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Glicolisi

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La glicolìsi è un processo metabolico mediante il quale, in condizioni anaerobiche, una molecola di glucosio viene scissa in due molecole di piruvato per generare molecole ad alta energia, come ATP e NADH. Il termine deriva dal greco antico, "γλυκύς" (glykýs) che significa "dolce" e "λύσις" (lýsis) che significa "scissione".

La glicolisi è il mezzo per ottenere energia più sfruttato in natura, soprattutto grazie alla sua anaerobiosicità, sebbene non sia il più efficiente. Probabilmente esso si sviluppò con i primi procarioti circa 3,5 miliardi di anni fa.

In una prima fase del processo, composta da cinque passaggi, viene consumata energia per preparare dal glucosio molecole di glucosio a più alta energia (gliceraldeide-3-fosfato), che verranno trasformate nella fase successiva, composta di altri cinque passaggi, in molecole nettamente meno energetiche (piruvato), con produzione di energia superiore a quella consumata nella prima fase. Il processo nel suo insieme è quindi di tipo catabolico, cioè in cui molecole più complesse ed energetiche vengono trasformate in altre più semplici e meno energetiche, con produzione di energia.

Le reazioni che compongono la glicolisi, ciascuna catalizzata da uno specifico enzima, avvengono nel citoplasma delle cellule; solo in alcuni protozoi avvengono in un organulo apposito, chiamato glicosoma.

La glicolisi è detta anche via di Embden-Meyerhof-Parnas, dai nomi di Gustav Embden, Otto Meyerhof e Jakub Parnas, i tre biochimici che maggiormente contribuirono a chiarirne il meccanismo.

Indice

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Cenni generali

Il processo glicolitico visto nel suo insieme
Il processo glicolitico visto nel suo insieme

La reazione completa della glicolisi è la seguente.

Glucosio + 2 NAD+ + 2 ADP + 2 Pi → 2 NADH + 2 piruvato + 2 ATP + 2 H2O + 2 H+

In tutti gli organismi che non prevedono ulteriori degradazioni del piruvato, il processo ha una resa energetica di due molecole di ATP per ogni molecola di glucosio (Glc) o per qualsiasi altro zucchero esoso degradabile da questa via metabolica. Il catabolismo glucidico degli organismi che svolgono comunemente le fermentazioni, come i lieviti, dunque, si ferma al piruvato (che solitamente viene interconvertito in altre forme senza che ciò comporti ulteriori guadagni energetici).

Per gli organismi superiori, come ad esempio i mammiferi, la glicolisi è invece solo il primo passaggio della degradazione degli zuccheri. Le due molecole di ATP da essa ottenute sono solo una piccola parte del totale delle molecole di ATP ottenibili a partire da una molecola di glucosio, che possono arrivare fino a 36/38. Le cellule in grado di svolgere i successivi pathway aerobici (come il ciclo di Krebs), dunque, sono in grado di processare il piruvato, ossidandolo fino ad ottenere anidride carbonica ed acqua. Anche in questi organismi, in ogni caso, la glicolisi può diventare l'unico pathway, senza che il piruvato sia ulteriormente ossidato. Ciò può avvenire in caso di sforzo intenso (soprattutto nei tessuti energeticamente più esigenti, come i muscoli): in questo caso, il piruvato viene convertito ad acido lattico per riconvertire il NADH a NAD+ e bilanciarne le concentrazioni cellulari.

La glicolisi può essere suddivisa in due fasi: la prima fase è detta fase preparatoria, la seconda è la fase di recupero dell'energia.

Fase preparatoria

Nella fase preparatoria, il glucosio viene fosforilato a glucosio-6-fosfato ed infine scisso in due molecole di gliceraldeide-3-fosfato; ciò avviene attraverso l'utilizzo di due molecole di ATP. I primi cinque passaggi della via metabolica, dunque, comportano un consumo netto di energia.


 

Step Substrato Enzima Classe dell'enzima Descrizione
1 Glucosio Glc Esochinasi HK Transferasi Questo step utilizza ATP per fosforilare il glucosio. Questa reazione presenta una ΔG molto bassa: per questo motivo, la reazione è irreversibile.
2 Glucosio-6-fosfato G6P Fosfoglucosio isomerasi PGI Isomerasi Il cambiamento di struttura è ottenuto attraverso una reazione redox, nella quale l'aldeide viene ridotta ad alcol ed il carbonio adiacente è ossidato a diventare un chetone. Sebbene la reazione non abbia una ΔG molto favorevole, è molto efficiente a causa delle basse concentrazioni di fruttosio-6-fosfato, metabolizzato molto velocemente nello step seguente (questo fenomeno è comprensibile per la legge di azione di massa).
3 Fruttosio-6-fosfato F6P Fosfofruttochinasi PFK-1 Transferasi In questo step c'è nuovamente dispendio di energia attraverso un'altra molecola di ATP. Tale spesa può essere giustificata in due modi: il processo glicolitico da qui in poi è irreversibile e l'energia fornita al glucide lo destabilizza.
4 Fruttosio 1,6-bisfosfato F1,6BP Aldolasi ALDO Liasi La molecola, destabilizzata dalla precedente reazione, è passibile di scissione da parte dell'aldolasi in due molecole glucidiche da tre atomi di carbonio: diidrossiacetone fosfato e gliceraldeide 3-fosfato.
5 Diidrossiacetone fosfato DHAP Trioso fosfato isomerasi TPI Isomerasi La trioso fosfato isomerasi converte rapidamente il DHAP in gliceraldeide 3-fosfato.

Fase di recupero dell'energia

Nella seconda fase, quella di recupero dell'energia, le due molecole di gliceraldeide-3-fosfato vengono trasformate in due molecole di piruvato con conseguente produzione di quattro molecole di ATP e due di NADH (per riduzione del NAD+), le quali permettono di rigenerare anche il pool di molecole riducenti presenti nella cellula. Questa seconda fase, dunque, vede un recupero di energia, che porta l'intero pathway glicolitico ad un guadagno netto di energia.

Step Substrato Enzima Classe dell'enzima Descrizione
6 Gliceraldeide 3-fosfato GADP Gliceraldeide 3-fosfato deidrogenasi GAP Ossidoreduttasi I triosi sono ossidati (attraverso il prelievo di un idrogeno) e addizionati di un fosfato inorganico. L'idrogeno viene utilizzato per ridurre due molecole di NAD+, che diventano NADH + H+.
7 1,3-bisfosfoglicerato 1,3BPG Fosfoglicerato chinasi PGK Transferasi La reazione media la conversione di ADP ad ATP, attraverso il trasferimento enzimatico di un gruppo fosfato presente sul glucide. È un esempio di fosforilazione a livello del substrato.
8 3-fosfoglicerato 3PG Fosfoglicerato mutasi PGAM Isomerasi  
9 2-fosfoglicerato 2PG Enolasi ENO Liasi  
10 Fosfoenolpiruvato PEP Piruvato chinasi PK Transferasi Si tratta di un altro esempio di fosforilazione a livello del substrato, che converte una molecola di ADP in una di ATP, formando piruvato (Pyr).

Risultato netto della glicolisi

La produzione finale del piruvato è necessaria per il ciclo di Krebs (detto anche ciclo degli acidi tricarbossilici), dove vengono prodotti i coenzimi ridotti (NAD ridotto e FAD ridotto) che, riossidandosi nella catena respiratoria, produrranno molecole di ATP.

Il guadagno complessivo della glicolisi risulta essere, pertanto, di due molecole di ATP e due di NADH, come indica la già citata reazione complessiva:

Glucosio + 2 NAD+ + 2 ADP + 2 Pi → 2 NADH + 2 piruvato + 2 ATP + 2 H2O + 2 H+

Tappe della glicolisi

I dieci enzimi della glicolisi
I dieci enzimi della glicolisi

Prima parte (Fase preparatoria)

La prima parte della glicolisi consiste anzitutto nella conversione del glucosio in fruttosio 1,6-bisfosfato: tale conversione genera di fatto un intrappolamento della molecola glucidica nella cellula (il fosfato carica infatti la molecola, impedendole di attraversare la membrana cellulare). Il fruttosio 1,6-bisfosfato, oltre ad essere una molecola carica, è anche facilmente scindibile in due molecole più piccole da tre atomi di carbonio: queste due molecole saranno i substrati della seconda fase della via metabolica. I passaggi enzimatici della prima fase sono di seguito riportati.

Reazione 1: esochinasi

Per approfondire, vedi la voce Esochinasi.
ΔG'°=-16,7 kJ/mole
ΔG'°=-16,7 kJ/mole
La esochinasi in conformazione aperta, con la tasca di reazione evidenziata (a sinistra), ed in conformazione chiusa, con il glucosio all'interno (a destra)
La esochinasi in conformazione aperta, con la tasca di reazione evidenziata (a sinistra), ed in conformazione chiusa, con il glucosio all'interno (a destra)

Il glucosio intracellulare viene fosforilato per azione dell'enzima esochinasi e trasformato in glucosio-6-fosfato con consumo di una molecola di ATP. Questo step è uno dei tre passaggi chiave dell'intero pathway, dal momento che la molecola di glucosio fosforilato, oltre a non poter più uscire dalla membrana cellulare, si destabilizza, diventando più prona a proseguire la via catabolica.

La esochinasi è un enzima la cui attività dipende dalla presenza di ioni magnesio. Uno ione magnesio bivalente è presente nel sito attivo dell'enzima ed agisce formando un complesso ternario esochinasi-ATP-Mg2+. Ma a differenza di altri enzimi specifici questo ha un'affinità anche per altri zuccheri, come il mannosio (la sua Km è di circa 10-6).

Il glucosio-6-fosfato intracellulare può avere differenti destini. Infatti, nel fegato e nei muscoli può prendere la via della glicogenosintesi per sintetizzare glicogeno, rispettivamente epatico e muscolare. Inoltre circa il 3% del glucosio intracellulare viene ossidato nella via dei pentoso-fosfati che è principalmente preposta alla sintesi del NADPH (NAD-fosfato-ridotto) ed alla sintesi del ribosio-5-fosfato. Il NADPH viene utilizzato dalla cellula per i propri processi biosintetici; il ribosio-5-fosfato viene utilizzato per la sintesi di tutti i nucleotidi.

Reazione 2: fosfoglucosio isomerasi

Per approfondire, vedi la voce Fosfoglucosio isomerasi.
ΔG'°=+1,7 kJ/mole
ΔG'°=+1,7 kJ/mole
Il passaggio successivo della glicolisi consiste nella isomerizzazione del glucosio-6-fosfato a fruttosio-6-fosfato. L'enzima fosfoglucosio isomerasi (o fosfoglucoisomerasi), anch'esso Mg-dipendente, catalizza questa reazione di conversione di un glucide aldoso in un chetoso.

Tale reazione, in realtà, richiede più passaggi intermedi di quanti si possano immaginare: l'enzima è infatti in grado di aprire la struttura ciclica del glucosio (anello a sei atomi di carbonio), isomerizzare la molecola e richiuderla nella struttura ciclica del fruttosio (anello a cinque atomi).

L'enzima fosfoglucosio isomerasi
L'enzima fosfoglucosio isomerasi

Reazione 3: fosfofruttochinasi

Per approfondire, vedi la voce Fosfofruttochinasi.
ΔG'°=-14,2 kJ/mole
ΔG'°=-14,2 kJ/mole
In seguito all'isomerizzazione, il fruttosio 6-fosfato viene sottoposto ad un'altra fosforilazione. L'enzima fosfofruttochinasi1 catalizza tale reazione fino alla produzione di fruttosio-1,6-bisfosfato[1], trasferendo un fosfato dall'ATP alla posizione 1 della molecola di fruttosio.

Anche questa reazione, a causa dell'idrolisi di ATP, non è reversibile. La fosfofruttochinasi è un enzima allosterico. Esso può essere inibito dall'ATP, dal citrato e dal suo prodotto, il fruttosio-1,6-bifosfato. Viene invece attivato dall'ADP, dall'AMP e dal fruttosio-2,6-bisfosfato. Quest'ultima molecola viene ottenuta per fosforilazione del fruttosio-6-fosfato ad opera di un'altra fosfofruttochinasi, la fosfofruttochinasi di tipo 2.
Proprio a causa di questa finissima regolazione, anche il terzo step della glicolisi è uno dei tre passaggi chiave dell'intera via metabolica.

L'enzima fosfofruttochinasi batterico è più piccolo dell'omologo eucariotico. Evidenziati i siti presso cui legano AMP/ADP/ATP (in rosso o con un asterisco) e quelli di legame del fruttosio 6-fosfato
L'enzima fosfofruttochinasi batterico è più piccolo dell'omologo eucariotico. Evidenziati i siti presso cui legano AMP/ADP/ATP (in rosso o con un asterisco) e quelli di legame del fruttosio 6-fosfato

Reazione 4: aldolasi

Per approfondire, vedi la voce Aldolasi.
ΔG'°=+23,8 kJ/mole
ΔG'°=+23,8 kJ/mole
Il fruttosio-1,6-bisfosfato prodotto dal precedente step è, di fatto, la versione attivata vera e propria del glucosio, quindi la glicolisi può avviare la degradazione vera e propria, producendo due triosi aventi un fosfato ciascuno.

La quarta reazione della glicolisi, catalizzata dall'enzima aldolasi, consiste dunque nella scissione del fruttosio-1,6-bisfosfato in diidrossiacetone fosfato e gliceraldeide-3-fosfato.

L'enzima aldolasi
L'enzima aldolasi

Reazione 5: trioso fosfato isomerasi

Per approfondire, vedi la voce Trioso fosfato isomerasi.
ΔG'°=+7,5 kJ/mole
ΔG'°=+7,5 kJ/mole
L'aldolasi ha scisso l'esoso in due triosi diversi: dal momento che seguire due vie metaboliche differenti per entrambi le molecole ottenute sarebbe energeticamente molto dispendioso, l'evoluzione del pathway glicolitico ha selezionato un enzima in grado di rendere uniforme la successiva degradazione dei due triosi. La trioso fosfato isomerasi è infatti l'enzima deputato a convertire il diidrossiacetone fosfato in gliceraldeide-3-fosfato, il substrato unico del successivo step.

L'enzima è infatti in grado di prelevare un H+ da un atomo di carbonio, spostandolo su un altro vicino: in questo modo il trioso passa dalla forma chetonica a quella aldeidica.

Il ΔG di reazione, in realtà, è spostato verso la formazione di diidrossiacetone fosfato ma, per la legge di azione di massa, l'equilibrio della reazione è spostato verso destra, dal momento che la concentrazione cellulare di gliceraldeide-3-fosfato è molto bassa (le percentuali risultanti sono 96% di DHAP, 4% di GRP). La gliceraldeide-3-fosfato, infatti, viene velocemente metabolizzata dallo step successivo della via metabolica.

L'enzima trioso fosfato isomerasi
L'enzima trioso fosfato isomerasi

Seconda parte (Fase di recupero dell'energia)

Gli step precedenti della glicolisi hanno prodotto due molecole di gliceraldeide-3-fosfato, ma non hanno ancora ricavato alcun tipo di energia dal processo. Al contrario, fino ad ora sono state spese due molecole di ATP. Le reazioni della seconda fase permettono alla cellula di ricavare energia dalla degradazione della gliceraldeide-3-fosfato.

Reazione 6: gliceraldeide-3-fosfato deidrogenasi

Per approfondire, vedi la voce Gliceraldeide-3-fosfato deidrogenasi.
ΔG'°=+6,3 kJ/mole
ΔG'°=+6,3 kJ/mole
La gliceraldeide-3-fosfato viene convertita in 1,3-bisfosfoglicerato dalla gliceraldeide-3-fosfato deidrogenasi.

Tale reazione consiste nella somma di due processi: l'ossidazione dell'aldeide ad acido carbossilico mediata dal coenzima NAD+ (che si riduce a NADH) e la fosforilazione, (cioè l'attacco di un gruppo fosfato) al gruppo carbossilico. La prima reazione è abbastanza favorita dal punto di vista termodinamico (ΔG°´ di circa -50 kJ mol-1), mentre la seconda è sfavorita, essendo il suo ΔG°´ di segno opposto. Se queste due reazioni avvenissero in semplice sequenza, la seconda avrebbe una energia di attivazione talmente alta da renderla di fatto impossibile. Queste due reazioni, in realtà, vengono accoppiate attraverso l'enzima gliceraldeide-3-fosfato deidrogenasi, che rende dunque la fosforilazione effettivamente possibile.

Il potenziale di ossidazione viene conservato sotto forma di potenziale riducente presente sul NADH, il quale cederà i suoi elettroni alla catena respiratoria per la produzione di molecole di ATP. L'1,3-bifosfoglicerato è un composto ad altissima energia con un ΔG di idrolisi di circa -49,4 KJ/mole.

L'enzima gliceraldeide-3-fosfato deidrogenasi: in viola è evidenziata una molecola di NAD+, in rosso e giallo un cluster ferro-zolfo
L'enzima gliceraldeide-3-fosfato deidrogenasi: in viola è evidenziata una molecola di NAD+, in rosso e giallo un cluster ferro-zolfo

Reazione 7: fosfoglicerato chinasi

Per approfondire, vedi la voce Fosfoglicerato chinasi.
ΔG'°=-18,5 kJ/mole
ΔG'°=-18,5 kJ/mole
La settima tappa della glicolisi consiste nell'inizio della vera e propria fase di recupero, che consiste nella produzione di ATP. Attraverso l'enzima fosfoglicerato chinasi, infatti, l'1,3-bisfosfoglicerato cede un gruppo fosfato ad un ADP, che così viene ricaricato ad ATP. Questo genere di produzione di ATP è definita fosforilazione al livello del substrato, dal momento che la molecola donatrice, l'1,3-bisfosfoglicerato, è un substrato ad alto potenziale di trasferimento di un gruppo fosfato.

Come avviene per la esochinasi, anche la fosforilazione di ATP deve avvenire lontano dall'ambiente acquoso per evitare uno spreco di molecole ad alta energia. Per questo motivo la fosfoglicerato chinasi è dotata di una tasca in grado di riparare i substrati dall'ambiente esterno.

L'enzima fosfoglicerato chinasi in conformazione aperta (inattiva) e chiusa (attiva): la forma attiva lega ADP (rosa) nella regione superiore ed il fosfoglicerato (giallo) in quella inferiore
L'enzima fosfoglicerato chinasi in conformazione aperta (inattiva) e chiusa (attiva): la forma attiva lega ADP (rosa) nella regione superiore ed il fosfoglicerato (giallo) in quella inferiore

Reazione 8: fosfoglicerato mutasi

Per approfondire, vedi la voce Fosfoglicerato mutasi.
ΔG'°=+4,4 kJ/mole
ΔG'°=+4,4 kJ/mole
Le ultime tre reazioni della glicolisi consistono nella conversione del 3-fosfoglicerato in piruvato, attraverso una concomitante conversione di un'altra molecola di ADP in ATP.

La prima reazione è un riarrangiamento. La posizione del gruppo fosfato viene cambiata dal carbonio in posizione 3 a quello in posizione 2, attraverso la catalisi della fosfoglicerato mutasi (come le altre mutasi, si tratta di un enzima coinvolto nel riarrangiamento interno delle molecole). La reazione, tuttavia, non consiste in un semplice spostamento.

L'enzima, infatti, lavora innanzitutto come una fosfatasi, rimuovendo il fosfato in posizione 3 da una molecola di 2,3-difosfoglicerato e generando il prodotto 2-fosfoglicerato). Tale fosfato rimane legato ad un residuo di istidina dell'enzima e viene successivamente attaccato alla molecola di 3-fosfoglicerato (il substrato della reazione), che così rigenera il 2,3-difosfoglicerato. L'enzima, dunque, necessita di una notevole quantità di 2,3-difosfoglicerato perché il residuo di istidina, indispensabile per la reazione, sia sempre fosforilato.

L'enzima coinvolto è anch'esso magnesio-dipendente e l'equilibrio è spostato verso destra.

L'enzima fosfoglicerato mutasi presente nel lievito (simile a quello umano) confrontato con quello presente nelle piante ed in molti batteri (che presenta uno ione manganese)
L'enzima fosfoglicerato mutasi presente nel lievito (simile a quello umano) confrontato con quello presente nelle piante ed in molti batteri (che presenta uno ione manganese)

Reazione 9: enolasi

Per approfondire, vedi la voce Enolasi.
ΔG'°=+7,5 kJ/mole
ΔG'°=+7,5 kJ/mole
La penultima reazione è essenzialmente una disidratazione del 2-fosfoglicerato che porta alla formazione di fosfoenolpiruvato, un composto ad alta energia, ed acqua. Questa disidratazione, catalizzata dall'enzima enolasi, innalza notevolmente il potenziale di trasferimento del gruppo fosfato. Se il ΔG°´ di idrolisi di un fosfato legato ad un alcol è infatti di circa - 13 kJ mol-1, quello del fosfoenolpiruvato raggiunge i - 62 kJ mol-1. Tale valore è dovuto alla forte instabilità della forma enolica della molecola, che cessa solo quando essa raggiunge una più stabile forma chetonica (ovvero il piruvato.

L'enolasi è una liasi la cui attività è stimolata da manganese o da magnesio ed è inibita da uno ione fluoruro.

L'enzima enolasi
L'enzima enolasi

Reazione 10: piruvato chinasi

Per approfondire, vedi la voce Piruvato chinasi.
ΔG'°=-31,4 kJ/mole
ΔG'°=-31,4 kJ/mole
Nell'ultima tappa il fosfoenolpiruvato, ad opera della piruvato chinasi, viene anzitutto idrolizzato in enolpiruvato. Il gruppo fosfato viene ceduto ad un ADP per formare ATP. L'energia necessaria alla produzione di ATP proviene dalla conversione dell'enolpiruvato in piruvato, reazione fortemente esoergonica. La forma enolica del piruvato possiede infatti un potenziale energetico alto ma è molto instabile, quindi tramite una tautomeria cheto-enolica, con la dislocazione degli elettroni dall'atomo di ossigeno all'atomo di carbonio, viene trasformato in piruvato.

La piruvato chinasi è un enzima fortemente regolato: il controllo a valle garantisce che l'ATP venga prodotto solo in caso di effettivo bisogno.

Il piruvato è il prodotto finale della glicolisi e, a seconda degli organismi e delle condizioni fisiologiche, può andare incontro a diversi destini.

L'enzima piruvato chinasi in forma inattiva ed attiva: la forma attiva lega molecole regolatorie (in magenta), ioni potassio e magnesio (in verde) nei pressi del sito catalitico (il fosfoenolpiruvato è colorato in giallo)
L'enzima piruvato chinasi in forma inattiva ed attiva: la forma attiva lega molecole regolatorie (in magenta), ioni potassio e magnesio (in verde) nei pressi del sito catalitico (il fosfoenolpiruvato è colorato in giallo)

Ingresso nel pathway di esosi alternativi al glucosio

Sebbene il glucosio sia il monosaccaride più utilizzato dalla glicolisi, anche altri zuccheri possono essere utilizzati dalla via metabolica. Si considerino, ad esempio, gli ingressi nella via glicolitica di altri due glucidi molto abbondanti negli alimenti: il fruttosio ed il galattosio.

Ingresso del fruttosio

La maggior parte del fruttosio ingerito con la dieta è metabolizzato a livello epatico, attraverso il cosiddetto pathway del fruttosio-1-fosfato. L'enzima fruttochinasi, infatti, fosforila il fruttosio, producendo una molecola di fruttosio-1-fosfato. Tale molecola è successivamente convertita in una di diidrossiacetone fosfato, un intermedio della glicolisi, ed una di gliceraldeide, attraverso una specifica aldolasi (la fruttosio-1-fosfato aldolasi). La gliceraldeide viene ulteriormente fosforilata da una chinasi (la trioso chinasi) a diventare gliceraldeide-3-fosfato, che può entrare nel pathway glicolitico assieme al diidrossiacetone fosfato.

Un'altra via per l'ingresso del fruttosio può essere la sua fosforilazione a fruttosio-6-fosfato attraverso l'enzima esochinasi. In ogni caso, l'affinità del glucosio per l'enzima è 20 volte maggiore del fruttosio. Nel fegato viene prodotta una ridottissima quantità di fruttosio-6-fosfato, perché il glucosio che vi si trova è molto più abbondante del fruttosio. Allo stesso modo, il glucosio viene immediatamente intrappolato anche nei muscoli, sempre attraverso la esochinasi. Per que