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Giovanna di Castiglia
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Giovanna di Castiglia, nota come Giovanna la Pazza, (Toledo, 6 novembre 1479 - Tordesillas, 12 aprile 1555) fu la figlia di Ferdinando II, re di Aragona e Isabella I, regina di Castiglia e madre di Carlo di Gand, futuro imperatore del Sacro Romano Impero col nome di Carlo V.
Giovanna ebbe un'educazione severa e rigida, seguita da diversi precettori tra i quali il domenicano Andrés de Miranda e Beatriz Galindo, sempre sotto il controllo della madre Isabella che interveniva direttamente. Giovanna era una discepola attenta e diligente, apprese il latino giovanissima, ma dimostrava, al contempo un carattere forte, non sempre docile, spesso ribelle.
Politica matrimoniale
La politica matrimoniale di Ferdinando ed Isabella, Reyes Católicos come li aveva titolati nel 1494 papa Alessandro VI, il Borgia, sempre attenta ad intrecciare unioni convenienti agli interessi della casata sul piano internazionale, portò matrimoni molto prestigiosi ai cinque figli:
- Isabella (1470-1498) venne data in sposa a Alfonso di Portogallo, erede al trono della corona portoghese (in seconde nozze sposò poi Emanuele I re del Portogallo)
- Giovanni (1478-1497) l'erede al trono sposò la figlia dell'Imperatore Massimiliano I, Margherita d’Austria duchessa di Borgogna;
- Maria (1482-1517) sposò il vedovo della sorella Emanuele I di Portogallo
- Caterina (1485-1536) fu la sposa di Arturo d’Inghilterra e quando questo morì fu sposa poi ripudiata di suo cognato, Enrico VIII Tudor
- Per quanto riguarda Giovanna fu deciso che sarebbe diventata moglie del più ambito e affascinante principe d’Europa, il principe delle Fiandre Filippo d’Asburgo detto "Filippo il bello", secondo figlio dell'Imperatore Massimiliano I. Questa unione è considerata una delle decisioni di politica matrimoniale meglio riuscite nella storia europea: l'erede di Giovanna e di Filippo sarebbe divenuto possessore di un territorio vastissimo oltre che pretendente alla Corona imperiale.
La cronaca
Il viaggio per giungere alla nuova corte fu lungo e travagliato. Giovanna si separò dalla sua terra nell’agosto del 1496, quando il mare che bagna la costa cantabrica lo permise: il viaggio via terra attraversando la nemica Francia era impensabile. Il 21 ottobre 1496 furono celebrate le nozze.
La giovane coppia si insediò a Bruxelles dove Giovanna diede alla luce la prima figlia, Eleonora.
La prematura morte del fratello Giovanni di Castiglia, quella a distanza di un anno della sorella Isabella regina di Portogallo e del suo erede Miguel avvenuta nel 1500 pochi mesi dopo la nascita di Carlo, secondo figlio di Giovanna, fecero sì che Giovanna divenisse l'erede al trono di Castiglia.
Se sotto l'aspetto politico il matrimonio era stato un successo diplomatico le cose erano andate diversamente sotto l'aspetto coniugale per i tradimenti del marito, che scatenavano drammatiche scene di gelosia. Nel novembre del 1504, alla morte della madre, si aprì il problema della successione che per Giovanna ebbe sviluppi drammatici. Il tutto fu complicato dalla successiva morte del marito Filippo e da una presunta follia di Giovanna causata dal dolore per la sua scomparsa.
Il tema centrale della storia di Giovanna fu dunque la sua follia.
Un'altra storia
Quella era la versione ufficiale puntigliosamente
proclamata e diffusa dal padre Ferdinando, poi
convenientemente accettata dal figlio
Carlo di Gand.
Dagli atti ufficiali risulta evidente la volontà non
di attenuare o porre nella penombra di una pietosa
riservatezza, come è accaduto in altri casi storici dove
una follia conclamata è esplosa, ma di esaltare
enfatizzandolo e sbandierandolo uno stato mentale
demenziale che nessun medico contemporaneo ha potuto
esaminare e che nessun annalista, scrittore o testimone
esterno alla corte ha dichiarato: c’è solo la parola del
Potere, un potere ottuso ed avido.
Occorre verificare, a questo punto, a chi giovava la
follia di Giovanna.
Bergenroth, Hillebrand
Le ricerche di
Gustav Adolf Bergenroth e gli studi di
Karl Hillebrand gettano nuova luce su un fatto
storico frettolosamente archiviato sotto la voce pazzia.
Fatto che ha visto vittima non solo una
Regina ma anzitutto una donna sacrificata, secondo
questi studiosi, non alla ragion di stato bensì all’egoismo
personale e politico di un padre prima, di un figlio
poi, con un breve intermezzo coniugale in cui un marito
colpiva negli affetti e nella femminilità una donna, la
cui vera colpa era di essere Regina ed avere espresso
fin dalla fanciullezza un anticonformismo religioso
inconsueto per i tempi.
Questo atteggiamento le aveva scatenato contro il
bigottismo, anche violento, della madre
Isabella Regina di Castiglia, e la parte più retriva
della gerarchia clericale, in un’epoca in cui il priore
del Convento di Santa Cruz di
Segovia,
Tomás de Torquemada, e la sua
Santa Inquisizione imperavano sotto la spinta di
Isabella e di
Ferdinando di Aragona, che ne facevano strumento di
costruzione di una unità nazionale ancora incompiuta e
di consenso alla propria politica.
Lo studioso tedesco Bergenroth, nella seconda metà
dell'Ottocento,
con un lavoro da certosino e con spirito investigativo
minuzioso ha scavato negli archivi di
Simancas riuscendo ad aprire quegli armadi segreti
che per più di quattro secoli avevano celato documenti
che avrebbero dato un corso diverso alla storia di
Giovanna di Castiglia. Quei documenti furono messi a
disposizione della comunità storica con la loro
pubblicazione nel Calendar of letters, despaches and
State papers relating to negotiations between England
and Spain,
1868.
Si dischiuse, così, un nuovo scenario storico che ha portato Hillebrand al riesame del caso ed a conclusioni che divergono dalla versione ufficiale, che oggi diremmo di regime, ricostruendo, sulla base dei nuovi ritrovamenti documentali, la vicenda storica ed umana di Giovanna di Castiglia[1].
La storiografia, tuttavia, non ha approfondito questo tema ritenendolo trascurabile nel gioco della grande storia, mentre sarebbe auspicabile che lo facesse per eliminare dubbi in un senso o nell'altro sciogliendo così quello che per alcuni rimane un enigma.
Lo scenario
Con il matrimonio tra Ferdinando di Aragona ed
Isabella di Castiglia non si era creata una
Spagna unita nel senso moderno di stato unitario, l’Aragona
e la
Castiglia erano rimaste due Corone autonome
sottoposte alle proprie leggi ed Isabella rimaneva la
Reina proprietaria di quest’ultima, atteso che
vigeva il sistema politico del cosiddetto stato
patrimoniale. La conseguenza era che gli affari
relativi alle due Corone venivano trattati non
nell’interesse dell’intera Spagna ma come se fossero
l’uno un problema esclusivamente castigliano e l’altro
un problema aragonese e cioè li si affrontò come se
l’unione fra le due corone non fosse mai avvenuta[2].
Ferdinando aveva acquisito con il matrimonio la
Corona di Castiglia, ma con poteri più limitati di
quelli della moglie Isabella che rimaneva la Reina
proprietaria.
Nel
1504 Isabella confermò questo principio stabilendo,
nel testamento, che alla propria morte Ferdinando doveva
restituire la Corona di Castiglia a Giovanna propria
erede diretta. Questo è il punto: in una situazione
normale Giovanna sarebbe diventata, naturalmente
Reina proprietaria di Castiglia vanificando, così,
le ambizioni del padre e del suo disegno politico. Su
questo palcoscenico si svolse la tragedia di Giovanna.
Giovanna ed Isabella
Giovanna fin dalla fanciullezza dimostrò un carattere
non convenzionale ed anticonformista, in un ambiente
tetro, retrivo e storicamente difficile per la
Reconquista ed in cui la religione veniva usata
come catalizzatrice di una unità nazionale da costruire
ed eventualmente da imporre con metodi più violenti
della ragion di stato.
Se una volta ultimata la Reconquista con la
sconfitta definitiva di
Boabdil, ultimo re moro di
Granada,
2 gennaio
1492, e con l'ingresso ufficiale dei Re Cattolici in
Granada,
6 gennaio
1492 la situazione politica interna era tranquilla
sotto l'aspetto militare era tuttavia meno stabile sotto
l'aspetto politico e socioreligioso. Sotto l'aspetto
politico perché si era nella fase di consolidamento del
potere reale, teso alla costruzione di una unità
nazionale ancora non raggiunta; sotto l'aspetto
socioreligioso perché incombeva il problema dei moros,
degli
ebrei e delle
eresie, problema risolto drammaticamente con
l'espulsione delle comunità giudee e dei moros e
con le conversioni forzate, sotto il controllo e
l'impulso della
Santa Inquisizione che si dimostrò peraltro
particolarmente efficace contro le eresie, stanti i
metodi usati.
Giovanna era intollerante, forse giovanilmente
ribelle, non accettava la
confessione ed aveva orrore dei metodi dell’Inquisizione
istituita dai genitori, suscitando reale scandalo nella
madre, che la sottoponeva ad una disciplina sempre più
rigida con punizioni anche corporali.
Il suo anticonformismo, la sua diffidenza nei
confronti della
religione e dei suoi metodi si rivelarono una
miscela esplosiva sapientemente utilizzata da chi aveva
interessi contrapposti e temeva per il Potere in
generale e per il proprio in particolare.
Giovanna e Filippo d'Asburgo
È facile comprendere che Giovanna, fanciulla diciassettenne, vivesse il matrimonio con Filippo il Bello come un atto liberatorio, specialmente entrando in una corte tanto brillante e sfarzosa quanto tenebrosa e sinistra era quella di origine, ed, oltretutto, sviluppando un forte sentimento d'amore verso lo sposo, sentimento che si accorgerà ben presto non essere ricambiato.
Giovanna manifestò subito anche nella nuova casa il proprio temperamento poco ortodosso verso la religione, e poco dopo sviluppò un forte risentimento ed una grande gelosia verso il marito che la tradiva continuamente e platealmente.
Le reazioni di Giovanna aumentarono il disappunto di Isabella, opportunamente informata dal frate Tommaso di Matienzo che aveva inviato dalla figlia per recuperarla alla religione. Agli occhi della madre Giovanna appariva quasi eretica e pertanto non poteva essere nel pieno delle sue facoltà mentali. Questa situazione conflittuale faceva il gioco di Ferdinando che non voleva perdere la Corona di Castiglia a favore della figlia e del genero, ma anche di quei circoli religiosi che temevano con orrore l’intolleranza di Giovanna verso la religione, verso l’Inquisizione e verso i suoi feroci metodi. Filippo d’altra parte voleva gestire da solo il regno che la moglie avrebbe ereditato e che una opportuna demenza della stessa gli avrebbe consentito.
Per molto meno aleggiava l’accusa di eresia e si finiva a quel rogo che veniva usato come strumento di repressione del diverso e del dissenso ed ancor più come monito per le genti.
Forse è in ragione di ciò che Isabella nominò nel suo testamento Ferdinando reggente incondizionato della Corona di Castiglia.
La successione
Alla morte di Isabella,
26 novembre
1504, Ferdinando assunse immediatamente la reggenza
facendola acclamare dalle Cortes a
Toro. Fu immediata la protesta del genero Filippo
che non voleva perdere la Castiglia ed era pronto allo
scontro armato, scontro che venne, tuttavia, evitato
dall’arte
diplomatica di Ferdinando. Si arrivò così
all’accordo di
Villafáfila in base al quale Ferdinando cedeva la
Castiglia a Filippo, convenendo con un secondo trattato
l’esclusione di Giovanna dal governo a causa del suo
presunto stato mentale alienato ma, subito dopo,
dichiarò di avere subìto un’estorsione da parte del
genero, che accusò di tenere prigioniera Giovanna, e
smentì il trattato appena firmato, affermando che
Giovanna doveva mantenere i propri diritti di Reina
proprietaria della Castiglia.
In questa controversia appare evidente la
contraddizione tra la prima dichiarazione di incapacità
della figlia e la successiva affermazione dei diritti
regali della stessa: una volta folle, un’altra savia.
Sopravvenne provvidenziale la morte di Filippo,
25 settembre
1506, su cui si sospettò non fosse estranea la mano
di Ferdinando, e Giovanna divenne una ambitissima
vedova, erede di una prestigiosa Corona.
Qui cominciò la tragedia di Giovanna di Castiglia: il
padre Ferdinando, reggente, scrisse a tutte le Corti
lamentando la demenza della figlia causata
dall’improvvisa morte dell'amato sposo. Nacque la
leggenda, opportunamente esaltata e diffusa, degli
strani comportamenti di Giovanna, vedova inconsolabile,
verso il feretro del marito, comportamenti di cui non vi
è documentazione o testimonianza che non provenga dagli
ambienti di corte.
Pietro Martire nelle sue lettere del
1506/1507
parla di stranezza di Giovanna ma non di follia.
La prigionia
Dalla morte del marito,
1506, e fino al
1520 Giovanna venne confinata, per ordine del padre,
nel Castello di
Tordesillas, completamente isolata dal mondo
esterno, e vi rimase anche quando morto il padre
Ferdinando,
23 gennaio
1516 a
Madrigalejo, la Spagna, ormai unita, passò al figlio
Carlo di Gand.
Il
4 novembre
1517 Carlo, che non vedeva la madre da dieci anni,
essendo stato allevato nelle
Fiandre dalla zia Margherita, visitò la madre, di
cui non ricordava le sembianze e di cui aveva solo
sentito descrivere la follia. L’incontro, peraltro, era
dettato dalla necessità di ottenere la legittimazione
alla assunzione del potere, ma la situazione per
Giovanna non cambiò.
Carlo di Gand temeva le idee poco convenzionali
della madre specie per quanto riguarda la religione. Un
governo della madre avrebbe avuto effetti dirompenti su
quegli interessi del clero e della nobiltà che si erano
consolidati negli anni della reggenza di Ferdinando.
Avrebbe altresì escluso dalla gestione della corona lui
e l’entourage fiammingo di cui era circondato e che si
stava arricchendo enormemente alle sue spalle.
Una incapacità mentale di Giovanna faceva comodo a
molti ed ovviamente gli interessati ne erano
consapevoli. Carlo continuò la politica del nonno
lasciando la madre nella stessa condizione in cui
l’aveva trovata: prigioniera nel tetro palazzo di
Tordesillas, pomposamente chiamato castello.
Egli sacrificò risolutamente la madre alla sua
missione, come Filippo aveva sacrificato la moglie alla
sua avarizia, come Ferdinando aveva immolato la figlia
ai suoi piani poltici[3]
Il Marchese di Denia
Carlo pose a custodia di Giovanna il marchese di
Denia, don
Bernardino de Sandoval y Royas che si dimostrò un
feroce aguzzino non migliore del suo predessore
Ferrer, che, peraltro, dichiarava di non avere mai
sottoposto la Regina alla cuerda[4]
se non per ordine del padre Ferdinando.
La prigionia di Giovanna, Regina di Castiglia, a
Tordesillas fu estremamente dura, per quanto
coerente con i tempi, e resa ancora più dura sia dal
rigoroso isolamento a cui fu sottoposta sia dai
tentativi di costringerla a pratiche religiose, come la
confessione, che Essa ostinatamente rifiutava.
Il marchese di Denia manifestò uno zelo esemplare
nella sua funzione di carceriere-aguzzino, come dimostra
la corrispondenza intrattenuta con Carlo nella quale a
volte gli ricordava che prima dei sentimenti filiali
dovevano venire gli interessi politici: a volte
suggeriva di applicare alla Regina la tortura perché
questa sarebbe stata utile alla sua salvezza e
certamente avrebbe reso un servizio a
Dio e spesso gli ricordava che egli agiva nel suo
esclusivo interesse.
Sostituiva quei frati che messi vicino alla Regina nel
tentativo di convertirla ne divenivano, invece,
amici e difensori, come accaddé per frate
Juan di Avila. Di tutto veniva sempre informato il
figlio Carlo, che temeva una Giovanna libera e popolare
che potesse infiammare il serpeggiante sentimento
popolare antifiammingo mettendo in pericolo il suo
potere.
La Rivolta dei Comuneros
Da tempo covava in Castiglia un forte risentimento
contro Carlo ed i fiamminghi del suo seguito per la
rapacità con cui esercitavano il potere e per averne
monopolizzato quasi tutte le leve. A ciò si aggiungeva
il fatto che Carlo si sarebbe dovuto allontanare per
cingere la corona imperiale cui era pervenuto dopo la
morte del nonno
Massimiliano in seguito a una confusa serie di
intrighi ed immense somme di danaro spese per comprare i
voti necessari all’elezione. In effetti Carlo partì il
20 maggio
1520 lasciando come suo reggente l’odiato fiammingo
Adriano di Utrecht, futuro papa
Adriano IV.
Alla fine del maggio
1520 scoppiò la cosiddetta rivolta dei
Comuneros, con carattere prevalentemente
antifiammingo, a capo della quale emerse
Juan de Padilla. Nell’agosto dello stesso anno i
rivoltosi occuparono Tordesillas, allontanarono il Denia
liberando Giovanna, convinti del suo buono stato mentale
e cercando di farla a passare dalla loro parte. Giovanna
ricevette diverse volte i rappresentanti degli insorti
ma non accettò mai di porsi in contrasto con il figlio
mettendosi dalla loro parte anche se la avevano
liberata: rifiutò sempre di firmare qualsiasi documento
che legittimasse la loro azione.
È in questa situazione che dimostrò con il suo
comportamento di non essere folle preservando gli
interessi del figlio. Lo stesso
Adriano di Utrecht, che era stato fatto
Vescovo di
Tolosa, comunicava a Carlo che tutti testimoniavano
della sanità mentale di Giovanna precisandogli anche
quanto si affermava ……vostra altezza ha usurpato il
titolo reale e ha tenuto prigioniera a forza la regina,
che è del tutto assennata, sotto il pretesto che è
folle…[5].
La rivolta venne repressa con la battaglia finale di Villalar, il 23 aprile 1521 ed i suoi capi furono giustiziati.
L'epilogo
Dopo il fallimento della rivolta dei comuneros
vi fu una sorta di restaurazione: prevalse la grande
nobiltà, trionfò l’ortodossia religiosa più conformista,
Giovanna fu ricacciata in una seconda prigionia, ancora
più dura e crudele delle precedenti, sotto la custodia
del Denia, richiamato per l'occasione, ancora più ostile
e livido per le vessazioni subite durante la rivolta.
Lentamente dopo una serie infinita di piccole e
grandi angherie fu ridotta ad uno stato bestiale da cui
la liberò la morte, il
12 aprile
1555, dopo avere rifiutato per l'ennesima volta la
confessione, morì assistita da
Francisco de Borja che testimoniò la sua lucidità.
Forse mai donna ha subito ciò che ha sofferto
Giovanna, per giunta Regina di
Castiglia y Leon: tradita come Regina, tradita come
figlia, tradita come donna, tradita come madre, con
l'unica colpa di essere nata nell'epoca sbagliata,
un'epoca dove il dissenso poteva essere sinonimo di
follia, un'epoca dove atteggiamenti non ortodossi o
anche caratteriali potevano portare al rogo. Di certo
c'è che non esistono documenti terzi che attestino la
demenza, perché di questo si tratta, di Giovanna.
Giovanna venerava il padre di cui fu vittima, ma egli ravvisava in lei pensieri non abbastanza ortodossi, e non abbastanza disposti a seguirlo nella prediletta politica di Inquisizione e di roghi[6].
Giovanna di Castiglia passò alla storia con il soprannome di Pazza, un epiteto dai risvolti ingiuriosi, e forse alla fine lo diventò dopo oltre quaranta anni di prigionia durissima, quasi ininterrotta, a cui l'aveva sottoposta la follia di un'epoca. Dimostrò, tuttavia, fino all'ultimo una fermezza ed un forza morale che neanche una prigionia dura, spietata e senza alcun privilegio per la sua posizione regale era riuscita a piegare. Il figlio Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero abdicherà pochi mesi dopo e morirà nel Monasterio de Yuste, (Cáceres), il 21 settembre 1558.
Giovanna, Regina proprietaria di Castiglia e di León, di Galizia, di Granada, di Siviglia, di Murcia e Jaén, di Gibilterra, delle Isole Canarie, delle Indie Occidentali, di Aragona, di Navarra, di Napoli e Sicilia, contessa di Barcellona e signora di Vizcaya, no estaba loca, sino que fue victima de las circustancias politicas de la epoca[7].
La progenie
Dal matrimonio con Filippo nacquero 6 figli:
- Eleonora (15 novembre 1498 - 18 febbraio 1558), sposò Emanuele I re del Portogallo, e divenne regina del Portogallo (1469-1521) sposò succesivamente Francesco I di Francia;
- Carlo V d'Asburgo (24 febbraio 1500 - 21 settembre 1558), sposò Isabella di Portogallo;
- Isabella (18 luglio 1501 - 19 gennaio 1526), sposò Cristiano II, regina di Danimarca (1481-1559)
- Ferdinando (10 marzo 1503 - 25 luglio 1564), sposò Anna Jagellona;
- Maria (17 settembre 1505 - 18 ottobre 1558), sposò Luigi II, re di Boemia e Ungheria (1506-1526)
- Caterina (14 gennaio 1507 - 12 febbraio 1578), sposò Giovanni III, re del Portogallo (1502-1557)
Note
- 1^ Hillebrand K. - Un enigma della storia. Traduzione Calapso Jole.
- 2^ Elliott H. J. - La Spagna Imperiale. 1469-1716.
- 3^ Hillebrand K. - Un enigma della storia
- 4^ La cuerda consisteva nell'appendere una persona per i polsi dopo averle legato dei pesi ai piedi.
- 5^ Hillebrand K. - Un enigma della storia
- 6^ La Lumia I. - La Sicilia sotto Carlo V Imperatore.
- 7^ Belli G. - El pergamino de la seducion, 2005.
Bibliografia
- Belli G. - El pergamino de la seducion - Nicaragua, Anamaediciones, 2005.
- Elliott H. J. - La Spagna imperiale. 1469-1716 - Bologna, Il Mulino, 1982.
- Cepeda Adan J. - En torno al concepto del Estado en los Reyes Católicos - Madrid, 1956.
- Ferri G. - Giovanna la pazza - Milano, Mondadori, 1997.
- Gonzalez Herrera E. - Tragedia de la reina Juana - Valladolid, Marin, 1992.
- Gutierrez Nieto J. I. - Las comunidades como movimento antiseñoral - Barcelona, 1973.
- Hillebrand K. - Un enigma della storia - Palermo, Sellerio, 1986.
- Perez J. - La révolution des Comunitades de Castille - Bordeaux, 1970.
- Brouwer, Johann: Johanna die Wahnsinnige.
- Leitner, Thea: Habsburgs goldene Bräute.
Cinematografia
La vita di Giovanna di Castiglia è stata rappresentata in alcune produzioni cinematografiche:
- Giovanna la pazza, 1910, regia di Mario Ceserini.
- Giovanna la pazza (Locura de amor), 1948, regia di Juan de Orduña.
- Juana la Loca, 2001, coproduzione italiana, spagnola e portoghese, regia di Vicente Arada.
Voci correlate
- Alessandro VI
- Adriano VI
- Carlo il Temerario
- Carlo V
- Ferdinando II di Aragona
- Filippo II di Spagna
- Francesco I di Francia
- Isabella I di Castiglia
- Martin Lutero
- Reconquista
- Santa Inquisizione
- Tomás de Torquemada
|
Predecessori: Isabella I e Ferdinando II |
Regina di Castiglia |
Successore: Carlo V del Sacro Romano Impero |
| Re di Aragona |
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