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Corsica
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| Corsica | |
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| Nome ufficiale: | Corsica - Corse |
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| Stato: | Francia |
| Capoluogo: | Ajaccio |
| Superficie: | 8.681 km² |
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Popolazione: - Totale - Densità |
(2005) 275.000 ab. 31 ab./km² |
| Dipartimenti: | Corsica del Sud (2A), Corsica settentrionale (2B) |
| Arrondissement: | 5 |
| Cantone: | 52 |
| Comuni: | 360 |
| Inno: | Dio vi salvi, Regina |
| Sito istituzionale | |
| Presidente: | Ange Santini (UMP) |
La Corsica è, per estensione, la quarta isola del Mediterraneo (dopo Sicilia, Sardegna e Cipro). Separata dalla Sardegna dal breve tratto delle Bocche di Bonifacio, la Corsica emerge come un enorme scoglio montuoso e ricco di foreste dal Mar Mediterraneo, segnando il confine tra la sua parte occidentale, il Mar Tirreno e il Mar Ligure. Universalmente conosciuta come il luogo natale di Napoleone (nato nel 1769 ad Ajaccio, un anno dopo che l'isola era stata occupata dal Regno di Francia), la Corsica autentica e profonda, più che rinnegare questo figlio che le voltò le spalle per conquistare il mondo, semplicemente lo ignora, lasciando alla capitale Ajaccio il vezzo di nutrirne la memoria soprattutto ad uso dei turisti.
Crocevia da 4000 anni di rotte e di popoli, con alle spalle una storia affascinante e complessa, l'isola che, secondo un'ormai consolidata leggenda, i Greci chiamarono Kallíste, la più bella, racchiude il suo volto più vero, indomito ed orgoglioso, nelle sue selvagge valli coronate da fitte foreste e montagne alpine, nell'austera - quasi contadina - cappella funebre del suo vero eroe, Pasquale Paoli (1725-1807), ancor oggi venerato come colui che - seppure per un brevissimo periodo - seppe dare concretezza al suo mai sopito anelito d'indipendenza.
Con circa un terzo del suo territorio protetto come Parco nazionale, e gran parte del bellissimo litorale immune - soprattutto grazie alla testarda lotta della sua gente - dalle colate di cemento che hanno deturpato gran parte delle coste mediterranee, la Corsica, quasi spopolata (31 abitanti/kmq), basa buona parte della sua economia sul turismo, che raddoppia la sua popolazione d'estate. Alla ricettività, ben sviluppata e molto assortita per offerte e destinazioni (dall'alpinismo alla subacquea), si affianca la tradizionale economia agro-pastorale e vinicola, cui negli ultimi anni, pur tra difficoltà e contraddizioni, si aggiunge una timida apertura verso il terziario avanzato.
Il rapporto irrisolto tra la Corsica e la Francia, che la governa da 237 anni (1769-2006), è reso manifesto, oltre che dall'attaccamento della sua gente alla propria tradizione e alla propria lingua (u Corsu, definita Lingua possente, e de' più italiani dialetti d'Italia da Nicolò Tommaseo) dagli indicatori statistici, che ne rivelano la crisi economica e sociale (perenne fanalino di coda nel Paese transalpino per natalità ed occupazione), e dalle sue forti spinte autonomistiche ed indipendentistiche, che si scontrano con la monoliticità della Costituzione francese, forse la più centralista d'Europa.
Indice[nascondi] |
Geografia
Poco più vasta dell'Umbria, la Corsica, con i suoi 8.681 kmq di superficie, sorge dal Mar Mediterraneo come una catena di aspre montagne.
Di forma allungata nel senso dei meridiani, misura 183 km da Capo Corso (a Nord) a Capo Pertusato (a Sud), mentre la larghezza massima è di 83 km.
Lo stretto (12 km) delle Bocche di Bonifacio la separa dalla costa settentrionale della Gallura (Sardegna). A Ovest il promontorio più vicino sulla Penisola è quello di Piombino (82 km), mentre il litorale francese (Costa Azzurra) si trova, nel punto più prossimo, a circa 170 km a Nord-Ovest. Il Capo Còrso, il promontorio spesso indicato come dito di Corsica, punta diritto sul Tigullio, distante poco più di 150 km a Nord. Lo sviluppo costiero è di circa 1200 km, solo 300 dei quali sono costituiti da spiagge, più frequenti sulla costa orientale, affacciata sul Tirreno verso l'Italia e l'Arcipelago Toscano, la cui isola più vicina è la Capraia distante 31 km dal Capo Còrso. In condizioni di buona visibilità e bel tempo le montagne della Corsica sono visibili già dalle quote medio-basse delle colline che coronano la costa italiana dalla Liguria all'Argentario.
La dorsale montuosa principale percorre l’isola trasversalmente, da Nord-Ovest a Sud-Est, dividendo la Corsica in due regioni, distinte in buona parte da un punto di vista geologico, con prevalenza di rocce cristalline granitiche sul versante a sud e a ponente e di rocce scistose e zone alluvionali a levante.
Tale divisione è ricalcata anche dalla divisione amministrativa in due Dipartimenti ed ha avuto importanti conseguenze storiche.
Il monte Cinto (2706 m), a soli 28 km dal mare, è la cima più elevata dell’isola. Altri massicci montani raggiungono quote notevoli: il monte Rotondo (2625 m), il monte Padru (2390 m), il monte d’Oro (2389 m), il monte Renoso (2352 m), il monte Incudine (2134 m). Numerose altre cime spingono la loro sommità intorno ai 2000 metri. Molto montuoso è pure il Capo Còrso, con cime che superano i 1300 m. L’altitudine media dell'isola supera i 500 metri (568 m).
Cime maggiori (in
Còrso)
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Corsi d'acqua (in
Còrso)
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Laghi
Stagni litoranei
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Geologia
La storia geologica della Corsica trae le sue origini circa 100 milioni di anni fa, quando l'apertura dell'Oceano Atlantico settentrionale mette in moto un complesso meccanismo di rotazione e compressione reciproche tra le grandi placche africana ed eurasiatica che, tra l'altro, determinerà il sollevarsi delle Alpi.
I fenomeni di subduzione della crosta interposta tra le due placce originarono un arco magmatico attivo tra 35 e 13 milioni di anni fa lungo la costa che va attualmente dalla Catalogna alla Liguria, i cui prodotti, frattanto trasformati in graniti cristallini, affiorano oggi prevalentemente in Provenza (massiccio dell'Esterel, tra Cannes e Frejus), sulla costa sud-occidentale còrsa e su quella nord e nord-occidentale sarda. Circa 30 milioni di anni fa, infatti, una frattura attraversò quest'arco, determinando il distacco della microplacca che comprendeva le attuali Sardegna e Corsica (allora più vaste ed unite) a Nord-Est e, più a Sud-Ovest, del complesso delle Baleari e la rotazione della placca sardo-corsa in senso antiorario, determinando così, per strizzamento, il sollevamento dal mare della catena degli Appennini e delle Alpi Apuane. A questo fenomeno, che portò a migrare Sardegna e Corsica ed a raggiungere la loro posizione attuale circa 6-7 milioni di anni fa, si aggiunse più tardi la tensione di apertura del Mar Tirreno, venendo a creare la conformazione della Corsica, descritta di seguito.
Tutta la porzione occidentale della Corsica, compresa la catena montuosa che taglia l'isola da Nord-Ovest e Sud-Est, è essenzialmente costituita da un blocco di rocce cristalline e graniti sollevato dalla placca nordafricana. Attraversata da numerose fratture perpendicolari allo spartiacque principale, tale porzione occupa oltre 2/3 dell'isola.
Lungo lo spartiacque si incontrano le cime più elevate di Corsica, ad eccezione della più alta, il Cinto, leggermente dislocato sul versante Est. A ovest dello spartiacque una profonda frattura arcuata corre da San Fiorenzo e dalla foce del torrente Ostriconi sino a Solenzara passando per Corte.
Oltre la frattura si trovano soprattutto scisti del Triassico, i maggiori dei quali costituiscono la catena del Capo Còrso (Monte Stello, 1307 m) e il massiccio della Castagniccia (Monte San Petrone, 1767 m). A Nord, tra la valle dell'Ostriconi e San Fiorenzo (Saint-Florent (Corsica settentrionale)), la piattaforma del cosiddetto Deserto di Agriate (Désert des Agriates), è costituita da un elemento granitico inglobato negli scisti.
Procedendo ancora verso la costa orientale gli scisti si immergono verso il Tirreno, secondo una faglia arcuata verso Est che procede da Bastia a Solenzara, lungo la quale si aprono due pianure alluvionali che recano tracce di depositi post-glaciali, unite da una sottile fascia costiera continua larga 2 km nel più stretto. La più vasta, a Sud, raggiunge i 14 km verso Aleria, ed è attraversata dai fiumi Tavignano e Fiumorbo. Quella a Nord, presso Bastia, ospita la foce del fiume Golo, il maggiore di Corsica.
Gli unici terreni calcarei dell'Isola, di piccola estensione, sono situati ad Est del Golfo di San Fiorenzo, presso la base del Capo Còrso, e all'estremo Sud, presso Bonifacio, ove vanno a costituire le spettacolari scogliere bianche e il fiordo che coronano la città.
Frequenti fratture perpendicolari al suo spartiacque segnano la catena del Capo Còrso, dando origine alla caratteristica antropizzazione della microregione, ove i piccoli centri abitati sono raccolti attorno ai bacini torrenziali ospitati nelle spaccature trasversali con abitazioni sparse verso le cime e la parte principale del villaggio presso la foce del torrente.
La Castagniccia, a sua volta, è divisa in una decina di bacini torrenziali le cui creste sono disposte grosso modo a stella attorno alla zona centrale e più elevata. Lungo le creste sono dispersi in una miriade di piccole e piccolissime frazioni quasi tutti i villaggi della zona: le profonde vallate, d'altra parte, negando il sole al loro interno, scoraggiano l'insediamento verso il basso. L'asprezza dei rilievi è tale che centri distanti in linea retta un paio di km al massimo sono uniti da tortuose strade lunghe spesso non meno di 10-15 km. Tale situazione ha dato origine, per ragioni pratiche, alla tradizione, antichissima tra i pastori, di richiami cantati che sono stati recuperati da gruppi di musica etnica e portati a rappresentare esempi di musica di notevole livello. Situazioni orografiche simili hanno dato luogo a simili insediamenti e tradizioni anche sui rilievi tra il Capo Còrso e la Castagniccia, sulle Colline del Nebbio (a Sud di Calvi) e nelle Pievi che gravitano attorno al Fiumorbo.
Clima
Il clima della Corsica è in generale di tipo mediterraneo, con estati calde e secche ed inverni miti e piovosi lungo la fascia costiera, più freddi e nevosi sulle montagne dell'interno, in funzione dell’altitudine.
La temperatura media annuale (12°C) è poco indicativa, in quanto l’isola ospita numerosi microclimi determinati dalla propria tormentata struttura orografica: sono tuttavia sempre dominanti la luminosità e l’insolazione tipiche del Mediterraneo. La temperatura media annuale delle coste è di 16,6°C con una minima di 7°C; le massime raggiungono i 36°C l'estate, quelle invernali si fermano a 18°C.
Le precipitazioni sono concentrate in autunno e inverno (novembre è il mese più piovoso), mentre il periodo da giugno a ottobre è caratterizzato da una forte siccità con scarsissime possibilità di pioggia.
I venti più comuni sono il Maestrale da Nord-Ovest, che a volte raggiunge velocità molto elevate sul mare verso Bonifacio, battuta pure da un potente Libeccio (da Sud-Ovest) e dallo Scirocco (da Sud-Est).
Storia
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Per approfondire, vedi la voce Storia della Corsica. |
L'insularità della Corsica, sebbene non le abbia consentito uno sviluppo realmente autonomo, ha tuttavia costituito la necessaria premessa per conferire alla sua tormentata storia un'originalità rimarchevole.
Assieme alla cospicua dimensione (quasi 8.800 chilometri quadrati) e alla natura fortemente accidentata del rilievo orografico dell'isola (altitudine media sopra i 500 metri) - che da sempre ha fatto dei còrsi più dei fieri montanari che dei marinai - l'insularità ha garantito la nascita e la crescita, sino ai giorni nostri, di un forte sentimento nazionale e di un mai del tutto sopito desiderio d'indipendenza.
Profilo storico
Situata in posizione strategica nel Mar Mediterraneo occidentale, la Corsica, d'altra parte, non poteva sperare di non suscitare l'interesse dei popoli e degli Stati che, via via, si sono affacciati su quel mare come commercianti e come conquistatori.
Fenici, Greci, Romani, Vandali, Bizantini, Pisani, Aragonesi, Genovesi e, per ultimo, i Francesi (che, con il Trattato di Versailles del 1768 di fatto costrinsero la Repubblica di Genova a cedere l'isola, e subito dopo l'invasero in forze), si sono fatti signori di Corsica durante il correre di oltre due millenni, lasciando al suo popolo - salvo eccezioni sporadiche - solo brevissimi periodi di autonomia ed indipendenza.
Tra questi spicca certamente il periodo che va dal 1755 al 1769, durante il quale l'eroe dell'indipendenza còrsa, Pasquale Paoli, seppe fare dell'isola il primo Stato Europeo dotato di una Costituzione democratica e moderna.
Scritta in Italiano - storicamente la lingua colta di Corsica affermatasi spontaneamente nell'isola come negli altri stati preunitari della Penisola - la Costituzione Paolina fu in parte ispirata da Jean-Jacques Rousseau e più in generale dalle idee illuministe di Paoli, che s'era formato all'Università di Napoli. Durante gli anni della lotta contro Genova e poi contro la Francia, la Corsica indipendente di Pasquale Paoli si guadagnò la simpatia dei più illuminati intellettuali europei, da Rousseau a James Boswell a Voltaire, che celebrò ammirato l'eroismo mostrato dai còrsi nella sfortunata Battaglia di Ponte Nuovo (1769), che segnò la fine dell'effimera Repubblica Paolina.
Geografia ed orografia in Corsica hanno avuto conseguenze storiche forse più spiccate che altrove. Contraddistinta da una relativa scarsità di approdi e, soprattutto, di pianure, la Corsica è un'autentica "montagna in mezzo al mare" attraversata com'è, da nord-ovest a sud-est, da un formidabile sistema di catene montuose le cui cime superano spesso i 2.500 metri. Tali cime culminano nei 2.706 metri del Monte Cinto, la cui vetta - spesso innevata anche d'estate - dista solo 28 km dal mare a ponente, illustrando così assai bene lo sviluppo verticale più che orizzontale di questa terra.
Questo sistema montuoso ha da sempre diviso la Corsica in due parti: quella a Nord-Est (oggi Haute-Corse), detta storicamente Banda di dentro, Di qua dai monti o Cismonte (avendo come riferimento l'Italia), e quella a Sud-Ovest (oggi Corse du Sud), detta Banda di fuori, Di là dai monti o Pumonte. I passi che attraversano le montagne - molti dei quali sono situati oltre i 1.000 metri - erano bloccati anche per settimane dalle nevicate, venendo così a costituire, assieme ai monti, più una barriera che un vero collegamento tra le due sub-regioni. Ancora, le ripide vallate, spesso prive di collegamenti tra loro anche nell'ambito della stessa Banda, tracciano come una ragnatela a compartimenti stagni nell'entroterra còrso.
Se da un lato queste caratteristiche del terreno hanno reso lungo e difficile il compito agli invasori, rendendone lenta la penetrazione (ed abituando i còrsi a fare di guerra e guerriglia il proprio pane quotidiano per secoli), dall'altro hanno contribuito decisivamente a tenere sempre relativamente bassa la densità di popolazione e a separare i còrsi tra loro.
Il versante rivolto all'Italia ha subito una maggiore influenza dalla Penisola, sia sul piano politico-sociale, sia su quello linguistico, mentre la parte sud-occidentale ha mantenuto un'originalità più spiccata (ma goduto di un minore progresso politico, almeno sino all'invasione francese), mentre il radicamento della popolazione nelle vallate montane - tutte le maggiori città sul mare sono state fondate o sviluppate dagli invasori - ha generato e diffuso ovunque una tendenza al particolarismo a volte spinta sino a sfociare in una sorta di anarchismo la cui conseguenza forse più drammatica fu il diffondersi e l'affermarsi, per secoli, della piaga della vendetta (simile alla faida diffusa anche nell'Italia meridionale) quale sistema sommario di giustizia e del diffuso fenomeno del banditismo.
La grande divisione orografica longitudinale e quelle (minori, ma a volte non meno importanti) trasversali, più marcate nella zona sud-occidentale, hanno dunque finito per creare nell'isola confini ideali, sociali, linguistici e politici. Tali confini, filtrati dalla storia, si sono tradotti nelle suddivisioni amministrative, con poche variazioni, sono rimaste immutate sino ai giorni nostri. I due Dipartimenti (Départements 2A/2B), reintrodotti dalla Francia nel 1975 (dopo un'analoga parentesi tra 1793 e 1811), ricalcano i confini storici di Pumonte e Cismonte, mentre gli attuali Cantoni (Cantons) corrispondono in buona parte all'antico sistema delle Pievi (suddivisione amministrativa del territorio delle parrocchie), sviluppato durante i secoli del dominio genovese (1284-1768).
La polverizzazione del tessuto socio-politico, oltre a generare la citata piaga della vendetta ed a prevenire il decollo dell'economia (rimasta in buona parte autarchica sino al XX secolo), ha forgiato in senso individualista il carattere della popolazione, fortemente legata ad un'organizzazione per clan familiari raramente alleati tra loro oltre i confini di una singola Pieve.
Questa situazione, abilmente quanto cinicamente sfruttata sia dai Signori locali (a volte diretti responsabili di interventi stranieri, invocati per risolvere i conflitti locali), sia dalle entità amministrative straniere, ha contribuito in modo decisivo ad impedire lo sviluppo di un disegno politico nazionale condiviso davvero radicato e coerente, contribuendo a rendere vani od effimeri tutti i tentativi di unificazione ed indipendenza.
Per secoli la miseria e la mancanza di prospettive generata da questo stato di cose ha spinto i còrsi all'emigrazione, prima come coloni verso la Sardegna (già in epoca romana), poi soprattutto come soldati di ventura (per secoli - e da prima dell'istituzione della Guardia Svizzera - la Guardia Corsa costituì la truppa scelta del Papa), infine trovando sbocco soprattutto nell'amministrazione statale e coloniale francese (furono numerosissimi i còrsi emigrati in Algeria, in Indocina e nelle altre colonie francesi). La forte emigrazione ha portato alla creazione di una vastissima diaspora, tanto che oggi essa conta più còrsi nati o residenti fuori dall'isola di quelli presenti in Corsica stessa.
Complice la straordinaria circostanza della nascita di Napoleone in Corsica in coincidenza con l'occupazione francese dell'isola - e coerentemente con il proprio disegno unificatore già delineato dalla Rivoluzione - la Francia ha applicato con forza il proprio modello amministrativo, culturale e, per certi versi, di sviluppo economico all'isola, considerata sin dall'Impero come territorio metropolitano. Abituati da secoli ad essere dominati politicamente dall'esterno e dotati di un innato spirito indipendente e pratico, i còrsi si integrarono lentamente alla Francia senza particolari entusiasmi e più per le possibilità loro offerte dalla metropoli e dalla sua espansione coloniale che per le sirene della retorica nazionalista d'oltralpe. Sino a oltre metà '800, l'Italiano continuò ad essere la lingua - anche scritta - più diffusa nell'isola (e lo era sempre stata, sin da quando aveva sostituito il Latino); l'uso del Francese dovette essere imposto per legge. Quando, nel 1889, le ossa di Pasquale Paoli - il vero eroe di Corsica - furono translate dall'Abbazia di Westminster, dove l'eroe Còrso era stato sepolto essendo morto in esilio a Londra nel 1807, nella tomba di famiglia presso la casa natale a Stretta di Merusaglia, la lapide fu scritta in Italiano.
Almeno sino alla fine del XIX secolo, la penetrazione culturale ed economica francese - contrastata armi in pugno sino al primo ventennio dell'800, sia pure con forza via via decrescente - nell'interno della Corsica rimase tutto sommato modesta e il Francese non diverrà lingua veicolare diffusa ovunque sino a metà del XX secolo. A dispetto degli sforzi profusi soprattutto da Napoleone III per abbellire la capitale dell'isola e provvedere alla creazione di infrastrutture di trasporto, il culto bonapartista, largamente incoraggiato, è rimasto sempre sostanzialmente limitato alla zona di Ajaccio, dove è sopravvissuto sino ai giorni nostri. Non che ciò sia ragione di meraviglia, in considerazione dell'atavica rivalità tra còrsi già illustrata.
La I guerra mondiale, cui la Corsica ha pagato un tributo di sangue proporzionalmente enorme, con decine di migliaia di suoi figli inghiottiti per sempre nell'immane tritacarne del fronte franco-tedesco, ebbe un ruolo notevole assieme all'avvento dello sviluppo industriale ed all'apice raggiunto dall'espansione coloniale francese, nel perfezionare l'integrazione della Corsica nell'ambito della Francia: oltre al vistoso decremento demografico indotto dalla guerra, la conseguente crisi economica incrementò l'emigrazione dall'isola che vide ridursi sostanzialmente la propria popolazione e il proprio tenore di vita.
La Corsica non fu mai davvero coinvolta nel processo unitario italiano, salvo la sporadicissima eccezione di qualche intellettuale locale che si ostinava a considerare, come nei secoli passati, terraferma l'Italia piuttosto che il continente francese. Nè vi fu mai da parte del Regno d'Italia, pesantemente legato alla Francia sin dalla sua concezione, il minimo accenno concreto ad entrare in rotta di collisione con la Parigi per la Corsica, neanche quando, nel 1870, con la caduta di Napoleone III, Vittorio Emanuele II, non esitò a liquidare lo Stato Pontificio, ma non volle assolutamente tentare di occupare la Corsica.
Anche con il risorgere dell'autonomismo còrso all'alba del XX secolo e, soprattutto nel I dopoguerra, con la fioritura di pubblicazioni in lingua Còrsa (tra tutte: A Muvra'), la franca ripresa del culto Paolista e la fondazione del Partitu Corsu d'Azione (per certi versi analogo al Partito Sardo d'Azione), in Corsica non sorse nulla di simile ai movimenti irredentisti che s'erano sviluppati in Trentino, in Venezia Giulia ed in Dalmazia.
I còrsi desideravano, come sempre, ed ancora in larghissima maggioranza, essere soprattutto sé stessi. I pochissimi che si scoprivano irredentisti (Petru Rocca e Petru Giovacchini tra gli altri), avevano forse delle difficoltà persino a confessarlo a sé medesimi, lacerati dallo spirito atavico che sempre ha legato la gente di Corsica alla sua terra, prima che ad ogni altra cosa.
In tale situazione l'Italia fascista tentò 1938 di pescare nel torbido cercando - per la verità con scarso seguito e successo - di far leva sul mai del tutto sopito sentimento antifrancese e sulla crisi diffusa in Corsica, per crearvi un sostegno alle pretese espansioniste mussoliniane (che rivendicava all'Italia la Savoia, la Contea di Nizza e la Corsica). Se alcuni intellettuali còrsi - pochissimi a dire il vero - raccolsero l'appello (più per sentimento di estraneità al contesto francese che per adesione all'ideologia fascista), la grande maggioranza lo respinse e la Francia fu abile nello sfruttare l'aggressione verbale fascista per espandere come mai in precedenza il sentimento di appartenenza alla Francia dei còrsi.
L'occupazione militare italiana (novembre 1942 - settembre 1943) durante la II guerra mondiale e la repressione violenta della Resistenza operata in Corsica dall'OVRA non fecero che porre le premesse per la violenta campagna punitiva promossa nel dopoguerra da De Gaulle contro l'Italia giudicata responsabile della "coltellata alla schiena" per l'attacco del 10 giugno 1940 alla Francia già sconfitta.
Dall'8 settembre 1943 al 5 ottobre successivo, gli 80 mila militari delle forze italiane di occupazione ebbero - unico caso nel quadro del generale disastro di quei giorni - un ruolo decisivo nello sconfiggere e cacciare le truppe corazzate tedesche dall'isola, combattendo a fianco di circa 10.000 partigiani della Resistenza còrsa e di circa 6.000 soldati coloniali francesi. Il sangue dei quasi 700 caduti italiani (dieci volte il numero dei caduti delle truppe francesi), tuttavia, non valse a sanare la ferita aperta dal proditorio attacco di Mussolini alla Francia.
Anzi, lo sforzo nazionalista francese, impersonato da De Gaulle, intenso come non mai, nel celebrare la Corsica "primo Dipartimento francese liberato" e come terra francese, approfondirà come mai prima il distacco già storicamente accumulato tra Corsica e Italia, ignorando e nascondendo il notevole contributo di sangue versato dai soldati italiani per scacciare la Wehrmacht dall'isola.
Sempre più integrata nella Repubblica Francese, la Corsica dell'ultimo dopoguerra non ha trovato la pace malgrado il declino della lingua e delle tradizioni locali, accelerato dalla modernizzazione e dalla globalizzazione.
All'indomani dell'indipendenza dell'Algeria 1962 il governo di Parigi dispose il trasferimento in Corsica di decine di migliaia di rimpatriati francesi (pied-noirs), alterando significativamente il quadro demografico ed economico locale. Questo evento, sommato ad una serie di scandali politici e finanziari, portò alla nascita di movimenti regionalisti che presto si trasformano in autonomisti (1966-1973).
La mancanza di risposte politiche adeguate da parte del governo francese ai problemi che esso stesso aveva contribuito a creare finì per esasperare la situazione. Così, nel 1975 (Fatti di Aleria), si giunse alla rinascita di movimenti indipendentisti e, nel 1976 alla lotta armata promossa dal FLNC (Fronte di Liberazione Naziunalista Corsu).
Mai del tutto esauritasi e caratterizzata da migliaia e migliaia di attentati dinamitardi (quasi sempre accuratamente studiati per colpire le cose evitando spargimenti di sangue) eseguiti in Corsica (ma anche in Francia) contro i simboli del potere statale e contro le iniziative speculative pubbliche e private (soprattutto quelle tese alla cementificazione selvaggia delle coste dell'isola), la lotta armata indipendentista, sovente divisa al suo interno, si è data nel corso degli anni un volto politico e ha fatto sentire il suo peso utilizzando sempre più metodi pacifici e democratici.
Sostenuti alle elezioni da una parte sempre significativa (ma mai maggioritaria) della popolazione Còrsa, autonomisti e indipendentisti hanno ottenuto diversi successi, alcuni dei quali storici, come la riapertura (1981) a Corte dell'università di Corsica fondata da Pasquale Paoli (chiusa dai francesi non appena ebbero il controllo pieno dell'isola e mai più riaperta).
Un anno dopo (1982) il Parlamento Francese dota l'isola di uno statuto particolare, che sarà riformato nel 1991, con il trasferimento all'Assemblea di Corsica (eletta a suffragio universale) di numerose competenze in materia culturale, economica e sociale.
Inquinata dal perdurare della violenza (su tutti l'affare non del tutto chiarito dell'assassinio del Prefetto Claude Erignac il 6 febbraio 1998 ad Ajaccio), la lotta politica senza esclusione di colpi tra autonomisti ed indipendentisti da una parte, e uomini politici còrsi aderenti ai partiti nazionali francesi (sovente indicati in Corsica con l'appellativo dispregiativo di clanisti) dall'altra, ha tuttavia costituito un freno notevole alle realizzazione concrete promesse dalle riforme introdotte (incluso l'insegnamento facoltativo della lingua Còrsa nelle scuole), e ancor oggi la Corsica è una delle regioni più depresse e afflitte da problemi sociali di Francia e dell'Europa occidentale.
Lingua
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Per approfondire, vedi la voce lingua corsa. |
La
lingua Corsa (Còrso) è una
lingua neolatina afferente all'area
italoromanza del gruppo delle
lingue romanze e connessa al
gruppo dei dialetti toscani.
Il Còrso, si divide in due varianti principali:
- il Cismontano ("Supranacciu"), nella parte nordorientale (Bastia, Corte), che risente di forti influssi toscani ma costituisce la variante più diffusa e standardizzata; il dialetto parlato a Bastia, sulla riviera nord-orientale e soprattutto nella penisola del Capo Corso, è tra l'altro la varietà più affine all'Italiano standard e forse la lingua più simile ad esso dopo il dialetto Fiorentino;
- l'Oltremontano ("Suttanacciu"), nella parte sudoccidentale (Ajaccio, Sartene) dell'isola, che specie nelle sue versioni meridionali costituisce la variante più arcaica e conservativa del corso, fortemente imparentata con i dialetti gallurese e sassarese del Nord Sardegna.
Al còrso è riconosciuto lo status di lingua
regionale. A
Bonifacio e a
Calvi si parlava un dialetto affine al Ligure
tuttora insegnato (ma facoltativo) nelle scuole
primarie.
I già citati dialetti còrso-sardi del Nord della
Sardegna (gallurese
e
sassarese) presentano notevoli affinità lessicali e
grammaticali con i dialetti della Corsica meridionale.
In particolare, il
Gallurese parlato in
Gallura nel Nord-Est dell'isola (circondario di
Tempio Pausania e a
La Maddalena) può essere classificato come una
variante del còrso. Presenta inoltre forti influenze
còrse anche il dialetto della vicina isola di
Capraia.
Demografia
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Anche a causa della sua natura montuosa e povera di fertili pianure, la Corsica non è mai stata molto popolata.
In epoca antica, la popolazione venne valutata in 30.000 abitanti all'alba della colonizzazione romana, ed ancora intorno alla stessa cifra nel VI secolo, essendosi - in conseguenza delle invasioni barbariche - annullato qualsiasi incremento di popolazione (che certo v'era stato, specialmente a partire dall'età Antonina e che fu valutato superare i 100.000 abitanti secondo alcune fonti).
Non è possibile ricostruire accuratamente l'andamento della popolazione durante l'Alto Medioevo, ma per certo in Corsica sono venute a mancare per lunghi secoli le condizioni di base per un significativo sviluppo demografico, con la sicura decadenza della produzione agricola per conseguenza di una successione di invasioni e del continuo stato di anarchia feudale e di guerre (anche intestine) che afflissero lungamente l'isola.
Preparata dall'istituzione nel Nord dell'isola di un regime simile a quello comunale sviluppatosi in Italia, l'amministrazione Pisana certamente coincide con un rifiorire della regione e con un incremento demografico di rilievo, testimoniato dal fervore edilizio che caratterizza quest'epoca e del quale restano tuttora significative tracce.
Più tardi, i nuovi scontri e disordini che investiranno l'isola per secoli (inclusa la Peste), sino al pieno controllo da parte di Genova, non consentiranno un'espansione paragonabile a quella pisana e verso metà del XVIII secolo, poco prima che a Genova subentri la Francia, la popolazione censita si aggira attorno alle 120.000 anime.
In questo quadro va tenuto conto che, almeno dal XV secolo si registra una notevole emigrazione verso l'Italia, con la creazione di significative colonie, come quelle presenti in Toscane, in Tuscia a Napoli e a Roma (ove sino alla seconda metà del XVIII secolo il Papa si avvale del corpo militare della Guardia Corsa e si registrano un massimo di 900 famiglie còrse in città, per una popolazione stimabile di almeno 3.000 persone).
Nel 1801 gli abitanti sono 164.000 e salgono a quasi 290.000 nel 1891.
La I guerra mondiale fa quasi scomparire un'intera generazione (circa 20.000 caduti, percentualmente una cifra assai maggiore di quella sofferta da qualsiasi altro distretto francese) e l'emigrazione, - intensa sino a circa metà del XX secolo - fa il resto, causando una brusca battuta d'arresto nella crescita demografica dell'isola, che nel 1946 aveva 268.000 abitanti e nel 1975 segnava gli stessi numeri del 1891.
Il numero registrato nel 1975 include dell'arrivo ad inizio degli anni di circa 15.000 pied noirs, rimpatriati dall'Algeria nei primi anni sessanta del secolo scorso ed installati da Parigi per lo più nella Piana Orientale, la parte più fertile dell'isola (lo sviluppo della regione, precedentemente malarica, era iniziato nel 1957: l'arrivo dei pied noirs fu vissuto come una vera e propria colonizzazione di popolamento ed una espropriazione di massa da gran parte dei Còrsi: a questo evento si lega in modo indissolubile la rivolta indipendentista scoppiata nel 1976).
Si aggiunga a questo che sino al 1982 i dati destinati al censimento erano sospettati d'essere gonfiati ad arte dai municipi allo scopo di ricavarne finanziamenti (va tenuto conto del fatto che moltissimi comuni còrsi hanno meno di 100 abitanti) e si comprenderà come anche il dato del censimento del 1999 sia sconfortante, segnando appena poco più di 260.000 residenti, cui vanno a concorrere decine di migliaia di immigrati provenienti soprattutto dal Maghreb, dal Portogallo, dalla Francia e da altri Paesi.
A titolo di paragone, l'Umbria, con una superficie quasi identica alla Corsica conta circa 820.000 abitanti ed il Molise, pur essendo montuoso ed esteso circa la metà della Corsica, ne conta circa 320.000.
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L'ultimo rilevamento della popolazione segnala poco più di 275.000 ad inizio 2005, anche questo dovuto in massima parte all'immigrazione (funzionari pubblici dalla Francia, oltre a pensionati e lavoratori extracomunitari), mentre si registra una sempre maggiore polarizzazione della popolazione verso le uniche due vere città dell'isola, Bastia ed Ajaccio, che con i rispettivi hinterland raccolgono ormai circa il 60% degli abitanti dell'intera Corsica (mentre nessuno degli altri centri arriva ai 10.000 abitanti).
Questo vuol dire che, al di fuori delle due capitali di distretto, il resto dell'isola è abitato da circa 110.000 persone (una densità media di circa 15 abitanti/kmq).
Il numero di Còrsi emigrati (a diaspura) si calcola in almeno un milione, includendo anche i discendenti degli emigrati che, da metà XIX secolo agli anni trenta del successivo, hanno lasciato in massa l'isola soprattutto verso la Francia, le sue colonie (in prevalenza Algeria,