancata aggregazione dei settori produttivi, scarso rispetto per il lavoro, criminalità organizzata, immobilismo. Tuttavia, il tessuto economico della città appare vitale in alcuni settori come quello della piccola industria, del commercio, dei servizi, del turismo e, sebbene attualmente in calo, è tuttora trainante il settore della produzione tecnologica (con la STMicroelectronics) e farmaceutica.

I poli economici

La città oggi dispone di alcuni poli di attività economica importante come il centro commerciale di Misterbianco, il, recentissimo, centro commerciale Etnapolis di Valcorrente, ritenuto da molti il più grosso del sud Italia, e un agglomerato industriale e commerciale a Piano Tavola spaziante dalla produzione elettromeccanica a quella alimentare. Le attività industriali piu' importanti sono invece concentrate a sud della città, nella zona industriale di Pantano d'Arci costituita nell'immediato dopoguerra, dove ha sede anche il polo tecnologico (definito da alcuni "Etna Valley" per alcune affinità con la più ben nota "Silicon Valley" americana) che comprendono i settori farmacetico, elettronico, informatico, agro-alimentare, meccanico con alcuni punti d'eccellenza.

Nella zona industriale si trova anche un incubatore d'imprese (Business Innovation Center - BiC, controllata da "Sviluppo Italia") che svolge la funzione di consulenza e supporto alle iniziative economiche ed accoglie diverse iniziative impreditoriali. Al Bic si affiancano e, in alcuni casi, vengono a sovrapporsi altre agenzie pubbliche come il bureau "InvestiaCatania" altra agenzia di sviluppo finanziata questa volta dal comune.

Sempre nella parte sud della città ha sede il mercato ortofrutticolo, uno dei più importanti del meridione ed in attesa di venire trasferito nei più idonei locali in via di realizzazione nell'agro della piana di Catania. Il settore agricolo appare in genere in declino - a causa della diminuzione delle rendite agricole e della concorrenza degli altri produttori esteri.

Il centro città ha invece funzione preminentemente burocratica, direzionale e commerciale. Si attende l'inaugurazione della nuova aerostazione dell'Aeroporto di Catania-Fontanarossa come momento importante per il prossimo sviluppo economico dell'intera area orientale della Sicilia. Anche la recente promozione del Catania Calcio in serie A, viene salutata da molti come una importante occasione di marketing territoriale e di immagine che potrebbe influire positivamente sullo sviluppo economico dell'indotto in città.

La popolazione residente è in calo dagli anni '70 ma ciò è dovuto alle tipiche dinamiche di urbanizzazione delle aree metropolitane. Lo sviluppo della citta ha infatti trovato sfogo nella periferia che è cresciuta, in alcuni casi in modo poco ordinato in altri più razionale ed è aumentato di conseguenza il pendolarismo con la città, che infatti soffre per un eccessivo traffico urbano.

La mafia oggi

La cappa mafiosa, mai annullata, è ancora il più grosso freno all'economia ed allo sviluppo. Il clan dei "Santapaola", uscito vincente dalla faida mafiosa degli anni ottanta gestisce il potere criminale in città, in alcuni casi con altri clan. Il clan, diretto dagli ergastolani Aldo Ercolano e Nitto Santapaola (sottoposti a regime di carcare duro - ex art.41bis), ha anche mutato anche politica: non più omicidi, bombe o altre mosse che possano attirare l'attenzione dello stato o dei media ma un controllo capillare tramite intimidazioni.

Ambiente

L'altissimo numero di autoveicoli circolanti in città, dovuto allo scarso uso che i catanesi fanno dei mezzi pubblici anche se efficienti e moderni come la metropolitana, unito alla endemica carenza di verde pubblico e al basso numero di parchi (sono quattro quelli di una certa importanza: il Giardino Bellini, detto " a villa", il Giardino Pacini detto "Villa varagghi", il Parco Gioeni e il Parco Giovanni Falcone) rendono la città molto inquinata durante l'inverno e decisamente più calda rispetto alla periferia in estate.

Il territorio del comune di Catania comprende una parte della Piana di Catania, una tra le più estese aree coltivate della Sicilia, la cui zona terminale in prossimità del mare, costituisce l'Oasi del Simeto, riserva regionale di circa 2000 ettari istituita nel 1984. L'Oasi del Simeto prende nome dal fiume Simeto, il più importante dell'isola, che vi termina il suo corso.

Un altro fiume da ricordare è l'Amenano, un tempo visibile, poi seppellito da un'eruzione dell'Etna, che ora scorre sotto la superficie della città rendendosi visibile solo all'Acqua o linzolu, una artistica fontana in marmo bianco che sorge tra la Pescheria e la Piazza del Duomo.

Arte e monumenti

Il periodo romano

L'Odeon.
L'Odeon.

Del periodo greco e della dominazione romana a Catania rimangono pochissime tracce e reperti a causa dei disastrosi terremoti che hanno raso al suolo la città e delle ricostruzioni successive che spesso hanno ricoperto con costruzioni di scarso valore architettonico anche alcune precedenti di pregio. Inoltre non sono mai state eseguite grandi campagne di scavi e studi archeologici se non in casi sporadici della sua storia recente. Il Teatro (del II secolo), l’Odeon (III secolo), l’Anfiteatro (II secolo a.C.), le Terme dell'Indirizzo, le Terme della Rotonda, le Terme Achilliane, i resti di un acquedotto presso il parco Gioieni e alcuni edifici funerari sono tutti i resti attualmente visibili della Catania romana. Il teatro romano e l'odeon sono stati restaurati negli ultimi anni e sono comodamente visitabili. Anche i resti dell'anfiteatro sono visitabili dal 1907 (anno in cui sono stati riportati alla luce) dall'ingresso di piazza Stesicoro.

Probabilmente anche u Liotru, il simbolo della città, è stato costruito in epoca romana. È un manufatto di pietra lavica porosa, che raffigura un elefante. È sormontato da un obelisco egiziano in marmo bianco. È situato al centro di Piazza Duomo. Il nome deriva probabilmente dalla storpiatura del nome Eliodoro, personaggio legato alla storia della statua.

Inoltre, sono state prodotte a Catania una serie di monete, che comprende bellissimi conì, da quelli arcaici, con Nike e Zeus in trono, fino a quelli dei grandi incisori Eveneto, Eraclide e Procle, con testa di Apollo.

Il periodo normanno-svevo

Del periodo normanno si conservano principalmente le absidi della Cattedrale di Sant'Agata (il Duomo), che poi sarebbe stata ristrutturata dopo il terremoto del 1693. Oggi la cattedrale conserva la vara, il busto-reliquiario e la cassa-reliquaria di Sant'Agata, realizzato dal senese Giovanni di Bartolo nel XIV secolo.

Del periodo svevo (XIII secolo) è il portale della Chiesa di Sant'Agata al Carcere (in via Cappuccini) e il federiciano castello Ursino (ricostruito e restaurato, è ora sede del Museo civico: raccolte Biscari e dei benedettini) coevo del più famoso castello pugliese di Castel del Monte.

Il periodo spagnolo

Della dominazione aragonese rimane la Chiesa di Santa Maria di Gesù, nella piazza omonima, costruita nel Cinquecento e ristrutturata nel Settecento. Nel 1558 si è iniziata la costruzione del Monastero dei Benedettini, a cui sarebbe stata affiancata la chiesa di San Nicolò l'Arena. Distrutti dalla colata lavica del 1669 e dal terremoto del 1693, nel 1703 si iniziò la ricostruzione che non sarebbe stata mai più portata a termine. Le cosiddette mura di Carlo V, che racchiudono il centro storico, furono iniziate nel XVI secolo ma vennero praticamente ricostruite dopo il terremoto.

Il periodo barocco

L'eruzione del 1669 che investì la città (tela di Giacinto Platania, sagrestia della Cattedrale di Catania).
L'eruzione del 1669 che investì la città (tela di Giacinto Platania, sagrestia della Cattedrale di Catania).

Catania è stata ampiamente distrutta nel 1169 e nel 1693 dai terremoti. Il suo territorio circostante è stato più volte coperto da colate laviche che hanno raggiunto il mare. Ma i catanesi caparbiamente l'hanno ricostruita sulle sue stesse macerie. La leggenda vuole che la città sia stata distrutta sette volte durante la sua storia, ma in realtà tali eventi disastrosi si possono sicuramente riferire a pochi ma terribili terremoti. Anche le distruzioni del centro urbano a causa delle colate laviche sono frutto di una storiografia fantasiosa. Tutti i monumenti antichi sono stati inseriti nel tessuto urbano della città ricostruita grazie all'opera dell'architetto Giovan Battista Vaccarini, che ha dato alla città una chiara impronta barocca. Tra gli altri che hanno aiutato la rinascita della città si ricordano Francesco Battaglia, Stefano Ittar, Alonzo di Benedetto e Girolamo Palazzotto.

La Chiesa di San Benedetto.
La Chiesa di San Benedetto.

Un raro esempio di unità architettonica è la via dei Crociferi, forse, la strada più bella della Catania settecentesca. Essa ha inizio in Piazza San Francesco d'Assisi e vi si accede passando sotto l'arco di San Benedetto. La strada, contornata da chiese, monasteri e poche abitazioni civili, è un raro esempio di barocco. Nel breve spazio di circa 200 metri sono presenti ben tre chiese.La prima è la Chiesa di San Benedetto collegata al convento delle suore benedettine dall'arco omonimo che sovrappassa la via. Ad essa si accede a mezzo di una scalinata ed è contornata da una cancellata in ferro battuto. Proseguendo si incontra la Chiesa di San Francesco Borgia alla quale si accede tramite due scaloni. A seguire si incontra il Collegio dei Gesuiti, oggi sede dell'Istituto d'arte, con all'interno un bel chiostro con portici su colonne ed arcate. Difronte al Collegio è ubicata la Chiesa di San Giuliano considerata uno dei più begli esempi del barocco catanese. L'edificio, attribuito all'architetto Giovan Battista Vaccarini, ha un prospetto convesso e delle linee pulite ed eleganti. Proseguendo ed oltrepassando la via Antonio di Sangiuliano, si può ammirare il convento dei Crociferi e quindi la chiesa di San Camillo. In fondo alla via è ubicata Villa Cerami, che è sede della facoltà di giurisprudenza dell'Università di Catania.

Fontana dell'elefante
Fontana dell'elefante
Via Etnea.
Via Etnea.

Tra i principali monumenti barocchi si ricordano:

La via Etnea

La via Etnea è il salotto della città. Attraversa Catania da sud a nord partendo dalla Piazza del Duomo ed arrivando, dopo circa 3 km, al Tondo Gioieni. Il suo andamento dritto come una spada, ha come prospettiva la sagoma incombente dell'Etna.

Parte dalla piazza del Duomo e dopo circa 100 m raggiunge la piazza Università. In essa si affacciano il palazzo dell'Università e palazzo Sangiuliano costruiti entrambi in stile barocco nella prima metà del XVIII secolo. La piazza è illuminata da quattro candelabri bronzei con allegorie di quattro antiche leggende catanesi: Colapesce, i Fratelli Pii, Gammazita e Uzeta.

Più avanti si incontra la Basilica Collegiata e quindi si incrocia la via di Sangiuliano, ovvero i Quattro Canti come detto dai catanesi. Proseguendo si raggiunge la Chiesa dei Minoriti prima di arrivare in piazza Stesicoro. Qui si trovano il monumento a Vincenzo Bellini e gli scavi dell'Anfiteatro Romano situati a circa 10 m sotto il livello stradale. Si procede quindi fino alla Villa Bellini, classico giardino all'italiana, che costituisce il polmone verde della Catania settecentesca. Si prosegue quindi verso piazza Cavour, il Borgo per i catanesi, dove si trova la fontana della dea Cerere in marmo bianco.

Il periodo contemporaneo

Nel 1890 venne inaugurato il Teatro Massimo Vincenzo Bellini, in piazza Vincenzo Bellini. Negli anni trenta a Catania vennero costruiti il Palazzo di Giustizia e la fontana de I Malavoglia. Nel 1961 Luigi Piccinato diede avvio ai lavori di costruzione anche del complesso universitario della Cittadella, che oggi è una delle assi portanti dell'Università.

Cultura